La tessera elettorale italiana è un’eccezione nell’UE

Il governo ha annunciato che sarà digitalizzata. Intanto, siamo ancora gli unici a obbligare i cittadini a conservarla e riutilizzarla nel tempo
ANSA
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Il 25 settembre il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha annunciato che dalle prossime elezioni, previste per il 2027, gli italiani potranno presentarsi al seggio con la tessera elettorale digitale, in alternativa a quella cartacea. «Questa è una semplificazione importante per i cittadini», ha detto Zangrillo in occasione di un convegno a Genova. «Con la tessera elettorale digitale basta che ci ricordiamo di portarci dietro lo smartphone e possiamo andare a votare tranquilli».

Come vedremo, in realtà, la possibilità di digitalizzare la tessera è stata introdotta per legge già nei mesi scorsi. Al governo tocca adesso il compito di definire le caratteristiche tecniche e le modalità di utilizzo al seggio. Non si tratta comunque di un voto elettronico, perché per votare l’elettore dovrà andare alle urne e usare la scheda per esprimere la propria scelta. 

Guardando agli altri Paesi dell’Unione europea, emerge però una particolarità del sistema italiano. Secondo le verifiche di Pagella Politica, tra i 27 Stati membri solo in tre – Italia, Paesi Bassi e Malta – per votare è necessario un documento elettorale separato da quello d’identità. Per di più, l’Italia è l’unico Paese in UE in cui questo documento è una tessera personale e permanente, da conservare e riutilizzare elezione dopo elezione.

Come funziona la tessera italiana

La tessera elettorale italiana – per come la conosciamo oggi – è stata introdotta nel 2000, al posto del vecchio certificato elettorale. Il regolamento che l’ha istituita la definisce «personale, a carattere permanente», mentre la sua esibizione «necessaria» (insieme a un documento d’identificazione) per essere ammessi al voto in occasione di elezioni e referendum. A differenza del vecchio certificato, non viene quindi rilasciata a ogni consultazione, ma la stessa tessera viene conservata dall’elettore e riutilizzata più volte nel tempo.

Come accennato, la riforma approvata quest’anno non cambia questo meccanismo, ma introduce la possibilità di usare la tessera in formato digitale. Il decreto “PNRR”, approvato a febbraio, stabilisce che possa essere acquisita usando i dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) e prevede la possibile integrazione nell’IT-Wallet, cioè il portafoglio digitale italiano. Adesso spetta al Ministero dell’Interno, attraverso uno o più decreti attuativi, definire tutti gli aspetti tecnici e legati al suo utilizzo al seggio per poter votare. 

Insomma, almeno per ora la tessera elettorale non scompare, cambia solo il supporto con cui potrà essere utilizzata.

Non indispensabili

Confrontare le regole di tutti i Paesi dell’Unione europea non è immediato, perché espressioni come “voting card” o “poll card” possono indicare documenti con funzioni molto diverse. Per questo abbiamo considerato tre elementi: l’esistenza di un documento elettorale distinto da quello d’identità, il suo utilizzo per più consultazioni e, soprattutto, la necessità di presentarlo per poter votare.

Come punto di partenza abbiamo considerato le schede sui 27 Stati membri pubblicate dal Parlamento europeo in occasione delle elezioni europee del 2024. Le informazioni sono state confrontate con le fonti delle autorità nazionali, e dal paragone emerge che il sistema italiano non ha veri e propri equivalenti nell’UE.

Il caso più vicino al nostro è quello della Francia. Gli elettori francesi hanno una cosiddetta carte électorale, un documento personale valido per più consultazioni e senza una scadenza prestabilita. A differenza della tessera italiana, però, la carta elettorale non è necessaria per votare. Come spiegato dal Ministero dell’Interno francese, se non si ha con sé la carte électorale si può comunque votare alle urne, purché si risulti iscritti nelle liste e si possa essere identificati. La stessa regola è stata ribadita nelle elezioni più recenti, quelle comunali del marzo 2026. 

Anche a Cipro esiste una sorta di carta elettorale, rilasciata agli iscritti nel registro elettorale. Come nel caso francese, non è indispensabile per votare. In vista delle elezioni parlamentari del 2026, il Ministero dell’Interno cipriota ha precisato che al seggio può essere presentata la carta elettorale oppure la normale carta d’identità.

Temporanei, ma necessari

Oltre all’Italia, abbiamo trovato altri due Paesi in cui per votare serve un documento elettorale separato. Ma in entrambi i casi si tratta di documenti legati alla singola consultazione e non di tessere permanenti da conservare nel tempo.

Il primo esempio è quello dei Paesi Bassi, dove ogni elettore riceve a casa una stempas, cioè una carta necessaria per votare. Il governo olandese spiega che deve essere presentata al seggio insieme a un documento d’identità e che viene spedita entro 14 giorni dalle elezioni. La stempas vale esclusivamente per quella specifica consultazione.

Il cosiddetto “voting document”, rilasciato per ogni singola elezione, è indispensabile anche per gli elettori di Malta. In vista delle elezioni politiche del maggio di quest’anno, la Commissione elettorale maltese ha ricordato che «senza un documento di voto nessuno sarà ammesso a votare».

Solo per informare

In diversi Paesi gli elettori ricevono una carta o una convocazione prima del voto, ma questi documenti servono soprattutto a dare informazioni pratiche e a facilitare le operazioni al seggio. Nessun problema, quindi, se si scordano a casa.

In Danimarca il Ministero dell’Interno spiega che si può votare senza valgkort (letteralmente “carta di voto”). Mentre in Germania l’autorità elettorale federale sottolinea che chi non porta con sé la comunicazione ricevuta prima delle elezioni può votare lo stesso, purché risulti iscritto nelle liste e venga identificato.

Non è diverso in Irlanda, dove la Commissione elettorale specifica che la polling information card, cioè la scheda informativa per il voto, non è necessaria. E neppure in Lussemburgo, visto che nel portale ufficiale si spiega che per votare basta un documento d’identità, e la lettera di convocazione può quindi essere lasciata a casa. Regole simili valgono in Portogallo, Estonia e Belgio, dove è consigliata ma non indispensabile in senso assoluto.

La Svezia l’ha fatto “per sport”

Il confronto più curioso con l’annuncio di Zangrillo arriva dalla Svezia, che proprio quest’anno ha digitalizzato la sua voting card. Alle elezioni parlamentari, regionali e comunali di settembre, gli elettori con una casella postale digitale l’hanno ricevuta in formato elettronico, mentre agli altri è continuata ad arrivare su carta.

La somiglianza con l’Italia però finisce qui. L’autorità elettorale svedese spiega che la voting card non è necessaria per votare e serve soprattutto a informare l’elettore su dove e come votare, mentre per essere identificati basta un documento d’identità. In pratica la Svezia ha digitalizzato un documento elettorale simile a quello italiano, ma senza attribuirgli lo stesso peso.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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