Il fact-checking della conferenza stampa di inizio anno di Meloni

Abbiamo verificato 18 dichiarazioni fatte dalla presidente del Consiglio, che ha commesso alcuni errori
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
Nella mattinata di venerdì 9 gennaio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto alle domande di 40 giornalisti durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, che – a detta della stessa Meloni – «è ormai è diventata una conferenza stampa di inizio anno». 

Nelle quasi tre ore di conferenza stampa, la leader di Fratelli d’Italia ha parlato di molti temi, dalla politica internazionale all’economia, passando per il mercato del lavoro, l’immigrazione e la denatalità. 

Ma i fatti e i numeri che ha riportato sono stati tutti corretti, oppure la presidente del Consiglio non ha sempre detto la verità? Abbiamo controllato 18 dichiarazioni: qualche errore di Meloni c’è stato.

Il caso Paragon

«La relazione [del Copasir] del giugno 2025 ha escluso che Graphite, cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti»

La dichiarazione di Giorgia Meloni è solo in parte corretta. È vero che la relazione del COPASIR dice di non aver trovato prove che lo spyware Graphite sia stato usato dai servizi segreti italiani contro i giornalisti, ma questo non significa che lo spionaggio sia stato escluso in modo certo e definitivo.

La relazione afferma soltanto che, sulla base delle verifiche fatte, non è stato possibile collegare l’uso di Graphite ai servizi italiani, lasciando aperti dubbi su quando siano avvenute le intrusioni e su un possibile coinvolgimento di soggetti stranieri.

Dire che il COPASIR «ha escluso» lo spionaggio dei giornalisti semplifica quindi troppo una conclusione che, in realtà, è basata sulla mancanza di prove, non su una certezza assoluta.

Trump e la Groenlandia

«Bisogna anche dire che l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump»

Dato che con l’amministrazione Trump le posizioni pubbliche possono cambiare rapidamente ed è necessario attenersi alle dichiarazioni verificabili disponibili in un dato momento, l’affermazione di Meloni non è supportata dai fatti.

Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio non ha escluso pubblicamente l’uso della forza militare, anzi: ha affermato che ogni presidente degli Stati Uniti mantiene sempre anche questa opzione, pur dichiarando una preferenza per soluzioni diplomatiche.

Anche Trump non ha escluso l’ipotesi di un intervento: la Casa Bianca ha parlato di una gamma di opzioni ancora sul tavolo, compresa quella militare, e lo stesso presidente degli Stati Uniti ha insistito sull’importanza strategica della Groenlandia senza negare esplicitamente alcuna possibilità.

L’andamento degli sbarchi

«Abbiamo diminuito di oltre il 60 per cento gli arrivi di immigrati illegali»

Quando si parla di un calo degli arrivi è necessario specificare sempre il periodo considerato e il termine di confronto.

Durante il primo anno del governo Meloni, il numero degli sbarchi di migranti ha continuato a crescere, raggiungendo un picco nell’ottobre 2023. Successivamente c’è stato un calo del 60 per cento, ma da settembre 2024 gli arrivi si sono stabilizzati, tornando su livelli simili a quelli precedenti all’insediamento dell’attuale governo.

I dati più recenti del Ministero dell’Interno confermano questa tendenza: nel 2025 sono sbarcati in Italia oltre 66 mila migranti, lo stesso numero del 2024.
Dunque, la dichiarazione di Meloni è corretta se il confronto è fatto tra il picco di sbarchi raggiunto durante il suo governo e i dati degli ultimi mesi, ma non lo è se il paragone viene fatto con il periodo precedente al suo insediamento, dato che nel 2025 gli arrivi sono tornati su livelli simili a quelli di allora.
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La data del referendum sulla giustizia

«A norma di legge noi dobbiamo dare una data [del referendum sulla giustizia] entro il 17 gennaio»

Abbiamo spiegato in un altro articolo perché non è ancora stata fissata la data del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. 

In breve: è vero che una lettura della legge consentirebbe al governo di fissare la data del referendum entro il 17 gennaio, ma non esiste un obbligo giuridico stringente a farlo. In base a un’altra interpretazione della legge, altrettanto legittima e coerente con la prassi consolidata nel tempo, il governo potrebbe attendere un’altra scadenza, fissata al 30 gennaio, per la presentazione di tutte le richieste di referendum, e poi fissare la data del referendum.

La revisione delle stime di crescita

«Di recente sono state riviste al rialzo le stime della crescita del 2023, dallo 0,7 all’1 per cento»

È corretto: lo scorso settembre l’ISTAT ha annunciato che, in base ai nuovi dati disponibili, nel 2023 il Prodotto interno lordo (PIL) italiano è cresciuto dell’1 per cento rispetto al 2022, e non dello 0,7 per cento, come stimato in precedenza. La crescita del 2024, stimata del +0,7 per cento, è stata invece confermata. 

Il calo della dispersione scolastica

«Quando noi ci siamo insediati la percentuale di dispersione scolastica in Italia era dell’11,5 per cento. Oggi è all’8,7 per cento»

Qui Meloni sembra mischiare due indicatori diversi. 

Quando si parla di dispersione scolastica ci si riferisce in genere all’indicatore sugli abbandoni precoci, cioè alla quota di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la terza media e non sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione. Secondo Eurostat, nel 2022 – il governo Meloni si è insediato a ottobre di quell’anno – l’11,5 per cento dei cittadini in Italia tra i 18 e i 24 anni di età aveva al massimo la terza media e non era inserito in un percorso di istruzione e formazione. Nel 2024 – ultimo anno per cui sono disponibili i dati – questa percentuale è scesa al 9,8 per cento.

Molto probabilmente, quando cita la percentuale dell’8,7 per cento, la presidente del Consiglio si riferisce alla cosiddetta “dispersione scolastica implicita”, che misura la quota di studenti che restano formalmente a scuola ma non raggiungono le competenze di base in italiano o matematica secondo le prove standardizzate. 

Secondo il rapporto delle prove INVALSI più recente, nel 2025 l’8,7 per cento degli studenti all’ultimo anno delle scuole superiori si trova in condizione di dispersione scolastica implicita. Questa percentuale è simile a quella del 2023, ma è in aumento di 2,1 punti percentuali rispetto al 2024. «Si tratta di un dato non ancora allarmante ma che, di certo, deve far riflettere e far mantenere alta l’attenzione. Sarà importante monitorare l’evoluzione nei prossimi anni per comprendere se tale oscillazione rappresenti una fase transitoria», si legge nel rapporto.

La ripresa dei salari

«Noi abbiamo nei decenni precedenti assistito a una progressiva erosione dei salari italiani, e questi salari hanno ripreso a crescere più dell’inflazione sotto questo governo e segnatamente nell’ottobre del 2023»

Questa è una dichiarazione che la presidente del Consiglio ha ripetuto in molte occasioni negli scorsi mesi. 

Quando dice che i salari sono tornati a crescere più dell’inflazione a partire da ottobre 2023, fa riferimento alle “retribuzioni contrattuali orarie”. Stiamo parlando delle retribuzioni fissate dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), cioè dei salari orari stabiliti dalle tabelle contrattuali per ciascun settore, riferiti ai dipendenti esclusi i dirigenti e al netto di alcune voci, come gli straordinari e i premi aziendali.

È vero che tra il 2024 e il 2025 queste retribuzioni sono in media cresciute di più dei prezzi al consumo, anche se non abbastanza per colmare il divario creatosi con il forte aumento dell’inflazione iniziato nel 2021. Aumenti di questo tipo, però, c’erano stati anche con governi precedenti.

Le politiche sull’immigrazione

La solidità del governo

«Siamo il governo più solido [tra i grandi Paesi europei]»

Meloni ha ragione: stando ai sondaggi, i partiti che sostengono il suo governo godono dei consensi più ampi tra i partiti che governano negli altri principali Paesi Ue. 

Giustizia e programma di governo

«[Sulla riforma della giustizia] Noi abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel nostro programma»

È vero: il programma presentato in vista delle elezioni politiche del 2022 dai partiti che sostengono il governo Meloni prometteva la «riforma della giustizia e dell’ordinamento giudiziario», con la «separazione delle carriere» dei magistrati e la «riforma del Consiglio superiore della magistratura (CSM)».

I soldi in più per l’agricoltura

«Abbiamo avviato una trattativa che riguarda il tema del bilancio europeo da dedicare alla PAC, sul quale c’è stato molto dibattito e molte contestazioni in passato. E siamo riusciti a ottenere un impegno dalla Commissione europea ad anticipare dal 2031 al 2028 la possibilità di utilizzare per l’agricoltura altri 45 miliardi di euro»

La dichiarazione è nel complesso corretta, ma va precisata. La Commissione europea ha infatti proposto di consentire agli Stati membri di usare già dal 2028 circa 45 miliardi di euro del bilancio dell’Ue che, secondo le regole ordinarie, sarebbero state disponibili solo dal 2031. 

Si tratta però di fondi già inclusi nel bilancio complessivo della Politica agricola comune (PAC), che non aumentano il totale delle risorse destinate all’agricoltura ma ne anticipano soltanto la possibilità di utilizzo.

La riforma del CSM

«Quello che facciamo noi è togliere al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Consiglio superiore della magistratura (CSM)»

In questo caso Meloni ha ragione solo in parte. 

La riforma sulla separazione delle carriere cambia il funzionamento del CSM, che viene diviso in due organi distinti – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – e introduce il sorteggio come metodo di selezione dei componenti. 

Se la riforma sarà confermata dal referendum, il Parlamento non eleggerà più direttamente i cosiddetti “membri laici” del CSM (cioè i componenti non magistrati) come avviene oggi. Ma manterrà un ruolo nella fase precedente, perché continuerà a votare per formare l’elenco di professori e avvocati da cui poi i componenti saranno estratti a sorte. 

In sostanza, quindi, al Parlamento viene tolta la scelta finale sui singoli membri del CSM, ma non ogni possibilità di intervenire nel processo.

Come cambia l’età per la pensione

«In Italia esiste una legge che impone ogni tre anni di adeguare l’età pensionabile all’aspettiva di vita […]. Se noi non fossimo intervenuti come siamo intervenuti in legge di Bilancio, nel 2027 l’età pensionabile sarebbe aumentata di tre mesi. Quindi noi siamo intervenuti per limitare questa previsione automatica, portando questi tre mesi a un mese, e a zero per i lavoratori usuranti»

Quello che dice Meloni è corretto. In Italia esiste effettivamente un meccanismo automatico che adegua periodicamente l’età pensionabile all’aumento della speranza di vita e, senza interventi, dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia sarebbe aumentata di tre mesi. 

Con la legge di Bilancio il governo è intervenuto per limitare questo aumento a un solo mese nel 2027, rinviando l’aumento pieno al 2028 ed escludendo alcune categorie di lavoratori usuranti o gravosi.

L’IVA sui pannolini

«Nel 2022 l’IVA sui pannolini era al 22 per cento, oggi è al 10 per cento. L’abbiamo aumentata o l’abbiamo diminuita? […]. Dopodiché è vero che inizialmente l’avevamo portata addirittura al 5 per cento, perché volevamo abbassare il prezzo di questi prodotti. Abbiamo visto che purtroppo il prezzo non cambiava perché il beneficio andava soprattutto alla grande distribuzione, e l’abbiamo portata al 10 per cento. Ma non si può dire che abbiamo aumentato l’IVA sui pannolini, perché l’abbiamo fatta scendere di 12 punti»

Questa ricostruzione è corretta. Con la legge di Bilancio per il 2023, il governo Meloni ha ridotto dal 22 al 5 per cento l’aliquota IVA sui pannolini e altri prodotti per la prima infanzia. Un anno dopo, però, con la legge di Bilancio per il 2024, l’IVA è stata portata al 10 per cento, e il governo ha motivato questa scelta sostenendo che il taglio al 5 per cento non aveva prodotto una riduzione significativa dei prezzi per i consumatori, perché il beneficio si era concentrato soprattutto sulla grande distribuzione.

Chi emigra all’estero

«Noi parliamo sempre di “fuga dei cervelli”, cioè ritenendo che chi se ne va siano quelli che hanno una formazione più alta. Noi abbiamo in Italia il 31 per cento di laureati. Se lei va a guardare questi dati, i laureati tra coloro che se ne vanno sono circa il 35 per cento, quindi siamo in linea. Se ne vanno persone di alta formazione, se ne vanno persone di bassa formazione: è spalmato» 

Il confronto proposto dalla presidente del Consiglio è fuorviante. 

Secondo Eurostat, nel 2024 il 20,4 per cento della popolazione tra i 25 e i 74 anni la percentuale era laureata. Il 31 per cento citato da Meloni corrisponde invece alla percentuale di laureati tra i 25 e i 34 anni (il 31,6 per cento, a essere precisi).

Ma come mostra il report sulle migrazioni dell’ISTAT più recente, tra i giovani italiani che emigrano all’estero la percentuale di laureati è molto più alta, arrivando a circa la metà nella fascia 25-34 anni, quindi ben superiore sia al 31 per cento dei laureati residenti sia al 35 per cento citato da Meloni. Questo significa che chi lascia l’Italia è mediamente più istruito della popolazione di riferimento.

Quanti tornano in Italia

«Siamo sotto al 50 per cento di ritorno di chi emigra»

La percentuale citata da Meloni è nel complesso confermata dai numeri. Dai dati del report ISTAT emerge infatti che, ricostruendo il “ritorno” come rapporto tra rimpatri ed espatri dei cittadini italiani, nella maggior parte dei periodi considerati il tasso di rientro resta sotto il 50 per cento.
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Immigrati e natalità

«Spesso noi citiamo l’immigrazione come strumento per risolvere il problema della denatalità. Gli immigrati, i nati di seconda generazione, sono diminuiti in Italia dagli 80 mila del 2012 ai 50 mila del 2023, nonostante sia aumentata la popolazione immigrata»

Senza entrare nel merito dell’importanza dell’immigrazione per contrastare la denatalità, nel 2024 i bambini stranieri nati in Italia sono stati oltre 50 mila. Nel 2012 erano stati quasi 80 mila. I numeri citati da Meloni, quindi, tornano. 

L’andamento dell’inflazione

«L’inflazione è attualmente all’1,5 per cento»

La dichiarazione è corretta. Secondo i dati ufficiali di ISTAT, nel 2025 i prezzi al consumo in Italia sono aumentati in media dell’1,5 per cento rispetto all’anno precedente. La presidente del Consiglio, però, non dice che si tratta di un valore in aumento rispetto al 2024, quando l’inflazione era stata pari all’1 per cento.

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