Dietro il caso sulla serie di Zerocalcare, un gruppo di giovani che vuole fondare un sindacato degli animatori

Abbiamo parlato con i fondatori di UNITA, l’associazione del settore che è nata un anno fa per «una realtà lavorativa più giusta, soddisfacente e sostenibile»
Pagella Politica
Dietro la vicenda della nuova serie animata di Zerocalcare, che in queste ore è diventata un caso politico, c’è quella di un gruppo di giovani molto determinati che ha un obiettivo inedito, in tempi di sfiducia verso i modi tradizionali della politica: fondare un nuovo sindacato che si occupi della propria categoria professionale, quella dei lavoratori nel settore dell’animazione. 

Mattia Monteduro, 27 anni, fiorentino, è cofondatore insieme a Nicola Gualtieri di UNITA, l’Unione Italiana Animatori, il cui profilo Instagram ha fatto partire il caso. «Sono un animatore e lavoro in questo settore da cinque anni sia in Italia che all’estero, in Irlanda e in Francia. Al momento lavoro soprattutto con l’Irlanda, perché in Italia le condizioni sono tremende». 

La spinta a fare qualcosa per migliorare le condizioni lavorative del settore dell’animazione gli è venuta dalla sua esperienza personale. In una delle sue prime esperienze per una importante studio di animazione italiano gli era richiesto di lavorare «sabato e domenica, più di cinquanta ore settimanali», con ricadute sul suo benessere psicologico. «Facendo le mie ricerche ho trovato ACTA, che si occupa dei diritti dei freelance». E di lì a poco si è reso conto che il suo caso coincideva con la descrizione di una falsa partita IVA, ovvero un lavoratore formalmente autonomo a cui però vengono richieste prestazioni da dipendente.

Il suo non era certo un caso isolato, nel settore dell’animazione. «Ho testimonianze di gente che lavorava dall’ospedale, che non va in ferie da quando ha cominciato a lavorare», dice Monteduro. E così, un paio di anni fa, insieme a un amico e collega ha deciso di cominciare a lavorare sui diritti dei lavoratori del settore.

Un sindacato su Instagram

Monteduro non ha paura di usare una parola che sembra distante dal lessico dei giovani: «Noi ora non siamo un sindacato, ma il nostro obiettivo è quello. Nelle ultime settimane stiamo cercando di registrarci come un sindacato indipendente», aggiunge Monteduro. In passato ha collaborato con la CISL, con la quale ha avuto la possibilità di partecipare ai tavoli per il rinnovo del contratto nazionale dell’audiovisivo, insieme a realtà simili in altri settori, come le produzioni audio.

Un’esperienza molto positiva, ammette senza difficoltà, ma dopo la conclusione della contrattazione, nell’estate del 2025, i sindacati tradizionali sono sembrati meno interessati a continuare l’interlocuzione. La cautela e la pazienza di un sindacato nazionale, abituato a interloquire con i livelli più alti della politica e a muoversi soppesando tutte le mosse, pare lontana dai modi di comunicazione e dai tempi rapidi dei social network, il mondo in cui ha scelto di muoversi UNITA.

Il 2 giugno 2025 è nata la pagina Instagram. Da allora, il profilo pubblico è stato il suo principale canale di comunicazione con l’esterno, mentre le discussioni interne sono organizzate tramite la piattaforma Discord, che nel momento in cui scriviamo ha oltre 600 membri (UNITA ha creato solo oggi, lunedì 1° giugno, un normale account di posta elettronica: in precedenza aveva solo una PEC). La partecipazione varia a seconda dei periodi – e naturalmente negli ultimi giorni è in grande crescita – ma secondo Monteduro circa la metà degli iscritti al server, dunque intorno a trecento persone, segue le attività con una certa continuità. 

Il coordinamento è affidato a un gruppo ristretto, che è oscillato nel tempo tra le cinque e le due persone, e oggi ne conta tre. Secondo Monteduro, UNITA è oggi «l’unione più grande in Europa» dei lavoratori nel settore dell’animazione.
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Mattia Monteduro (a sinistra) e Nicola Gualtieri, fondatori di UNITA

«È il momento di unirci»

Il primo contenuto pubblicato dalla pagina Instagram è comparso quasi esattamente un anno fa, lo stesso giorno della creazione della pagina, il 2 giugno 2025. «Lavori nel campo dell’animazione digitale in Italia? Non sei solo», si legge. «È il momento di unirci». Il post proseguiva dichiarando di voler costruire «una realtà lavorativa più giusta, soddisfacente e sostenibile». C’è un forte appello all’unità e a «fare rumore».

Chi lavora nell’animazione si occupa di “far muovere” una serie animata di fotogramma in fotogramma: per decenni si è fatto manualmente, disegnando su enormi quantità di fogli di carta, mentre oggi si fa digitalmente, usando diversi programmi. È un mondo ricco e complesso, con diverse scuole artistiche (francese, americana, giapponese…). 

Oltre alle serie interamente animate (come i cartoon), gli animatori lavorano anche con altre tecniche e mezzi, come l’animazione realistica (ad esempio per “muovere” una figura realizzata in computer grafica all’interno di un film non di animazione) o la stop motion, che utilizza pupazzi. Oggi in Italia esistono una quarantina di studi di animazione principali. A gennaio 2025 la presidente di Cartoon Italia, associazione di categoria che riunisce i produttori, stimava le dimensioni del comparto in circa seimila occupati e ottanta aziende.

UNITA ha creato una guida per orientarsi tra i contratti di lavoro, che spiega ad esempio la differenza tra chi opera con una partita IVA e chi ha un contratto di lavoro subordinato. Il risultato è un sito che spiega concetti di base del diritto del lavoro con lo stile grafico e il linguaggio dei social network, alternando meme ironici e riferimenti legislativi molto specifici («Avete mai sentito parlare dell’articolo 69-bis del D.Lgs. 276/2003?»).
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L’immagine pubblicata sul profilo Instagram di Unita per promuovere la guida sui contratti di lavoro, 19 giugno 2025.
Come dimostra il caso degli ultimi giorni, oltre all’informazione utile per i giovani professionisti UNITA ha sempre avuto intenti più battaglieri e non si è tirata indietro dal confronto diretto con le realtà del settore. Pochi giorni prima che nascesse il caso di Zerocalcare, UNITA ha lanciato un questionario per raccogliere segnalazioni di situazioni lavorative irregolari, con opzioni come “falsa partita IVA”, “paga sotto i minimi sindacali” o “ferie negate”, elencando una quarantina di nomi di studi attivi in Italia. Già a poche settimane dal lancio, un post Instagram invitava a lasciare recensioni degli studi di animazione italiani nello spazio Discord.

Il prossimo passo, per UNITA, è «strutturarci internamente», dichiara Monteduro. «Lo avremmo fatto in questi giorni, se non fosse successo questo putiferio… vogliamo iniziare a parlare di tesseramenti». Anche perché il settore, in Italia, ne avrebbe urgente bisogno, prosegue Monteduro: la situazione è «disastrosa e imbarazzante. Siamo conosciuti in Europa ma anche negli Stati Uniti per le nostre produzioni di altissima qualità», e allo stesso tempo «ci si affida a noi perché la qualità è altissima e il costo è ridicolo. La paga mensile di un animatore in Italia è di 1.400 euro in media, mentre all’estero, come in Irlanda, difficilmente si va sotto i tremila».

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