Schlein non la dice tutta su Meloni e l’aumento dell’accisa sul diesel

La segretaria del PD ha ricostruito i provvedimenti adottati dal governo sui carburanti in maniera parziale
ANSA
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Il 7 marzo la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha pubblicato un video sui social network in cui ha commentato il recente aumento dei prezzi dei carburanti, in seguito alla nuova crisi in Medio Oriente. Schlein ha detto che il governo deve intervenire subito per far fronte ai rincari sui carburanti, proponendo di attivare il meccanismo delle «accise mobili» che «il governo ha riadattato nel 2023 e ancora non l’ha utilizzato» (su questo ci torneremo più avanti).

Per presentare questa proposta, Schlein ha prima ricostruito che cosa ha fatto il governo Meloni finora sul tema dell’accisa sui carburanti. «Vi ricordate quando Giorgia Meloni faceva i video dal benzinaio per promettere di abolire le accise? Sappiamo tutti com’è andata. Le accise non le ha abolite. Anzi, nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel», ha detto la segretaria del PD. Ma è andata davvero così? In breve: Schlein non l’ha raccontata tutta.

Che cosa diceva Meloni sulle accise

Prima di entrare nel merito del discorso di Schlein, va chiarito brevemente che cosa si intende per accise. Le accise sono uno dei fattori che determinano il prezzo alla pompa dei carburanti, insieme al costo della materia prima e all’IVA. In generale, un’accisa è un’imposta indiretta fissa, che colpisce determinati beni (come l’energia elettrica o i tabacchi) al momento della produzione o del consumo. Dal 1995 l’accisa sui carburanti è definita in modo unitario e le entrate che ne derivano finanziano il bilancio statale, ma non in specifiche attività.

L’accisa sui carburanti è diventato negli anni uno dei principali temi di dibattito tra i partiti ed è stato spesso argomento delle campagne elettorali. E, come ha ricordato correttamente Schlein, anni fa prima di arrivare al governo, Meloni aveva effettivamente promesso di abolire completamente l’accisa sui carburanti. In particolare, il video della presidente di Fratelli d’Italia a cui ha fatto riferimento la segretaria del PD è stato pubblicato a maggio del 2019 durante la campagna elettorale per le europee di quell’anno. «Noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite», diceva all’epoca Meloni.

I primi provvedimenti del governo Meloni

Passiamo ora alla seconda parte dalla dichiarazione di Schlein, dove la segretaria del PD è invece fuorviante. Secondo Schlein, non solo Meloni non ha abolito le accise come promesso, ma anzi, «nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel». 

Qui bisogna andare con ordine. Il governo Meloni si è insediato il 22 ottobre 2022 e da marzo di quell’anno era in vigore una riduzione dell’accisa sui carburanti introdotta dal governo precedente, quello guidato da Mario Draghi. Il governo Draghi aveva ridotto, inizialmente solo dal 22 marzo al 21 aprile, l’accisa sulla benzina da 73 centesimi di euro al litro a 48 centesimi e quella sul gasolio da 62 centesimi a 37 centesimi al litro. In concreto, un taglio di 25 centesimi al litro. Una volta entrato in carica, il governo Meloni ha prima confermato il taglio fino al termine del 2022, salvo poi ridurlo a 15 centesimi per il solo mese di dicembre. In seguito, il governo ha deciso di non rinnovare la riduzione dell’accisa. Dietro a questa decisione ci sono stati gli ingenti costi per le casse dello Stato. Basti pensare che, secondo i calcoli di Pagella Politica, tra fine marzo e fine dicembre 2022, il totale degli oneri per lo Stato è stato pari a circa 7,3 miliardi di euro, quasi 730 milioni al mese.

L’allineamento tra diesel e benzina

Dal 1° gennaio 2023 il valore delle accise su benzina e gasolio è tornato al livello precedente a quello del taglio. Due anni più tardi, a marzo 2025, il Consiglio dei ministri ha poi approvato un decreto-legislativo con l’obiettivo di aumentare il valore dell’accisa sul diesel e contemporaneamente abbassare il valore dell’accisa sulla benzina. All’epoca, infatti, le accise su benzina e diesel erano diverse: per la benzina si pagavano circa 73 centesimi di euro di accisa, mentre su un litro di diesel 62 centesimi. 

Questo differente trattamento fiscale tra diesel e benzina era considerato un “sussidio ambientalmente dannoso” (SAD) dal Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli, pubblicato periodicamente dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. I SAD sono misure economiche, come incentivi o sconti fiscali, che favoriscono l’uso di combustibili fossili o lo sfruttamento delle risorse naturali. «Sotto il profilo ambientale e della tutela della salute umana, il gasolio non merita un trattamento fiscale preferenziale», spiegava il Catalogo dei SAD prima dell’intervento del governo. 

Il governo aveva quindi dato il via libera a un decreto legislativo per rispettare i princìpi stabiliti dalla riforma del fisco, approvata nel 2023, e gli impegni presi con l’Unione europea con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). In particolare, il PNRR prevede di individuare 2 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi da ridurre entro il 2026, e ulteriori 3,5 miliardi entro il 2030. 

Così, nel decreto-legislativo approvato a marzo 2025, il governo aveva stabilito un aumento dell’accisa sul diesel di 1,5 centesimi di euro per litro, e una corrispondente riduzione dell’accisa sulla benzina di 1,5 centesimi di euro per litro. Ogni anno il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica avrebbe dovuto aumentare l’accisa sul diesel «in un intervallo compreso tra 1 e 1,5 centesimi di euro al litro», e ridurre dello stesso valore l’accisa sulla benzina per arrivare all’allineamento delle due accise ed eliminare questo SAD. Con la legge di Bilancio per il 2026, il governo ha poi accelerato questo percorso, allineando definitivamente l’accisa di benzina e diesel. L’ultima manovra finanziaria ha stabilito (art. 1, comma 129) dal 1° gennaio una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro, e un corrispondente aumento di quella sul diesel. Così l’accisa sul diesel e quella sulla benzina sono state allineate entrambe a circa 67 centesimi di euro al litro. Tra l’altro, con le risorse frutto dell’allineamento dell’accisa il governo punta a finanziare il fondo nazionale per il trasporto pubblico, per poter sostenere il costo dei rinnovi del contratto dei lavoratori del trasporto pubblico locale.

Insomma, sull’aumento dell’accisa sul diesel Schlein non la racconta giusta. Il governo Meloni ha sì aumentato l’accisa sul diesel, ma ha allo stesso tempo abbassato quella sulla benzina, con l’obiettivo di eliminare un sussidio ambientalmente dannoso, ossia il differente trattamento fiscale tra i due carburanti, come previsto dagli obiettivi del PNRR.

Che cos’è l’accisa mobile

E veniamo ora alla proposta alla cosiddetta “accisa mobile”. In pratica, Schlein – e in seguito altri esponenti delle opposizioni – ha chiesto al governo di attivare un meccanismo speciale introdotto diversi anni fa, ma di rado utilizzato dai vari governi.

A dicembre 2007, nella legge di Bilancio per l’anno successivo (all’epoca chiamata “legge finanziaria”) il governo Prodi aveva introdotto (art. 1, comma 290) il meccanismo dell’accisa mobile. Senza entrare troppo nei dettagli, con questo meccanismo il Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero dell’Ambiente possono stabilire una riduzione dell’accisa sui carburanti nel caso di un aumento del prezzo dei carburanti oltre una determinata soglia. La riduzione dell’accisa viene compensato dal cosiddetto “extragettito IVA”, ossia i maggiori ricavi ottenuti dallo Stato con l’IVA per via dell’aumento dei prezzi.

Secondo quanto previsto dal governo Prodi, il governo poteva stabilire una riduzione dell’accisa sui carburanti ogni tre mesi, nel caso in cui il prezzo del petriolio fosse aumentato in quel periodo almeno del 2 per cento rispetto alle previsioni nel Documento di Economia e Finanza (DEF) o nella nota di aggiornamento (NADEF). Questi due documenti erano i due principali documenti con cui il governo programmava la politica economica e di bilancio, che nel 2025 sono stati sostituiti rispettivamente dal Documento di Finanza Pubblica (DFP) e dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP).

Una misura poco utilizzata

Negli anni l’accisa mobile è stata attivata di fatto in soli due casi: tra marzo e aprile 2008 dal governo Prodi e tra marzo e aprile del 2022 dal governo Draghi. In entrambi i casi, la riduzione dell’accisa è stata piuttosto contenuta, ossia 2 centesimi di euro al litro nel primo caso e circa 9 centesimi nel secondo. In seguito, a gennaio 2023 con il decreto “Trasparenza” il governo Meloni ha semplificato un po’ i criteri per l’attivazione dell’accisa mobile. Senza entrare troppo nei dettagli, il governo ha previsto che la riduzione dell’accisa può essere disposta con decreto dal ministro per ogni aumento del prezzo del petrolio rispetto a quanto previsto dal DFP o dal DPFP. È stato eliminato il requisito per cui l’aumento del prezzo del petrolio deve essere di almeno il 2 per cento rispetto ai tre mesi precedenti, così come il limite della cadenza trimestrale. Dunque, è vero, come ha sostenuto Schlein, che il governo Meloni «ha riadattato» il meccanismo dell’accisa mobile.

Nelle ultime ore, la stessa Meloni ha detto che il governo sta valutando la possibilità di attivare questo meccanismo per far fronte ai rincari dei carburanti. A prescindere dalle legittime decisioni politiche, l’utilità del meccanismo dell’accisa mobile è stato messo in discussione in questi anni. Per esempio nel 2023 il sito di informazione economica Lavoce.info aveva messo in evidenza come l’accisa mobile sia una misura per sua natura temporanea, che rischia di essere più che altro «uno sconticino per tutti sul prezzo alla pompa». Le stesse perplessità sono state sollevate da Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni e precedentemente direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale. «L’accisa mobile è una misura per venire incontro a un istinto e a una preoccupazione immediata, ma non è utile a mio parere sul lungo periodo, perché rischia di essere uno sconto tutto sommato contenuto a tutti, in maniera indiscriminata, e che sembra quasi un incentivo all’uso dei veicoli con motore a combustione», ha detto Stagnaro a Pagella Politica. «I maggiori ricavi dall’IVA sui carburanti si potrebbero invece convogliare in altre misure, più specifiche e mirate, come magari aiuti alle famiglie in difficoltà economica per le bollette», ha concluso.

La dichiarazione

Vi ricordate quando Giorgia Meloni faceva i video dal benzinaio per promettere di abolire le accise? Sappiamo tutti com’è andata. Le accise non le ha abolite. Anzi, nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel.

Pagella Politica

Elly Schlein

Partito Democratico

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7 marzo 2026

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