Perché quest’anno i soldi della Carta del Docente sono meno e in ritardo

Abbiamo parlato con esponenti del governo e delle opposizioni per fare chiarezza sul bonus per gli insegnanti, sul quale è nata una polemica
ANSA
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Negli ultimi giorni si è tornati a discutere della cosiddetta “Carta del Docente”. La gestione da parte del governo Meloni di questa misura, introdotta nel 2015 dal governo di Matteo Renzi per sostenere la formazione e l’aggiornamento professionale degli insegnanti, è stata oggetto di critiche nel mondo politico e della scuola. Le contestazioni hanno riguardato soprattutto la riduzione dell’importo del bonus e i ritardi nella sua erogazione.

Il 5 marzo il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato la riattivazione della Carta per l’anno scolastico in corso. Quest’anno però la misura presenta alcune novità: non è più riservata solo ai docenti di ruolo, ma è stata estesa anche a una parte degli insegnanti con contratto a tempo determinato. Due giorni dopo l’annuncio, in un post su X, Renzi ha scritto che quest’anno «grazie al governo Meloni la Carta del docente non vale più 500 euro ma 383 euro», criticando il governo per la riduzione del bonus. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha quindi risposto alle critiche mosse da Renzi, rivendicando l’estensione della Carta del docente a «253 mila insegnanti precari finora esclusi» e l’ampliamento delle spese che è possibile coprire con il bonus.

È emerso così uno scontro politico che in realtà va avanti da mesi. Secondo il governo si tratta di una redistribuzione più equa delle risorse, mentre per diversi esponenti dell’opposizione questo si traduce di fatto in meno fondi a disposizione degli insegnanti per la formazione e l’aggiornamento professionale.

L’esclusione dei precari

La Carta del Docente è stata introdotta nel 2015 con la cosiddetta “Buona scuola”, la riforma del sistema scolastico approvata durante il governo Renzi. Tra le varie misure la riforma prevedeva anche una «Carta elettronica» con l’obiettivo di «sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali». Il bonus era destinato esclusivamente agli insegnanti di ruolo, indipendentemente dall’ordine e dal grado della scuola in cui insegnavano.

La Carta del Docente aveva un importo fisso di 500 euro per ogni anno scolastico e poteva essere utilizzata per coprire varie spese legate all’attività professionale degli insegnanti. Con questo bonus i docenti potevano comprare libri e riviste (anche in formato digitale), partecipare a corsi di formazione e di aggiornamento professionale, acquistare hardware e software, ma anche biglietti per mostre, musei, eventi culturali e spettacoli dal vivo. Per sostenere queste spese, il governo Renzi aveva stanziato circa 380 milioni di euro all’anno.

In origine, come detto, il bonus era riservato solo agli insegnanti di ruolo ed escludeva quindi tutti i docenti con contratto a tempo determinato. Negli anni però questa scelta è stata oggetto di diversi ricorsi in tribunale e ha portato a diverse sentenze a favore dei docenti precari. In particolare, una sentenza della Corte di Cassazione del 2023 ha riconosciuto anche agli insegnanti con supplenze annuali o che durano fino al termine delle lezioni il diritto di accedere alla Carta del Docente.

Più beneficiari, con meno soldi

Per circa dieci anni le caratteristiche principali della Carta del Docente sono rimaste sostanzialmente le stesse. Quest’anno però la misura presenta alcune novità rilevanti, introdotte da alcuni provvedimenti voluti dal governo Meloni che hanno modificato certi aspetti della riforma del sistema scolastico attuata dal governo Renzi.

La principale novità riguarda la platea dei beneficiari. Dando seguito alle sentenze dei tribunali, il bonus non è più riservato soltanto ai docenti di ruolo, ma è stato esteso anche a una parte degli insegnanti con contratto a tempo determinato. In particolare, possono accedervi i docenti precari con un contratto di supplenza annuale fino al 31 agosto oppure fino al termine delle attività didattiche, fissato al 30 giugno. Secondo le stime del Ministero dell’Istruzione e del Merito, questo ampliamento riguarda oltre 200 mila docenti in più rispetto all’anno scorso e circa 250 mila in più rispetto alla platea originaria prevista al momento dell’introduzione della Carta del Docente dieci anni fa. In totale i beneficiari della misura superano così il milione di insegnanti.

Nonostante l’aumento delle persone che possono accedere al bonus, le risorse complessive previste dalla legge non sono aumentate. Questo si è tradotto in una riduzione dell’importo a disposizione di ciascun insegnante. Infatti, stando alle nuove regole del governo, da quest’anno scolastico per la prima volta il Ministero dell’Istruzione e del Merito, insieme a quello dell’Economia e delle Finanze, doveva stabilire (art. 1, comma 121) entro la fine di gennaio non solo i criteri e le modalità di assegnazione della Carta ma soprattutto l’importo del bonus, determinato «sulla base del numero dei docenti e del personale educativo» e delle risorse disponibili.

In pratica l’importo non è più fisso, come in precedenza, ma può variare di anno in anno, con un tetto massimo di 500 euro per ciascun anno scolastico. Poiché le risorse stanziate dalla legge che regola la Carta del Docente sono rimaste quelle previste nel 2015 – cioè poco più di 380 milioni di euro all’anno – e la platea dei beneficiari è aumentata, l’importo per ciascun insegnante è diminuito: dai 500 euro previsti fino allo scorso anno scolastico si è passati a poco più di 380 euro per docente.

Che cosa cambia nelle spese

Oltre alla riduzione dell’importo, sono cambiate anche alcune regole sulle spese che possono essere coperte con il bonus. Da quest’anno la Carta del Docente può essere utilizzata pure per coprire spese di trasporto, come gli abbonamenti ai mezzi pubblici, e per l’acquisto di strumenti musicali. L’acquisto di hardware invece è stato limitato: ogni insegnante può comprare dispositivi informatici una volta ogni quattro anni. 

La sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia) ha spiegato a Pagella Politica che la scelta nasce dal fatto che la Carta del Docente «nel tempo è stata prevalentemente utilizzata soprattutto per l’acquisto di hardware», mentre l’obiettivo del governo è «rafforzarne la finalità formativa, mantenendo comunque la possibilità di accesso agli strumenti tecnologici». L’intenzione del ministero è favorire l’acquisto di dispositivi digitali direttamente da parte delle scuole. A questo scopo sono stati destinati 281 milioni di euro di fondi europei, utilizzabili anche per computer e tablet da concedere ai docenti in comodato d’uso. «In questo modo introduciamo una dimensione più strutturale e condivisa, collegata ai piani formativi delle istituzioni scolastiche», ha spiegato Frassinetti.

Le polemiche sull’importo

Dopo l’annuncio del ministero, le critiche dell’opposizione si sono concentrate soprattutto sulla riduzione dell’importo della Carta del Docente. In particolare, è stato contestato il fatto che l’estensione della misura a una platea più ampia di beneficiari non sia stata accompagnata da un aumento delle risorse complessive, con il risultato di ridurre le somme a disposizione di ciascun insegnante per la propria formazione.

Il 6 marzo, in un post su Facebook, il deputato del Movimento 5 Stelle Antonio Caso ha accusato il governo di far «pagare agli insegnanti il conto della propria incapacità». A suo dire, l’estensione della misura anche a una parte dei precari è una scelta giusta, ma senza risorse aggiuntive il governo «scarica il costo sugli stessi docenti», mentre il prezzo degli strumenti utili alla formazione professionale continua a salire. 

Sulla stessa linea si è espressa anche la deputata di Alleanza Verdi-Sinistra Elisabetta Piccolotti, secondo cui la riduzione dell’importo manda «un messaggio chiarissimo» da parte del governo: «gli insegnanti sono l’ultima delle priorità». Allo stesso tempo Piccolotti ha criticato la stessa Carta del Docente, definendola uno «strumento sbagliato e mal concepito», ma ribadendo che «tagliare ciò che serve alla formazione significa svalutare la professione».

«Le polemiche sulla Carta del Docente sono del tutto strumentali», ha risposto Frassinetti a Pagella Politica, ricordando che quando fu istituita «escludeva inspiegabilmente tutti i docenti precari». «Questo governo è stato il primo a intervenire in modo strutturale per sanare quella disparità», ha aggiunto la sottosegretaria, sostenendo che sia «paradossale che chi per anni non è intervenuto oggi critichi i tempi di attuazione». Secondo Frassinetti la direzione del governo è chiara: «Più equità nel riconoscimento dei diritti dei docenti e più investimenti nella formazione del personale scolastico», grazie ai più di 280 milioni di euro di fondi destinati alle scuole.

I presunti ritardi nell’attivazione

Oltre alla riduzione dell’importo, la Carta del Docente ha suscitato polemiche anche per i tempi di attivazione. Negli anni passati il bonus veniva accreditato di solito all’inizio dell’anno scolastico, tra settembre e ottobre. Quest’anno, invece, la piattaforma attraverso cui gli insegnanti possono utilizzare i soldi della misura è stata attivata solo il 9 marzo, circa sei mesi dopo l’inizio delle lezioni. I critici hanno così accusato il governo di non aver fornito informazioni chiare su quando il bonus sarebbe stato disponibile.

In risposta a un’interrogazione parlamentare, a inizio dicembre Frassinetti aveva dichiarato che «non sussistono ritardi né impedimenti di natura amministrativa nell’erogazione o nell’utilizzo della Carta del docente». La sottosegretaria aveva spiegato che l’estensione della misura a una platea più ampia di beneficiari richiedeva «per sua natura» un cambiamento nelle «tempistiche di attribuzione» della Carta. Secondo Frassinetti, i tempi più lunghi dipendono dal fatto che la misura può essere assegnata solo dopo aver individuato l’intera platea dei beneficiari. Per questo è necessario attendere l’assegnazione dei supplenti, il cui termine ultimo è fissato per legge al 31 dicembre di ogni anno.

La spiegazione però non ha convinto le opposizioni. La deputata del Partito Democratico Irene Manzi, che ha presentato diverse interrogazioni parlamentari sul tema, ha raccontato a Pagella Politica di essere stata contattata negli scorsi mesi da molti insegnanti che si chiedevano «che fine avessero fatto i soldi della Carta del Docente previsti per questo anno scolastico». Per settimane, infatti, gli insegnanti hanno provato ad accedere alla piattaforma senza riuscirci e nella pagina non era presente alcuna spiegazione o informazione.

Secondo Manzi «il ritardo è stato molto ampio e difficilmente giustificabile» perché, a suo dire, il numero dei docenti precari è prevedibile ogni anno, almeno in modo approssimativo. «Quando è stata introdotta la norma si sarebbe dovuta fare almeno una stima orientativa della possibile platea dei beneficiari, ma così non è stato e il governo ha deciso di procedere in modo improvvisato», ha aggiunto.

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