La riforma della legge elettorale è già cambiata

Nonostante le smentite, alla fine il centrodestra ha presentato un nuovo testo, abbandonando quello su cui era appena iniziato l’esame in Parlamento
ANSA
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Nella serata di mercoledì 27 maggio i partiti di centrodestra hanno presentato in Commissione Affari costituzionali alla Camera la nuova versione della proposta di riforma delle legge elettorale. Come hanno spiegato i relatori del testo in commissione, il nuovo testo punta a introdurre alcune correzioni e accorgimenti a quello presentato a fine febbraio sempre dalla maggioranza di centrodestra, su cui era iniziato l’esame in commissione e su cui erano state svolte diverse audizioni di esperti. 

Proprio gli esperti avevano espresso diversi dubbi su quel testo, ma alcune incertezze erano emerse in queste settimane pure tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, ossia i promotori dell’iniziativa. Così, i partiti di centrodestra hanno deciso di formulare in queste settimane un nuovo testo, per evitare di approvare singole modifiche a quello iniziale, rischiando di allungare i tempi dei lavori: l’inizio dell’esame in aula della riforma della legge elettorale è previsto per venerdì 23 giugno e la maggioranza punta ad approvarla alla Camera entro il mese di luglio, prima della pausa estiva. Va detto che, come vedremo più avanti, alcuni esponenti del centrodestra avevano smentito nei giorni scorsi l’ipotesi di un nuovo testo, salvo poi cambiare strategia.

Come cambia il premio di maggioranza

Come ha spiegato il relatore di Fratelli d’Italia Angelo Rossi in commissione, la nuova versione della riforma della legge elettorale mantiene l’impianto di quella precedente, con alcune novità. 

In generale, come il precedente, il nuovo testo prevede l’introduzione di un sistema proporzionale con la possibile assegnazione di un “premio di governabilità” alla lista o alla coalizione vincitrice. Nei sistemi proporzionali ogni partito ottiene tanti seggi in proporzione ai voti presi. Il “premio di governabilità” è invece sostanzialmente un premio di maggioranza, ossia una quota di seggi aggiuntiva che viene data ai vincitori. Secondo la nuova versione della riforma della legge elettorale il premio di maggioranza verrà attribuito alla lista o alla coalizione che otterrà almeno il 42 per cento dei voti, e non più il 40 per cento come previsto nel testo iniziale. Per ottenere il premio la coalizione vincitrice dovrà ottenere il 42 per cento a livello nazionale sia alla Camera che al Senato, onde evitare che il premio di maggioranza scatti solo alla Camera. 

In ogni caso, l’entità del premio non cambia rispetto alla precedente versione della riforma: grazie al premio, la coalizione vincitrice otterrà 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Un’altra novità invece riguarda il numero massimo di seggi che i vincitori potranno raggiungere nelle due camere. La proposta iniziale prevedeva infatti che, compresi i seggi del premio, la coalizione vincitrice non poteva superare i 230 seggi alla Camera e i 114 al Senato. Nella nuova proposta, questo tetto massimo di seggi è stato abbassato: 220 alla Camera e 113 al Senato.

La scelta di alzare la soglia per ottenere il premio di maggioranza e di abbassare il tetto massimo di seggi ottenibili va incontro ai dubbi espressi dagli esperti durante le audizioni proprio sull’entità del premio, giudicato da alcuni come eccessivo e troppo distorsivo rispetto al voto degli elettori.

Niente ballottaggio

L’altra novità principale è l’eliminazione del ballottaggio. Nella versione iniziale della proposta di riforma, se nessuna lista o coalizione otteneva almeno il 40 per cento dei voti per ottenere il premio di governabilità, la proposta di riforma prevedeva la possibilità di un secondo turno di ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate, per stabilire a chi assegnare il premio. Il ballottaggio però non scattava in automatico, perché era necessario che entrambe le liste o coalizioni avessero ottenuto al primo turno almeno il 35 per cento dei voti. Se nessuna delle due liste o coalizioni aveva raggiunto questa percentuale di voti, il ballottaggio non si teneva e i seggi da attribuire con il premio di maggioranza venivano ripartiti in modo proporzionale tra tutte le liste.

Come evidenziato da alcuni esperti nelle audizioni, il ballottaggio in questo modo poteva portare ad alcune situazioni paradossali. Per esempio, una coalizione al 39 per cento poteva non accedere al ballottaggio se la principale concorrente era sotto il 35 per cento, mentre una al 35 per cento poteva partecipare se l’avversaria era al 35,5 per cento. «Abbiamo eliminato il ballottaggio per evitare che potesse creare problemi e magari essere bocciato dalla Corte Costituzionale», ha ammesso a Pagella Politica un altro dei relatori del provvedimento, il deputato della Lega Igor Giancarlo Iezzi. 

Stando alla nuova proposta, dunque, se nessuna lista dovesse superare la soglia del premio del 42 per cento, nessuno otterrebbe il premio di maggioranza e i seggi attribuibili con il premio verrebbero redistribuiti in modo proporzionale tra tutte le liste che superano il 3 per cento dei voti a livello nazionale, ossia la soglia di sbarramento.

Soglia di sbarramento invariata

Nella nuova proposta di legge elettorale la soglia di sbarramento, ossia quella sotto la quale non si ottengono seggi, non è cambiata. Per eleggere rappresentanti in Parlamento bisognerà superare la soglia di sbarramento a livello nazionale, fissata per le liste singole al 3 per cento dei voti. Come nel testo iniziale, la nuova versione prevede comunque un’eccezione a questa regola: nelle coalizioni che ottengono almeno il 10 per cento dei voti ottiene seggi anche la prima lista che non ha ottenuto il 3 per cento. Prendiamo per esempio la coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. Se la coalizione supera il 10 per cento e Noi Moderati ottenesse il 2,9 per cento, il partito di Maurizio Lupi potrebbe comunque eleggere parlamentari. In sostanza, questa eccezione è praticamente un incentivo ai partiti più piccoli a coalizzarsi con altri più grandi.

Un sistema elettorale a parte è poi previsto per il Trentino-Alto Adige e per la Valle d’Aosta, per consentire l’adeguata rappresentanza delle minoranze linguistiche.

Niente preferenze

Un’altra cosa che non è cambiata rispetto alla proposta iniziale sono le cosiddette “liste bloccate”, ossia il fatto che gli elettori non potranno esprimere preferenze per i candidati al Parlamento.

In base alla proposta, l’Italia sarà suddivisa in collegi plurinominali e circoscrizioni. Nei collegi plurinominali, ossia piccole porzioni di territorio, i partiti – che possono coalizzarsi tra loro – presentano una lista di candidati e riceveranno un numero di seggi in Parlamento in proporzione al numero di voti ricevuti. Gli elettori non potranno indicare preferenze sui nomi dei candidati, che sono eletti in base all’ordine dei nomi sulle liste presentate dai partiti. Gli elettori non potranno esprimere preferenze nemmeno per i candidati nelle liste circoscrizionali, ossia quelle che serviranno ad attribuire l’eventuale premio di maggioranza, e che nella scheda elettorale saranno posizionate in basso e saranno comuni per tutte le liste che fanno parte di una coalizione (vedi modello in basso). 

Più nel dettaglio, ogni elettore riceverà una scheda per la Camera e una per il Senato su cui saranno riportati i simboli di ogni lista. A fianco ai simboli non ci sarà il nome del leader del partito o della coalizione, che però dovrà essere comunque dichiarato al momento della presentazione delle liste. Sulla scheda a fianco a ciascun simbolo ci sarà un rettangolo con all’interno i nomi dei candidati della lista nel collegio plurinominale in cui vota l’elettore e in basso un altro rettangolo con lista di candidati circoscrizionale per l’eventuale premio di governabilità. Nel caso delle coalizioni, i simboli delle varie liste e i candidati associati saranno raggruppati in un unico riquadro più ampio. 

Ogni elettore potrà votare in tre modi diversi: barrando il simbolo di una lista; barrando il rettangolo della lista “circoscrizionale” collegata a una lista o a una coalizione; oppure barrando sia il simbolo di una lista sia la lista “circoscrizionale”. In questi ultimi due casi, se si tratta di una coalizione, i voti alla lista circoscrizionale saranno redistribuiti tra i partiti che compongono la coalizione in maniera proporzionale.
Modello di scheda elettorale per l’elezione della Camera dei deputati secondo la nuova proposta del centrodestra  – Fonte: Camera dei deputati
Modello di scheda elettorale per l’elezione della Camera dei deputati secondo la nuova proposta del centrodestra – Fonte: Camera dei deputati

La strategia del centrodestra

Al di là dei contenuti della nuova proposta, la possibilità che la maggioranza stesse elaborando un nuovo testo per sostituire il precedente era emersa lo scorso 21 maggio, anticipata dall’agenzia Ansa

In quel caso, dopo la pubblicazione di quella notizia, alcuni deputati dei partiti di maggioranza erano rimasti vaghi su questa possibilità. Per esempio, interpellato da Pagella Politica, il deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio – tra coloro che avevano firmato la proposta iniziale – aveva smentito che la maggioranza stesse elaborando un nuovo testo di riforma elettorale. 

In seguito, per circa una settimana, il centrodestra ha mantenuto un sostanziale riserbo sulla propria strategia, non facendo trapelare altri dettagli. La mattina del 27 maggio, però, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi ha fatto circolare tramite i suoi collaboratori una nota in cui di fatto ammetteva che la maggioranza avrebbe presentato il nuovo testo. «Serve una legge elettorale che dia finalmente chiarezza agli elettori e stabilità. Oggi presenteremo un testo base che va in questa direzione: soglia al 42 per cento per il premio di maggioranza, superamento dei ballottaggi e, se nessuno raggiunge la soglia, una ripartizione proporzionale. Per Noi Moderati è centrale il tema delle preferenze: i cittadini devono poter scegliere i propri rappresentanti, non avere parlamentari nominati. È un modello che già funziona nelle elezioni regionali e che rende immediato chi vince e chi governa», si legge nella nota inviata. Le preferenze, però, come abbiamo visto non sono state incluse nel nuovo documento, sebbene oltre a Noi Moderati anche Fratelli d’Italia avesse promesso di introdurle. Tra l’altro, in passato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva più volte criticato le vecchie leggi elettorali per l’assenza proprio delle preferenze.
Comunque, durante la discussione di ieri in Commissione Affari costituzionali il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo del partito ha giustificato il nuovo testo spiegando che la maggioranza si è fatta carico di inserire correttivi anche per conto delle opposizioni. «Abbiamo aspettato che terminasse la discussione generale prima di depositare il testo e abbiamo anche accolto alcune indicazioni delle opposizioni», ha detto Donzelli. Secondo i partiti di opposizione invece la scelta della maggioranza è una forzatura, perché secondo loro il centrodestra vorrebbe sostanzialmente tirare dritto per un’approvazione veloce della riforma, senza lasciare spazio alla discussione di emendamenti. «La scelta di portare il provvedimento in aula già il 26 giugno rischia di comprimere in modo significativo il lavoro parlamentare e di impedire un esame approfondito e trasparente. Per questo avevamo chiesto nella capigruppo di oggi di garantire tempi adeguati per l’approdo in aula. Mi rivolgo di nuovo al presidente Fontana per rinnovare questa richiesta», ha commentato la capogruppo del Partito Democratico alla Camera Chiara Braga. 

Che l’intenzione della maggioranza sia stata quella di velocizzare i tempi dell’esame della proposta è stata confermata a Pagella Politica anche dallo stesso Battilocchio, che ha escluso che la maggioranza presenterà emendamenti al nuovo testo. Insomma, con tutta probabilità nell’esame in commissione della nuova proposta saranno solo le opposizioni a presentare emendamenti, e la possibilità che questi siano poi tutti bocciati è alta. L’intenzione del centrodestra è arrivare all’approvazione del testo della legge elettorale alla Camera entro luglio, per poi approvarla al Senato entro l’autunno.

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