Sui presunti soldi in più all’agricoltura Meloni la fa troppo semplice

I «45 miliardi» in più citati dalla presidente del Consiglio non sono nuovi fondi, ma risorse anticipate del futuro bilancio Ue
Alberto Pizzoli/AFP
Alberto Pizzoli/AFP
Il 6 gennaio, con una nota ufficiale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto «con soddisfazione» la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di modificare il nuovo bilancio dell’Unione europea. Secondo Meloni, questa proposta renderà «disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune (PAC)», accogliendo le richieste degli agricoltori italiani. Questa iniziativa metterà così «a disposizione risorse aggiuntive», una scelta che Meloni ha definito «un passo in avanti positivo e significativo nel negoziato che porterà al nuovo bilancio UE».

In realtà, quei «45 miliardi» non sono nuovi fondi aggiunti alla PAC, ma risorse che la Commissione Ue propone di rendere disponibili prima rispetto a quanto previsto dalle regole attuali, e la loro effettiva destinazione all’agricoltura dipenderà dalle decisioni dei singoli governi nazionali.

L’importanza dell’agricoltura nel bilancio Ue

Il bilancio dell’Unione europea si chiama “Quadro finanziario pluriennale”. È un piano che dura sette anni e stabilisce due cose fondamentali: quanto l’Ue può spendere complessivamente ogni anno e come queste risorse vengono distribuite tra le grandi politiche europee, come l’agricoltura, i fondi per le regioni, la ricerca o la transizione ecologica. Il nuovo “Quadro finanziario pluriennale” riguarda il periodo 2028-2034 e servirà a sostituire quello attualmente in vigore, che copre gli anni 2021-2027. 

La Commissione Ue ha presentato la sua proposta di nuovo bilancio a luglio 2025, che deve essere ancora approvata in via definitiva. 

All’interno di questo bilancio, una delle voci più importanti è la Politica agricola comune, che nella proposta della Commissione per il periodo 2028-2034 ammonta complessivamente a 293,7 miliardi di euro, cifra che non è stata modificata. La PAC è l’insieme di sussidi e interventi finanziati a livello europeo con cui l’Ue sostiene direttamente il reddito degli agricoltori degli Stati membri, compensa le difficoltà dei mercati agricoli e finanzia lo sviluppo delle aree rurali, riducendo così le differenze tra Paesi e garantendo una base economica comune al settore primario.

Negli ultimi mesi il tema è diventato ancora più sensibile per due motivi. Da un lato, in molti Paesi europei, compresa l’Italia, ci sono state proteste degli agricoltori, che chiedono più tutele e maggiori risorse. Dall’altro lato, l’Ue sta cercando di chiudere l’accordo commerciale con i Paesi sudamericani del Mercosur, un’intesa che secondo una parte del mondo agricolo rischia di aumentare la concorrenza sui prodotti europei. In questo contesto, la Commissione Ue ha cercato di rassicurare i governi e le categorie agricole promettendo maggiore flessibilità e sostegno. Le rassicurazioni sulla PAC si inseriscono quindi anche in un tentativo politico della Commissione Ue di ridurre le resistenze all’accordo commerciale, in particolare nei Paesi più critici, tra cui c’è l’Italia.

L’8 gennaio, in un’intervista con Il Sole 24 Ore, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha detto che sulla firma dell’accordo con il Mercosur «manca l’ultimo miglio». «I nostri diplomatici stanno verificando che le garanzie ottenute oggi siano supportate da elementi tecnici e politici», ha dichiarato Lollobrigida, aggiungendo: «Occorre garantire che i prodotti agricoli dei paesi Terzi e importati in Europa rispettino le medesime regole sulla sicurezza alimentare imposte ai produttori Ue».

La proposta della Commissione Ue

È in questo quadro che si inserisce quanto accaduto il 6 gennaio. In una lettera indirizzata ai presidenti del Consiglio europeo e del Parlamento europeo, von der Leyen ha proposto una modifica tecnica al funzionamento della PAC nel futuro bilancio 2028-2034. In particolare, la Commissione Ue ha suggerito di consentire agli Stati membri di utilizzare fin dall’inizio del periodo una parte delle risorse che, secondo le regole ordinarie, sarebbero state disponibili solo più avanti, durante la cosiddetta “revisione di metà periodo” del bilancio. Questa revisione è il momento, previsto a metà dei sette anni del bilancio europeo, in cui l’Ue rivede le proprie priorità di spesa e può riallocare o sbloccare una parte delle risorse messe inizialmente da parte per far fronte a nuove esigenze o imprevisti.

Nello specifico, la modifica proposta dalla Commissione Ue riguarda l’articolo 14 del regolamento sul bilancio e permetterebbe di sbloccare già nel 2028 fino a due terzi delle risorse che altrimenti sarebbero state accessibili solo dal 2031.

Questa anticipazione riguarda una somma stimata in circa 45 miliardi di euro. Si tratta quindi di fondi che restano all’interno del budget complessivo già previsto per la PAC, ma che verrebbero resi spendibili prima, invece di essere sbloccati solo dopo alcuni anni. Non si tratta però di un obbligo: ogni Stato membro potrà decidere se destinare tutte queste risorse all’agricoltura, solo una parte, oppure nessuna.

Secondo fonti stampa, per l’Italia l’importo potenzialmente anticipabile si aggira intorno ai 5 miliardi di euro (stiamo parlando di una stima teorica, non di una somma già assegnata).

Perché Meloni la fa semplice

Ed è qui che sta l’imprecisione nelle parole di Meloni. Quando la presidente del Consiglio parla di «ulteriori 45 miliardi» e di «risorse aggiuntive», lascia intendere che si tratti di nuovi soldi in più messi sul piatto per l’agricoltura. Dai documenti della Commissione Ue, però, emerge che non è così: il totale delle risorse destinate alla PAC non aumenta di 45 miliardi, ma cambia il momento in cui una parte di quei fondi può essere utilizzata.

In altre parole, la proposta di von der Leyen non aggiunge nuovi finanziamenti al bilancio agricolo dell’Ue, ma anticipa la disponibilità di risorse già previste, rendendole accessibili fin dall’avvio del nuovo Quadro finanziario pluriennale. Parlare di “soldi in più”, quindi, è una semplificazione che non restituisce correttamente il contenuto della proposta.

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