Le posizioni dei partiti sull’attacco di Trump al Venezuela

Alcuni hanno cercato di giustificare l’operazione militare, altri l’hanno criticata e c’è chi non ha ancora preso una posizione definita
ANSA
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Nella notte di sabato 3 gennaio le forze armate degli Stati Uniti hanno compiuto un’operazione militare in Venezuela, con il bombardamento di diverse basi militari. In seguito, i militari statunitensi hanno arrestato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores, che sono stati trasferiti in una prigione a New York in attesa di un processo con l’accusa di narcoterrorismo. In una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio sempre di sabato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito «brillante» l’operazione militare e ha aggiunto che gli Stati Uniti gestiranno il Paese «fino a quando potremo farlo», in attesa di una transizione democratica «sicura». Su quest’ultimo aspetto ci torneremo meglio più avanti.

L’operazione statunitense e l’arresto di Maduro stanno facendo discutere la politica italiana, che si è divisa tra chi in qualche modo ha giustificato l’azione di Trump, chi l’ha condannata nettamente e chi non ha preso ancora una posizione ben definita.

Fratelli d’Italia e Forza Italia compatti

Poche ore dopo l’attacco degli Stati Uniti e l’arresto del presidente venezuelano, è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha commentato l’accaduto con una nota ufficiale. «L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto», ha scritto la presidente di Fratelli d’Italia. Maduro è presidente del Venezuela dal 2013 e negli anni diverse organizzazioni internazionali e associazioni umanitarie hanno denunciato violazioni dei diritti umani da parte del governo venenzuelano, detenzioni arbitrarie ed elezioni falsate per assicurare la continua rielezione dello stesso Maduro. Tra l’altro, da più di un anno, è detenuto in Venezuela il cooperante italiano Alberto Trentini nei confronti del quale non sono mai stati formulati capi di imputazione precisi e di cui si hanno pochissime notizie.

Alla luce di questa situazione, nella sua nota Meloni ha scritto che «coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari». Tuttavia, secondo la presidente del Consiglio, il governo considera «al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico». Il riferimento di Meloni è alle accuse che gli Stati Uniti muovono da tempo nei confronti di Maduro. Dal 2020 quest’ultimo è accusato dal governo e dalla giustizia statunitense di vari crimini, tra cui quello di favorire il traffico di droga a livello internazionale, in particolare dal Venezuela agli Stati Uniti.

La scelta di Trump di attaccare il Venezuela e arrestare Maduro è stata in qualche modo giustificata anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario di Forza Italia. «Noi riteniamo che l’uso di interventi militari non sia idoneo a risolvere le questioni ma allo stesso tempo è legittimo l’intervento statunitense vista la minaccia che loro intravedevano. E credo che questo emergerà nel corso del processo a Maduro», ha detto Tajani il 5 gennaio in un’intervista con la trasmissione radio Non Stop News su Rtl 102.5. Sulla legittimità dell’attacco di Trump al Venezuela ci sono comunque dubbi dal punto di vista del diritto internazionale, sollevati da osservatori ed esperti. Su questo ci torneremo meglio più avanti.

I dubbi della Lega

Non tutti i partiti che sostengono il governo Meloni hanno però espresso la stessa posizione sull’attacco di Trump al Venezuela e l’arresto del suo presidente.

Tra i partiti di centrodestra, la Lega è stato il partito che ha commentato meno la situazione nel Paese sudamericano e il leader Matteo Salvini, da tempo sostenitore delle politiche di Trump, è intervenuto sulla questione dopo diverse ore dall’operazione statunitense. «Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso il suo popolo. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro. Illuminanti al proposito le parole del Santo Padre, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto», ha scritto sui social Salvini, che è sembrato giustificare meno la scelta del presidente degli Stati Uniti.

Il centro diviso

Una posizione simile a quella di Salvini è stata presa da Azione e Italia Viva. 

«Il rovesciamento di Maduro è una buona notizia per il popolo venezuelano afflitto da una feroce dittatura. Il modo in cui è stato fatto desta però molta preoccupazione. Ci auguriamo che la situazione trovi subito una stabilizzazione con il coinvolgimento dell’opposizione venezuelana», ha scritto sui social il segretario di Azione Carlo Calenda. Anche il presidente di Italia Viva Matteo Renzi ha scritto che il «Venezuela senza Maduro è un Paese migliore», sebbene «le modalità con cui Trump interpreta il ruolo degli Stati Uniti sono ovviamente molto criticabili o discutibili». 

Tra i partiti di centro, un’opinione diversa è stata espressa dal segretario di Più Europa Riccardo Magi, che pur condannando il regime di Maduro, ha criticato apertamente la scelta di Trump. «Maduro è un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori, favorendo la corruzione. Ma l’attacco sferrato dagli Stati Uniti di Trump va oltre ogni limite rispetto alle legittime azioni che la comunità internazionale può e deve fare per operare pressioni sul regime di Maduro. L’attacco con le forze armate nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali e di far scivolare il mondo verso una ancor più pericolosa china», ha detto Magi.

Le critiche di PD, Movimento 5 Stelle e AVS

Gli altri partiti di opposizione, ossia il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, hanno espresso una posizione molto critica invece nei confronti dell’attacco di Trump. 

«La democrazia non si esporta con le bombe, questo la storia lo ha già dimostrato e con costi drammatici», ha detto per esempio la segretaria del PD Elly Schlein in una nota ufficiale, precisando che il suo partito ha comunque sempre criticato l’operato di Maduro, il suo regime e le violazioni dei diritti umani in Venezuela. Sulla stessa linea il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. «Il governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali. E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire», ha scritto sui social Conte, che ha criticato l’azione degli Stati Uniti e di Trump, «che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente». Secondo Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, «quello che sta avvenendo in Venezuela non ha nulla a che vedere con la difesa della democrazia e dei diritti umani. È una prova di forza geopolitica degli Stati Uniti per impossessarsi delle più grandi riserve di petrolio del pianeta». Secondo i dati più aggiornati pubblicati da Our World in Data, una piattaforma nata dalla cooperazione tra un team di ricercatori dell’Università di Oxford e l’organizzazione no-profit Global change data lab, nel 2020 il Venezuela era il Paese con le maggiori riserve al mondo di petrolio, pari a circa 41,5 miliardi di tonnellate, seguito dall’Arabia Saudita (40,6 miliardi di tonnellate) e dal Canada (22,9 miliardi di tonnellate).

In ogni caso, sull’attacco degli Stati Uniti al Venezuela ci sono dubbi dal punto di vista del diritto internazionale, sollevati da osservatori ed esperti. In un approfondimento pubblicato il 3 gennaio, i colleghi fact-checker di PolitiFact, hanno sottolineato l’assenza di preavviso al Congresso statunitense da parte di Trump sull’intenzione di attaccare il Venezuela, al contrario di quanto sarebbe invece previsto dalla Costituzione. 

Trump ha infatti deciso di attaccare il Venezuela senza il via libera da parte del Congresso statunitense, come avvenuto in altri casi nella storia degli Stati Uniti e come avvenuto a giugno del 2025 con il bombardamento ordinato contro l’Iran. Tra l’altro, la carta delle Nazioni Unite, di cui gli Stati Uniti sono membri, vieta (art. 2) l’uso della forza militare contro altri Stati, salvo su autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (art. 42) o per legittima difesa (art. 51). Il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha detto che l’operazione in Venezuela è giustificata da motivi di «law enforcement», ossia per motivi di polizia, per catturare Maduro che è ricercato dalle autorità statunitensi. Secondo alcuni esperti, però, questa giustificazione non è sufficiente per giustificare un attacco di tale portata e la scelta di Trump di scalvare il Congresso. «L’azione contro il Venezuela è manifestamente illegale secondo il diritto internazionale e non può plausibilmente o secondo alcuno standard ragionevole essere caratterizzata come un’azione di applicazione della legge», ha detto per esempio al sito di informazione statunitense Politico l’esperto di diritto internazionale Philippe Sands.
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