Che cosa torna e cosa no nell’intervista di Meloni a Mattino Cinque

Dal taglio delle accise alla riduzione degli sbarchi, abbiamo verificato cinque dichiarazioni della presidente del Consiglio, che non ha sempre detto la verità
Pagella Politica
Il 28 maggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata intervistata a Mattino Cinque, in onda su Canale 5. In mezz’ora di trasmissione ha parlato di diversi argomenti, dai risultati delle elezioni amministrative ai fatti di Modena, passando per la situazione geopolitica internazionale e il costo dell’energia.

Abbiamo verificato cinque dichiarazioni della presidente del Consiglio, che in alcuni casi ha detto la verità, ma in altri è stata imprecisa.

Il taglio delle accise

«È quello che abbiamo fatto dall’inizio per esempio della guerra in Iran, lei ricordava il taglio delle accise sul carburante, che è stato un modo per impedire che esplodesse l’aumento dei prezzi (…) da noi il costo del carburante è cresciuto sensibilmente meno di quanto non sia accaduto per esempio in Francia, per esempio in Germania»

Qui Meloni è imprecisa. È vero che il governo è intervenuto sulle accise dei carburanti: a marzo ha approvato un primo taglio temporaneo per benzina, gasolio e GPL, poi via via rimodulato e prorogato fino al prossimo 6 giugno.  

Per quanto riguarda il confronto con i prezzi dei carburanti di Francia e Germania, non è chiaro se Meloni abbia fatto riferimento ai prezzi di benzina e diesel con le accise oppure senza accise. Si tratta di una distinzione importante, perché le accise sono tasse che cambiano da Paese a Paese.

Comunque, per confrontare i prezzi del carburante con gli altri Paesi europei bisogna guardare ai dati della Commissione europea, che pubblica un bollettino settimanale a riguardo. Prendendo il 28 febbraio come riferimento per l’inizio della guerra in Iran, il confronto più coerente è tra l’ultima rilevazione precedente, relativa al 23 febbraio, e il dato del 25 maggio, l’ultimo disponibile al momento della dichiarazione di Meloni. 

Considerando i prezzi del carburante senza le accise, il prezzo di diesel e benzina è aumentato di più in Francia, mentre in Germania meno. Tra il 23 febbraio e il 25 maggio in Italia la benzina è aumentata del 44,4 per cento, contro il 45,1 per cento della Francia. Lo stesso vale per il gasolio: l’aumento in Italia è stato del 46,5 per cento e in Francia del 51,6 per cento. Questo discorso non vale invece per la Germania. Nello stesso periodo, i prezzi dei carburanti tedeschi senza considerare le tasse sono cresciuti meno di quelli italiani. In Germania la benzina è aumentata del 42,4 per cento e il gasolio del 37,7 per cento. Entrambe le percentuali sono inferiori a quelle italiane.

Anche considerando le accise, il discorso non cambia. In questo caso, tenendo sempre come riferimento le rilevazioni del 23 febbraio e del 25 maggio, il costo della benzina e del gasolio in Italia è aumentato rispettivamente del 18,7 per cento e del 16,9 per cento. In Francia, la crescita è stata del 23,3 per cento per la benzina e del 28,8 per cento per il gasolio, quindi superiore.

Nello stesso periodo, i prezzi dei carburanti tedeschi considerando anche le tasse sono cresciuti meno di quelli italiani. In Germania la benzina è aumentata dell’11 per cento e il gasolio dell’11,7 per cento.

Il Piano Casa

«Il Piano Casa è un progetto molto articolato sul quale noi investiamo fino a 10 miliardi di euro e puntiamo a rendere disponibili per i cittadini oltre 100 mila alloggi in 10 anni, tra case popolari e case a prezzi calmierati. Cioè, da una parte noi vogliamo recuperare circa 60 mila case popolari che oggi esistono però non si possono assegnare perché non sono agibili. Dall’altra parte abbiamo inventato un meccanismo che attiva investimenti privati, quindi non spendiamo qui soldi pubblici, per avere migliaia di abitazioni a un costo più basso di quello di mercato»

In questo caso le affermazioni di Meloni vanno precisate. Con “Piano Casa” la presidente del Consiglio fa riferimento al decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile, che punta ad aumentare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili, anche attraverso interventi di edilizia residenziale pubblica, sociale e integrata.

I numeri citati da Meloni compaiono anche nelle comunicazioni ufficiali del governo. Si parla di «oltre 10 miliardi di euro», del recupero di «circa 60 mila alloggi popolari» e dell’obiettivo di rendere disponibili «circa 100 mila alloggi in 10 anni». Questi dati, però, non sono presenti nel testo del decreto-legge pubblicato il 7 maggio in Gazzetta Ufficiale.

Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento, l’unico stanziamento definito con precisione è quello per il recupero degli alloggi pubblici e sociali, pari a 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030. Ulteriori risorse non sono indicate e, al massimo, dipenderanno da passaggi successivi. Lo stesso vale anche per tempi e risultati attesi: al momento restano da chiarire molti elementi, tra cui quali progetti saranno finanziati, dove e con quali criteri. Per questo non è possibile stabilire se il piano produrrà davvero gli effetti indicati da Meloni.

La proposta «contro il separatismo islamista»

«Il Parlamento sta discutendo una proposta di legge di Fratelli d’Italia che è contro il separatismo islamista, cioè che prevede tra le altre cose la trasparenza nei fondi destinati ai luoghi di culto, il divieto di indumenti che impediscono il riconoscimento del volto, pene più severe per i matrimoni forzati»

Con tutta probabilità la proposta di cui parla la presidente del Consiglio è quella presentata da Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia, il 5 agosto 2025, e attualmente in discussione in Commissione Affari costituzionali della Camera.

Il testo, diviso in cinque articoli, prevede «modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di contrasto del fondamentalismo religioso». In particolare, il provvedimento dispone che «gli enti, le associazioni, le società e le comunità, le cui finalità statutarie o aggregative sono da ricondurre alla religione, all’esercizio del culto o alla professione religiosa» che intendano «realizzare edifici di culto e attrezzature religiose» devono redigere i bilanci non in forma semplificata.

Secondo le intenzioni dei promotori, questa strategia avrebbe l’obiettivo di «prevenire il finanziamento di attività terroristiche». Il testo poi interviene nel tentativo di contrastare i matrimoni forzati, ad esempio punendo «chiunque effettua un esame obiettivo per accertare la verginità di una persona».

Come ha detto Meloni, la proposta di legge vieta anche «indumenti che impediscono il riconoscimento del volto». In particolare «è vietato l’uso di indumenti che coprono il volto, di caschi protettivi, di maschere o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, compresi gli esercizi commerciali, negli istituti di istruzione di ogni ordine e grado, nelle università e negli uffici».

Al di là del contenuto del provvedimento, per diventare legge, la proposta dovrà essere approvata dalla Camera e poi, nella stessa versione, anche dal Senato. È improbabile quindi che il via libera definitivo arrivi in tempi brevi.

Gli sbarchi e i rimpatri

«Questo governo ha realizzato un cambio di passo totale rispetto al passato, di fatto interrompendo una volta per tutte l’incremento incontrollato dell’immigrazione illegale al quale noi assistevamo da anni. Abbiamo invertito la tendenza in modo drastico. Non lo dico io, lo dicono i numeri. Ad oggi, gli sbarchi rispetto al 2023 sono diminuiti addirittura dell’80 per cento e di oltre il 40 per cento rispetto a quando siamo arrivati al governo»

Dire che il governo Meloni ha interrotto «una volta per tutte l’incremento incontrollato dell’immigrazione illegale al quale noi assistevamo da anni» è esagerato. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal 2023, ossia il primo anno completo in cui è stato in carica il governo Meloni, al 28 maggio 2026 sono sbarcate sulle coste italiane oltre 300 mila persone migranti.

Su altri aspetti invece Meloni ha ragione, come quando dice che gli sbarchi rispetto al 2023 sono diminuiti dell’80 per cento. Se confrontiamo gli sbarchi avvenuti nei primi cinque mesi del 2023 con quelli dei primi cinque mesi del 2026, c’è stato un calo del 78 per cento, una percentuale molto vicina a quella citata dalla presidente del Consiglio.

Meloni poi ha aggiunto che c’è stata una riduzione «di oltre il 40 per cento rispetto a quando siamo arrivati al governo». In questo caso non è chiaro a che periodo faccia riferimento: se confrontiamo gli sbarchi tra inizio gennaio e il 31 ottobre 2022, cioè i mesi precedenti all’entrata in carica del governo Meloni, con gli sbarchi tra inizio gennaio e il 31 ottobre 2025 emerge che c’è stata un’effettiva riduzione degli sbarchi – che sono passati da 85.282 a 58.941 – ma non superiore al 40 per cento, come ha detto la presidente del Consiglio. Confrontando i due dati, infatti, emerge una diminuzione pari a quasi il 31 per cento.

Bisogna tenere inoltre presente che, sotto il governo Meloni, nel 2023 il numero degli sbarchi – pari a 158 mila – aveva raggiunto il loro picco rispetto agli anni precedenti. Come sottolineato da enti di ricerca internazionali, in generale il numero degli sbarchi dipende da un più ampio ventaglio di fattori, come quelli meteorologici o legati alle condizioni sociali, politiche ed economiche nei Paesi di partenza. Pertanto, le politiche dei governi dei Paesi di arrivo incidono limitatamente sul numero degli sbarchi.
«Nel 2022 ogni 100 immigrati illegali che sbarcavano in Italia ne venivano rimpatriati circa 4, oggi ne vengono rimpatriati almeno 35» 

Un discorso diverso, invece, riguarda i rimpatri. In generale è vero che «sono aumentati i rimpatri», come dice la presidente del Consiglio. Ma il dato citato da Meloni è esagerato e non trova riscontro in nessuna fonte ufficiale disponibile. Guardando ai dati Eurostat, nel 2025 l’Italia ha rimpatriato 4.780 migranti, un numero leggermente più alto del 2024 (quando erano stati 4.480), e superiore sia al 2023 che al 2022. 

Secondo le verifiche di Pagella Politica, non sono disponibili dati recenti sulla percentuale di persone migranti rimpatriate in rapporto agli sbarchi, ma si può avere un’idea della grandezza del fenomeno dividendo il numero dei rimpatri di ciascun anno per gli sbarchi, e poi moltiplicando per cento. Stando a questo calcolo, nel 2022 si sono rimpatriati circa 2,6 migranti ogni 100 persone, un dato leggermente inferiore ai «4 immigrati su 100» citati da Meloni. Nel 2025 quel dato è salito a 7,2 ogni 100 persone, e non 35, come ha sostenuto la presidente del Consiglio. 

Anche considerando il numero dei rimpatri in rapporto al numero degli ordini di espulsione (circa 21 mila) la percentuale rimane al di sotto del 35 per cento citato da Meloni. Il rapporto tra i migranti che ricevono un provvedimento di espulsione e quelli che vengono effettivamente rimpatriati è di circa 1 su 4, ovvero il 25 per cento.

Meno rumore, più informazioni.

Con la membership di Pagella Politica hai:
– una newsletter quotidiana che ti dice cosa bisogna sapere (e perché)
– guide chiare sui temi politici del momento
– articoli e approfondimenti esclusivi
– un contatto diretto con la redazione
Per informarti meglio, senza perderti nel rumore
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO

La dichiarazione

Nel 2022 ogni 100 immigrati illegali che sbarcavano in Italia ne venivano rimpatriati circa 4, oggi ne vengono rimpatriati almeno 35

Pagella Politica

Giorgia Meloni

Fratelli d'Italia

Mattino Cinque
28 maggio

La dichiarazione

È quello che abbiamo fatto dall’inizio per esempio della guerra in Iran, lei ricordava il taglio delle accise sul carburante, che è stato un modo per impedire che esplodesse l’aumento dei prezzi (...) da noi il costo del carburante è cresciuto sensibilmente meno di quanto non sia accaduto per esempio in Francia, per esempio in Germania»

Pagella Politica

Giorgia Meloni

Fratelli d'Italia

Mattino Cinque
28 maggio
In questo articolo
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli