Qualche giorno fa la Commissione europea ha pubblicato una proposta di modifica dell’Emissions Trading System, più noto con la sigla ETS. Si tratta del principale strumento utilizzato dall’Unione europea per regolare le quote di emissione di gas serra, obbligando le centrali elettriche e le fabbriche più inquinanti a pagare per l’anidride carbonica (CO2) che emettono.
In breve, l’ETS obbliga le imprese coinvolte a ottenere un permesso per ogni tonnellata di gas serra che immettono nell’atmosfera. Questi permessi hanno un prezzo e possono essere comprati e venduti. In questo modo, per un’impresa continuare a inquinare diventa progressivamente più costoso, mentre investire in tecnologie meno inquinanti può diventare economicamente conveniente.
Tra i motivi della revisione ci sono i costi crescenti dei permessi per le emissioni inquinanti e la loro volatilità. Dal 2020 al 2026, infatti, il prezzo è aumentato e diminuito vertiginosamente, passando da circa 15 euro per ogni quota a più di 100 euro. Una spesa che per le industrie sta diventando sempre più onerosa e che ha portato alcuni Stati membri a chiedere un allentamento dei vincoli del sistema.
In breve, l’ETS obbliga le imprese coinvolte a ottenere un permesso per ogni tonnellata di gas serra che immettono nell’atmosfera. Questi permessi hanno un prezzo e possono essere comprati e venduti. In questo modo, per un’impresa continuare a inquinare diventa progressivamente più costoso, mentre investire in tecnologie meno inquinanti può diventare economicamente conveniente.
Tra i motivi della revisione ci sono i costi crescenti dei permessi per le emissioni inquinanti e la loro volatilità. Dal 2020 al 2026, infatti, il prezzo è aumentato e diminuito vertiginosamente, passando da circa 15 euro per ogni quota a più di 100 euro. Una spesa che per le industrie sta diventando sempre più onerosa e che ha portato alcuni Stati membri a chiedere un allentamento dei vincoli del sistema.