Il Parlamento se la prende comoda per il referendum

Secondo una prassi ormai consolidata, le aule di Camera e Senato rimarranno ferme fino a dopo il voto sulla riforma della giustizia, mentre i lavori delle commissioni saranno ridotti
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
«È un po’ come quando si dice “ormai lo facciamo dopo Natale”, per il referendum è la stessa cosa». Così, con un velo di ironia, il deputato del Partito Democratico Matteo Mauri, ha descritto a Pagella Politica la situazione dei lavori in Parlamento nei prossimi giorni, a poco più di una settimana dal referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Anche per il referendum sulla giustizia, infatti, come per quelli su cittadinanza e lavoro dello scorso anno, la Camera e il Senato rallenteranno i propri lavori per dare la possibilità a deputati e senatori di fare campagna referendaria per il Sì o per il No. Tutto (o quasi) rimandato a dopo il referendum. E così, alla Camera i lavori dell’aula sono terminati ufficialmente venerdì 13 marzo con una serie di interpellanze al governo, per poi riprendere ufficialmente martedì 24 marzo, quando inizierà la discussione di alcuni disegni di legge, tra cui la ratifica di diversi accordi internazionali e il disegno di legge di riforma della Costituzione per dare più poteri al comune di Roma. Questa non è una proposta del tutto nuova, visto che da tempo si parla della possibilità di assegnare alla città di Roma più poteri, simili a quelli di una regione, per poter gestire meglio il suo territorio. Finora, però, le varie proposte presentate in Parlamento non hanno mai avuto fortuna. 

Se l’aula della Camera interromperà del tutto i lavori fino al 24 marzo, il discorso è un po’ diverso per le commissioni, visto che, come hanno confermato fonti parlamentari a Pagella Politica, continueranno a riunirsi, ma più che altro per audizioni di esperti su determinati argomenti in discussione. Le commissioni parlamentari sono piccole “assemblee” dove i deputati, così come i senatori, esaminano e modificano le proposte di legge prima che siano votate in aula. 

Al Senato il discorso è simile alla Camera. L’aula del Senato ha concluso di fatto i lavori già giovedì 12 marzo, con l’informativa del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso sulla situazione dell’ILVA e il question time, oltre che con Urso anche con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone. Tra l’altro, già nella seduta di giovedì i senatori presenti in aula erano molto pochi, complici gli eventi di campagna elettorale previsti in questi giorni. Basti pensare che i gruppi parlamentari di Camera e Senato di Fratelli d’Italia erano a Milano per un evento per il Sì insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre sul fronte opposto la segretaria del PD Elly Schlein è stata a Venezia con i principali esponenti del partito per fare campagna referendaria per il No.

L’assenza di tanti senatori, soprattutto di quelli dei partiti di maggioranza, ha suscitato qualche polemica. «Tutta la parte della maggioranza è vuota, ci sono solo due valorosi colleghi uno della Lega l’altro di Fratelli d’Italia. Questo la dice lunga su quanto sia interessata, non a noi, ma a quello che dice il governo», ha commentato per esempio in aula il presidente di Italia Viva Matteo Renzi durante il question time.  In realtà, come si nota dalle immagini di inizio dei lavori, nella giornata del 12 marzo c’è stata una scarsa presenza di senatori sia dei partiti di centrodestra (a sinistra nella foto in basso), sia quelli di opposizione (a destra). Stabilire con certezza quanti fossero presenti non è possibile, visto che nelle sedute senza votazioni il Senato, come la Camera, non registra le presenze precise dei singoli parlamentari.
L’aula del Senato all’inizio della seduta del 12 marzo 2026 – Fonte: WebTv Senato
L’aula del Senato all’inizio della seduta del 12 marzo 2026 – Fonte: WebTv Senato
Per quanto riguarda le commissioni del Senato il discorso è simile alla Camera. Nella settimana precedente al referendum i lavori saranno ridotti, e alcune commissioni, come la Commissione Affari costituzionali e la Commissione Bilancio non si riuniranno affatto.

Nel 2016, prima del referendum abrogativo sulle trivelle, l’aula della Camera è rimasta ferma dal 14 al 17 aprile, quella del Senato fino al giorno dopo, mentre hanno lavorato alcune commissioni. Nel 2022, in occasione dei referendum abrogativi sulla giustizia, l’aula della Camera è rimasta ferma dal 2 al 12 giugno, mentre quella del Senato dal 31 maggio al 13 giugno, sebbene in entrambi i casi siano proseguiti i lavori di alcune commissioni. Per le elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024, Camera e Senato avevano sospeso quasi del tutto i lavori dell’aula e delle commissioni per 12 giorni, dal 30 maggio al 10 giugno. Lo scorso anno invece, per i referendum su cittadinanza e lavoro dell’8 e 9 giugno 2025, l’aula della Camera è rimasta ferma dal 4 al 9 giugno, mentre il Senato un giorno in meno. In questo caso, le commissioni di entrambi i rami del Parlamento non si sono praticamente fermate, seppur i lavori siano stati ridotti.

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