Nella serata del 18 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge per far fronte all’aumento dei prezzi dei carburanti in seguito alla nuova crisi in Medio Oriente. Il testo del decreto-legge, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la sua decadenza.
La principale misura del provvedimento è una riduzione dell’accisa su benzina e diesel pari a 20 centesimi al litro per un periodo di venti giorni, ossia dal 19 marzo all’8 aprile. Le accise sono uno dei fattori che determinano il prezzo alla pompa dei carburanti, insieme al costo della materia prima e all’IVA. In generale, un’accisa è un’imposta indiretta fissa, che colpisce determinati beni (come l’energia elettrica o i tabacchi) al momento della produzione o del consumo. Dal 1995 l’accisa sui carburanti è definita in modo unitario e le entrate che ne derivano finanziano il bilancio statale, ma non in specifiche attività.
L’intenzione di approvare un provvedimento per rimodulare le accise, almeno temporaneamente, era già stata annunciata dal governo diversi giorni fa. In base al decreto-legge, fino all’8 aprile l’accisa su diesel e benzina passerà (art. 2) da 67 a 47 centesimi per litro di carburante, mentre quella sul Gas di petrolio liquefatto (GPL) aumenterà leggermente, di circa 2 centesimi al chilogrammo, passando da 15 a 17 centesimi circa al litro.
Oltre alla rimodulazione delle accise, il decreto prevede (art. 3) un sostegno alle imprese dell’autotrasporto, che riceveranno un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta per compensare l’aumento del costo del gasolio nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 rispetto ai livelli di febbraio. Questo beneficio potrà essere utilizzato per pagare le imposte entro la fine del 2026, non concorrerà alla formazione del reddito e potrà essere cumulato con altri aiuti entro limiti precisi.
Un intervento analogo è previsto (art. 4) per le imprese della pesca, alle quali sarà riconosciuto un credito d’imposta fino al 20 per cento della spesa sostenuta per il carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Anche questo contributo non sarà tassato e potrà essere utilizzato entro il 31 dicembre 2026.
Oltre al taglio delle accise e ai credito di imposta, il governo ha previsto (art. 5) l’aumento, pari a 15,5 milioni di euro per il 2027, dei finanziamenti per un fondo del Ministero dell’Economia, istituito nel 2004 dal secondo governo di Silvio Berlusconi, per favorire interventi di riduzione della pressione fiscale.
Nel complesso, secondo quanto previsto dal decreto-legge, le diverse misure del provvedimento avranno un costo (art. 5) per le casse dello Stato pari a 527,4 milioni di euro per il 2026, 15,5 milioni di euro per il 2027 e 6,1 milioni di euro per il 2028. I costi maggiori si concentrano nel 2026 proprio per finanziare la temporanea riduzione delle accise su diesel e benzina. In particolare, quest’anno la riduzione dell’accisa su diesel e benzina è prevista costare 417,4 milioni di euro, oltre a 6,1 milioni di euro nel 2028. Nel 2026 il taglio delle accise su benzina e diesel sarà coperto dalla riduzione delle risorse per alcuni ministeri mentre nel 2028 attraverso il fondo per la riduzione della pressione fiscale di cui abbiamo parlato in precedenza, rifinanziato grazie all’aumento dell’accisa sul GPL.
La principale misura del provvedimento è una riduzione dell’accisa su benzina e diesel pari a 20 centesimi al litro per un periodo di venti giorni, ossia dal 19 marzo all’8 aprile. Le accise sono uno dei fattori che determinano il prezzo alla pompa dei carburanti, insieme al costo della materia prima e all’IVA. In generale, un’accisa è un’imposta indiretta fissa, che colpisce determinati beni (come l’energia elettrica o i tabacchi) al momento della produzione o del consumo. Dal 1995 l’accisa sui carburanti è definita in modo unitario e le entrate che ne derivano finanziano il bilancio statale, ma non in specifiche attività.
L’intenzione di approvare un provvedimento per rimodulare le accise, almeno temporaneamente, era già stata annunciata dal governo diversi giorni fa. In base al decreto-legge, fino all’8 aprile l’accisa su diesel e benzina passerà (art. 2) da 67 a 47 centesimi per litro di carburante, mentre quella sul Gas di petrolio liquefatto (GPL) aumenterà leggermente, di circa 2 centesimi al chilogrammo, passando da 15 a 17 centesimi circa al litro.
Oltre alla rimodulazione delle accise, il decreto prevede (art. 3) un sostegno alle imprese dell’autotrasporto, che riceveranno un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta per compensare l’aumento del costo del gasolio nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 rispetto ai livelli di febbraio. Questo beneficio potrà essere utilizzato per pagare le imposte entro la fine del 2026, non concorrerà alla formazione del reddito e potrà essere cumulato con altri aiuti entro limiti precisi.
Un intervento analogo è previsto (art. 4) per le imprese della pesca, alle quali sarà riconosciuto un credito d’imposta fino al 20 per cento della spesa sostenuta per il carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Anche questo contributo non sarà tassato e potrà essere utilizzato entro il 31 dicembre 2026.
Oltre al taglio delle accise e ai credito di imposta, il governo ha previsto (art. 5) l’aumento, pari a 15,5 milioni di euro per il 2027, dei finanziamenti per un fondo del Ministero dell’Economia, istituito nel 2004 dal secondo governo di Silvio Berlusconi, per favorire interventi di riduzione della pressione fiscale.
Nel complesso, secondo quanto previsto dal decreto-legge, le diverse misure del provvedimento avranno un costo (art. 5) per le casse dello Stato pari a 527,4 milioni di euro per il 2026, 15,5 milioni di euro per il 2027 e 6,1 milioni di euro per il 2028. I costi maggiori si concentrano nel 2026 proprio per finanziare la temporanea riduzione delle accise su diesel e benzina. In particolare, quest’anno la riduzione dell’accisa su diesel e benzina è prevista costare 417,4 milioni di euro, oltre a 6,1 milioni di euro nel 2028. Nel 2026 il taglio delle accise su benzina e diesel sarà coperto dalla riduzione delle risorse per alcuni ministeri mentre nel 2028 attraverso il fondo per la riduzione della pressione fiscale di cui abbiamo parlato in precedenza, rifinanziato grazie all’aumento dell’accisa sul GPL.