Il 5 marzo, ospite di Non Stop News su RTL 102.5, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sostenuto che la magistratura italiana starebbe di fatto impedendo il funzionamento del centro di permanenza per i rimpatri (CPR) realizzato a Gjadër, in Albania. Nello specifico, Meloni ha richiamato il caso di un migrante il cui trattenimento nel centro albanese non sarebbe stato convalidato dai giudici perché, nel frattempo, aveva presentato una domanda di protezione internazionale. «Cioè a uno che è entrato clandestinamente in Italia, si è messo a spacciare, ha violentato una donna in gruppo, noi non lo possiamo trattenere, non lo possiamo mandare in Albania, non lo possiamo rimpatriare e quasi quasi gli dobbiamo dare la protezione internazionale», ha detto Meloni durante l’intervista. Lo stesso giorno, Fratelli d’Italia ha pubblicato sui social un post per raccontare «chi è il migrante graziato dalle toghe di cui parla la Meloni», elencando i reati riportati da un articolo de Il Giornale e chiedendo anche ai cittadini di votare Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
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Perché è troppo facile dire che l’Italia deve “fare come la Spagna”