Come la politica vuole riformare il calcio italiano

Dalle scommesse ai settori giovanili, passando per diritti tv e stadi: in Parlamento si moltiplicano le proposte per cambiare un sistema considerato da anni in crisi
ANSA
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In Italia, si sa, il calcio è una cosa seria. E quando sembra non passarsela troppo bene, anche la politica corre in suo soccorso. Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva della nazionale maschile ai mondiali e, più in generale, di fronte ai problemi che il settore si porta dietro da anni, il tema non anima più soltanto le discussioni tra amici e tifosi. A quanto pare, appassiona parecchio anche i parlamentari.

All’inizio di agosto, la Commissione Cultura del Senato ha iniziato a esaminare insieme tre disegni di legge che puntano, con strumenti diversi, a riformare il settore: uno di Fratelli d’Italia, uno della Lega e uno del Movimento 5 Stelle. Ma queste sono soltanto una piccola parte delle proposte depositate in Parlamento.

Secondo le verifiche di Pagella Politica, nell’attuale legislatura sono stati presentati sei progetti che puntano a una riforma complessiva del sistema calcistico. Se si allarga poi il conto ai testi che intervengono su singoli pezzi del settore – dagli stadi ai diritti televisivi, dalle scommesse all’ingresso dei tifosi nei club – le iniziative legislative depositate alla Camera o al Senato dall’ottobre 2022 salgono ad almeno 14.

Del resto, il dibattito sul tema non è una novità delle ultime settimane. Dall’aprile 2024 la Commissione Cultura del Senato ha svolto una serie di audizioni sulle «prospettive di riforma del calcio italiano», concluse poi nel marzo dell’anno scorso con l’approvazione di una risoluzione. Tra i problemi individuati c’erano la sostenibilità economica delle società calcistiche, la necessità di investire di più nei settori giovanili cioè i settori giovanili dei club, e negli impianti, la distribuzione dei diritti televisivi e il rapporto tra calcio e scommesse.

Le nuove proposte partono più o meno dagli stessi presupposti e condividono diversi obiettivi. Le differenze emergono quando si passa alle soluzioni, per esempio, su dove trovare i soldi, come dare più spazio ai giovani e quanto rafforzare i controlli sui club.

Vediamo allora che cosa hanno in mente i partiti per cambiare il calcio italiano.

Più soldi dalle scommesse

Uno dei punti su cui le distanze tra i partiti sono più evidenti riguarda il rapporto tra calcio e scommesse. Quasi tutte le proposte vogliono recuperare dal settore nuove risorse da destinare allo sport, ma divergono parecchio su come farlo e, soprattutto, sulla pubblicità.

Oggi il cosiddetto decreto “Dignità”, approvato nel 2018 durante il primo governo Conte, vieta «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite di denaro». Il divieto fu introdotto con l’obiettivo di contrastare la dipendenza dal gioco d’azzardo, limitandone la promozione.

Fratelli d’Italia propone di destinare al calcio una parte dei soldi delle scommesse. Il disegno di legge prevede, dall’anno prossimo, un contributo pari al 2 per cento delle somme giocate sugli eventi calcistici. Almeno la metà delle risorse andrebbe ai settori giovanili, alla formazione dei calciatori e agli impianti sportivi; almeno il 30 per cento al contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo; e il restante 20 per cento allo sviluppo del calcio femminile e alle scuole calcio delle società dilettantistiche. Anche la Lega vuole ricavare più risorse dalle scommesse, destinandone una parte a un nuovo «Fondo per lo sport di base e giovanile». Il progetto propone inoltre di superare il divieto generale di pubblicità, affidando all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) il compito di fissare limiti su orari, contenuti e modalità degli spot e di imporre messaggi sul gioco responsabile.

I partiti di opposizione si muovono invece in un’altra direzione. Il Movimento 5 Stelle propone di rafforzare il divieto introdotto nel 2018, estendendolo anche a forme di promozione online che possono aggirarlo. Allo stesso tempo, una parte delle entrate generate dalle scommesse dovrebbe finanziare i settori giovanili, il calcio femminile e i progetti sociali. Il Partito Democratico vuole a sua volta includere nel divieto le comunicazioni realizzate attraverso testimonial, influencer, partner commerciali, siti di informazione e social network, aumentando anche le sanzioni.

Largo ai giovani (italiani)

Se sulle scommesse i partiti sono divisi, sui vivai, cioè i settori giovanili dei club, c’è molto più accordo. Quasi tutte le proposte cercano infatti di premiare le società che investono nella formazione o danno più spazio ai giovani.

Il partito guidato da Giorgia Meloni vuole premiare maggiormente le società che investono nei settori giovanili e danno spazio ai calciatori più giovani. Per farlo, il disegno di legge interviene anche sulla distribuzione dei ricavi dei diritti televisivi della Serie A, dando più peso alla valorizzazione dei vivai maschili e femminili e tenendo conto, tra le altre cose, dei minuti giocati in campionato dai calciatori sotto i 23 anni formati nei club italiani. Lega e Movimento 5 Stelle, invece, puntano soprattutto sugli incentivi. Il partito di Matteo Salvini propone un’agevolazione fiscale sulle spese per gli impianti sportivi alle società che impiegano almeno il 30 per cento di atleti under 21 formati nei vivai italiani. Il Movimento 5 Stelle vuole invece premiare sia gli investimenti nei settori giovanili sia le società che valorizzano calciatori sotto i 23 anni formati in Italia.

Per promuovere i giovani, anche il Partito Democratico punta sui diritti televisivi. La sua proposta destina il 10 per cento delle risorse derivanti dai diritti televisivi della Serie A alla «valorizzazione dei vivai» e dei calciatori e delle calciatrici convocabili nella nazionale italiana, imponendo di reinvestirne almeno la metà nei settori giovanili.

Proprio il riferimento ai giocatori «convocabili» mostra una differenza tra le varie proposte. Alcune premiano chi può giocare per le nazionali italiane, altre chi è stato formato nei vivai italiani, anche se ha la cittadinanza straniera. In questa direzione va anche la proposta del PD, che punta a semplificare il tesseramento dei minori stranieri residenti in Italia, per esempio riducendo i documenti richiesti e fissando in 30 giorni il termine per concludere la procedura.

Come distribuire i diritti tv?

Investire sui giovani significa anche decidere come distribuire i soldi dei diritti televisivi. Oggi la metà delle risorse della Serie A viene divisa in parti uguali tra le società, mentre il resto è assegnato in base ai risultati sportivi e al cosiddetto «radicamento sociale», che tiene conto, tra le altre cose, di quanto una squadra è seguita dal pubblico. 

Le differenze emergono soprattutto sulle società da premiare. Fratelli d’Italia, oltre a dare più peso ai vivai, propone di riservare almeno il 5 per cento delle risorse ai club con bilanci in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi. Il PD vuole invece ridurre il peso dei risultati sportivi e del radicamento sociale per destinare il 10 per cento delle risorse ai vivai e ai giovani convocabili nelle nazionali. Mentre il Movimento 5 Stelle chiede criteri che sostengano maggiormente le società neopromosse e con minore capacità economica, per renderle più competitive.

Anche la Lega vuole cambiare il modo in cui vengono venduti i diritti. La sua proposta prevede che l’organizzatore della competizione possa gestirli direttamente oppure venderli in modo centralizzato attraverso gare tra gli operatori, con l’obiettivo di aumentare i ricavi.

Il tema è peraltro sul tavolo dall’inizio della legislatura. Nell’ottobre 2022 Italia Viva ha presentato una proposta sulla vendita dei «diritti audiovisivi sportivi». Il testo vieta che tutti i pacchetti in esclusiva finiscano a un solo operatore, affida all’Agcom l’individuazione delle nuove «piattaforme emergenti» e disciplina separatamente la vendita dei diritti all’estero. Assegnata alla Commissione Cultura del Senato nel novembre 2023, la proposta per ora non è stata esaminata.

Più controlli su club e agenti

Un altro fronte riguarda poi i conti delle società. Nel 2024 il Parlamento è già intervenuto con il cosiddetto decreto “Sport”, che ha istituito una commissione indipendente incaricata di controllare la gestione economica e finanziaria dei club professionistici, anche per l’ammissione ai campionati.

Le nuove proposte puntano proprio a rafforzare questi controlli. La Lega vuole istituire una nuova autorità indipendente per vigilare sullo sport professionistico. Il Partito Democratico propone invece di affidare alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) – l’organismo che governa e gestisce il calcio in Italia – l’introduzione di requisiti economici e patrimoniali più stringenti per entrare e restare nei campionati professionistici, mentre Fratelli d’Italia, come abbiamo visto, punta a premiare attraverso i diritti tv i club che mantengono i bilanci in utile o in pareggio.

Nel mirino dei partiti ci sono poi i compensi degli agenti sportivi, i cosiddetti procuratori, che possono pesare parecchio sui costi dei trasferimenti dei calciatori. Il partito di Meloni propone di introdurre tetti alle commissioni, diversi a seconda del tipo di contratto o trasferimento. Anche il PD fissa un limite: il compenso non potrebbe superare il 5 per cento della retribuzione annua lorda del calciatore. Entrambe le proposte prevedono inoltre maggiore trasparenza sui compensi, attraverso un registro pubblico della FIGC.

C’è infine il tema della proprietà dei club. Nell’agosto 2025 due senatori di centrodestra, tra cui Claudio Lotito (Forza Italia), proprietario della Lazio, hanno presentato un provvedimento per rendere più chiaro chi possiede e controlla davvero le società calcistiche. Il testo obbligherebbe i club a dichiarare chi ne possiede almeno il 5 per cento e da dove arrivano i soldi investiti, ma il suo esame non è ancora iniziato.

I tifosi proprietari

Sempre sul tema della proprietà delle società, il Parlamento discute da tempo anche di come coinvolgere maggiormente i tifosi nella gestione dei club.

La proposta più avanti nell’iter nasce da un testo della Lega, poi sostenuto anche da esponenti di altri partiti. Già approvata dalla Camera, è ora all’esame del Senato. Il testo introduce gli «enti di partecipazione popolare sportiva», attraverso cui i tifosi possono entrare nel capitale dei club. Nelle società professionistiche, l’ente deve possedere almeno l’1 per cento del capitale; se arriva almeno al 30 per cento, ha diritto a nominare un componente del consiglio di amministrazione.

L’idea compare anche in altre proposte, con formule diverse. Alleanza Verdi-Sinistra punta sull’azionariato popolare, permettendo ai tifosi di acquistare quote dei club e partecipare alla loro gestione come soci, all’interno di una riforma più ampia del calcio. Un disegno di legge di Fratelli d’Italia del 2023 puntava invece sull’azionariato popolare e diffuso, anche attraverso il crowdfunding, affiancandolo a una delega al governo per favorire gli atleti formati in Italia.

Il rinnovamento degli stadi

Alla fine, tra i problemi che la politica cerca di affrontare c’è anche quello degli stadi. Secondo la FIGC, gli impianti italiani sono particolarmente vecchi e negli ultimi anni l’Italia ha investito molto meno di altri Paesi europei nella costruzione di nuovi stadi.

Il progetto più specifico sul tema è stato presentato nel novembre 2024 da Forza Italia. Il testo, ancora all’esame delle commissioni Cultura e Ambiente del Senato, punta a semplificare le procedure per costruire o riqualificare gli impianti e ad attirare più investimenti privati. Prevede anche un credito d’imposta fino al 30 per cento delle spese, che può salire al 40 per cento per i progetti con determinati standard ambientali.

Il tema degli stadi compare però anche nelle riforme più ampie viste fin qui. Il Partito Democratico propone incentivi fiscali per ristrutturare e riqualificare gli impianti esistenti. Fratelli d’Italia vuole destinare una parte delle risorse ricavate dalle scommesse e dalle sanzioni contro la pirateria anche all’impiantistica sportiva, mentre la Lega vincola alcuni incentivi agli investimenti negli impianti e nei settori giovanili.

In sostanza, i partiti sembrano concordare su molti dei problemi del calcio italiano: conti fragili, pochi investimenti nei giovani e negli stadi, ricavi da aumentare e controlli da rafforzare. Le differenze emergono soprattutto sulle soluzioni, dalle scommesse ai diritti tv fino al ruolo dei tifosi. Per ora però molte delle proposte sono ancora all’inizio del loro percorso parlamentare e capire se, e come, il calcio sarà riformato richiederà ancora tempo.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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