Perché non c’è ancora la data del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati

Dipende da come il governo voglia interpretare le regole, che non sono così chiare
ANSA/FABIO FRUSTACI
ANSA/FABIO FRUSTACI
Sono passati quasi tre mesi da quando il Parlamento ha approvato la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, ma non si conosce ancora la data del referendum che dovrà confermarla o bocciarla.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ribadito più volte che il voto si sarebbe tenuto entro marzo 2026, ma la conferma ufficiale del governo non è ancora arrivata. Fonti del Ministero della Giustizia hanno confermato a Pagella Politica che al momento non è stata fissata una riunione del Consiglio dei ministri per stabilire la data del referendum.

Questa incertezza è dovuta alle diverse interpretazioni che si possono dare alle norme che regolano le tempistiche dei referendum.

Che cosa dice la Costituzione

In base all’articolo 138 della Costituzione, per essere approvata, una riforma costituzionale deve ottenere il via libera della Camera e del Senato due volte, con lo stesso testo e a distanza di almeno tre mesi tra le votazioni. Se nelle seconde votazioni la riforma viene approvata senza ricevere il voto favorevole dei due terzi dei parlamentari, può essere chiesto un referendum per confermarla. 

È quanto avvenuto con la riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati, che vuole introdurre in Costituzione una netta divisione tra le carriere dei magistrati giudicanti (i giudici) e quelli requirenti (i pubblici ministeri). La riforma è stata approvata definitivamente dal Senato il 30 ottobre e lo stesso giorno è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale. Come previsto dalla Costituzione, da quella data è iniziato il periodo di tre mesi entro cui devono essere presentate le richieste di referendum, e che quindi terminerà il prossimo 30 gennaio.

L’organizzazione di un referendum per confermare o bocciare una riforma costituzionale può essere richiesta da un quinto dei componenti della Camera o del Senato, da cinquecentomila elettori oppure da cinque Consigli regionali. 

Lo scorso 18 novembre, la Corte di cassazione ha accolto le richieste per organizzare il referendum presentate da parlamentari dei partiti della maggioranza e dell’opposizione. Ed è stato stabilito anche quale sarà il quesito su cui dovranno esprimersi i cittadini.

Che cosa dice la legge

In base all’articolo 15 della legge del 1970 che regola l’organizzazione dei referendum, il presidente della Repubblica – su proposta del Consiglio dei ministri, quindi del governo – può fissare la data di un referendum costituzionale entro 60 giorni dalla decisione della Cassazione. Questa data può cadere tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo alla data del decreto con cui il presidente della Repubblica ha stabilito l’organizzazione del referendum.

Dunque, dato che la Corte di cassazione si è espressa lo scorso 18 novembre, in base a una prima lettura il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia dovrebbe essere indetto entro il 17 gennaio, e che la sua data dovrebbe essere fissata tra l’8 e il 28 marzo 2026. 

In realtà, le cose non sono così semplici, perché la legge sui referendum può essere interpretata in un altro modo.

Lo scorso 22 dicembre è iniziata un’altra raccolta firme per organizzare un referendum costituzionale, questa volta promossa da un comitato di 15 cittadini. Al 7 gennaio, sono state raccolte oltre 245 mila firme, quasi la metà delle 500 mila necessarie per presentare la richiesta di referendum entro il 30 gennaio, giorno ultimo disponibile.

Una volta terminata la raccolta, anche queste firme – come già fatto con quelle dei parlamentari – dovranno essere esaminate ed eventualmente convalidate dalla Cassazione. E il governo dovrebbe attendere altro tempo per fissare la data ufficiale del referendum, cosa che però potrebbe comunque già fare prima. Dal canto suo, il comitato promotore della raccolta firme si è detto pronto a fare ricorso se il governo dovesse stabilire la data del referendum sulla giustizia prima della scadenza del 30 gennaio.

Una prassi consolidata

Alcuni esperti hanno confermato a Pagella Politica che entrambe le interpretazioni della legge sono legittime. 

«Il governo potrebbe già fissare la data del referendum, visto che la Cassazione ha approvato le prime richieste a novembre, ma potrebbe anche attendere il 30 gennaio, che è il termine ultimo per raccogliere tutte le eventuali altre richieste», ha spiegato a Pagella Politica Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre. La stessa opinione è condivisa da Salvatore Curreri, professore di Diritto pubblico all’Università Kore di Enna. 

Allo stesso tempo, però, Celotto e Curreri sono concordi nel fatto che attendere la data del 30 gennaio è più in linea con le regole stabilite dalla Costituzione e con la prassi consolidata in questi anni. «La Costituzione prevede espressamente tre mesi di tempo per raccogliere le eventuali richieste di referendum e, dunque, sarebbe bene che il governo aspettasse questa scadenza per fissare la data della consultazione e dare a tutti i cittadini la garanzia di presentare la propria richiesta», ha detto Curreri a Pagella Politica

Celotto ha aggiunto che attendere la fine del tempo previsto dalla Costituzione per le richieste di referendum è una prassi consolidatasi sin dal referendum costituzionale – il primo della storia repubblicana – con cui nel 2001 fu approvata la riforma del Titolo V della Costituzione. All’epoca, il testo della riforma era stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 12 marzo 2001 e il termine ultimo per presentare le richieste di referendum era il 12 giugno. In seguito, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva firmato, su proposta del secondo governo Berlusconi, il decreto di indizione del referendum costituzionale il 3 agosto 2001, diversi mesi dopo la scadenza per la presentazione delle raccolte di referendum. 

Secondo le verifiche di Pagella Politica, lo stesso è avvenuto in occasione degli altri tre referendum costituzionali che si sono tenuti finora in Italia: il referendum del 25 e 26 giugno 2006 sulla riforma costituzionale promossa dal secondo governo Berlusconi; quello del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale promossa dal governo di Matteo Renzi; e quello del 20 e 21 settembre 2020 sulla riforma del taglio dei parlamentari. 

Ricapitolando: a quasi tre mesi dal via libera della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati non è ancora stata fissata la data del referendum popolare per confermarla. Dietro a questa incertezza ci sono due interpretazioni diverse delle regole sull’organizzazione dei referendum. 

A Natale tutti più buoni. Il resto dell’anno? Meglio più informati.

Regala un anno della nostra membership. Chi lo riceverà avrà accesso a:

• le guide sui temi del momento;
• la newsletter quotidiana con le notizie più importanti sulla politica;
• gli articoli esclusivi e all’archivio;
• un canale diretto di comunicazione con la redazione.
REGALA UN ABBONAMENTO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli