Pubblicato: giovedì 24 dicembre 2020
Photo: Ansa
Manuale di conversazione con i parenti sostenitori del governo

Milioni di italiani stanno per festeggiare in famiglia le vacanze natalizie, anche se con molte restrizioni per limitare la diffusione del coronavirus. Ed è proprio in questo periodo dell’anno che spesso i pranzi e le cene tra parenti si trasformano in accesi dibattiti politici, con i sostenitori del governo da un lato, e quelli dell’opposizione dall’altro.

Abbiamo deciso di raccogliere in una guida i cavalli di battaglia più errati o fuorvianti della maggioranza Pd-M5s-Iv-LeU da un lato e quelli dell’alleanza di centrodestra dall’altro, così da permettere ai nostri lettori di arrivare pronti e informati a tavola.

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In questo manuale di conversazione ci concentriamo sugli schieramenti che sostengono la maggioranza di governo: Movimento 5 stelle, Partito democratico, Italia viva e Liberi e uguali. Che cosa non torna in quello che ripetono da mesi politici come il presidente del Consiglio Giuseppe Conte o i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia?

– Leggi anche: Manuale di conversazione con i parenti di centrodestra

La gestione dell’emergenza coronavirus

Come abbiamo fatto per l’opposizione, anche qui è inevitabile partire dalla crisi economica e sanitaria causata dalla Covid-19. Da quanto è iniziata la pandemia, la tendenza del governo è stata quella di rivendicare primati, europei e non solo, sulla sua buona gestione dell’emergenza. Molti di questi sedicenti record, però, non reggono alla prova dei fatti.

Per esempio, alla fine della prima ondata, Conte e Boccia hanno detto che l’Italia aveva il primato di tamponi fatti, cosa per nulla vera (e non lo è neppure in questa seconda ondata). Oppure, a fine ottobre, la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha dichiarato in tv che nessun Paese al mondo, fatta eccezione per l’Italia, aveva regole specifiche per le varie attività economiche: anche questo per nulla vero.

Spesso esponenti di primo piano del governo hanno poi fatto annunci quasi del tutto irrealistici, per trarre conclusioni scorrette. Di recente, è stato questo il caso sempre di Conte e del ministro Speranza. Nel pieno della seconda ondata, il primo ha detto che il tracciamento dei contatti stava funzionando «bene», nonostante i numeri dicessero l’esatto contrario, mentre il secondo ha difeso – a torto – la trasparenza del governo nel comunicare i dati, che però ancora oggi non sono divulgati in un formato facilmente accessibile a osservatori indipendenti. Anche nella gestione dei vaccini, non sono mancate comunicazioni poco chiare e fuorvianti.

I numeri raccolti dalle autorità internazionali suggeriscono poi che il nostro Paese sia tra quelli con i dati peggiori, per esempio, sui decessi da Covid-19, ma come abbiamo spiegato più volte queste classifiche vanno prese con molta cautela.

I soldi del Recovery fund

Uno dei traguardi di cui si vanta maggiormente il governo è l’accordo in sede europea per la creazione del Next generation Eu, il fondo da 750 miliardi di euro noto in Italia anche con il nome di Recovery fund. Secondo le stime più recenti, al nostro Paese dovrebbero arrivare circa 209 miliardi di euro, di cui 82 in sussidi a fondo perduto e 127 in prestiti.

In primo luogo, va sottolineato che questi soldi sono aiuti con forti condizioni (per esempio, rispettare le raccomandazioni della Commissione Ue), addirittura maggiori rispetto a quelle previste per accedere al Pandemic crisis support del Mes. E non è ancora chiaro con precisione quando arriveranno queste risorse.

In secondo luogo, tra ottobre e settembre l’Italia è stato l’unico dei grandi Paesi Ue (Francia, Germania e Spagna) a lavorare in segreto, per così dire, sul piano con cui dovrà dire all’Ue come intende spendere gli oltre 200 miliardi del Next generation Eu. Questo ha creato non pochi malumori all’interno della maggioranza dell’esecutivo, e in particolare in Italia viva.

Negli ultimi giorni, il partito di Matteo Renzi ha minacciato la crisi di governo, ma a differenza di quello che dicono alcuni suoi esponenti – come il deputato Michele Anzaldi – non è vero che, se si andasse al voto, Iv prenderebbe lo stesso numero di parlamentari che ha oggi.

Le modifiche ai decreti “Sicurezza”

Il 18 dicembre il Senato ha invece approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto “Immigrazione”, che ha modificato diverse misure contenute nei due decreti “Sicurezza” fortemente voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini (e firmati all’epoca anche dall’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte).

Il decreto era stato votato nella sera del 5 ottobre dal Consiglio dei ministri, 428 giorni dopo la firma del Programma di governo, in cui i partiti della maggioranza si erano impegnati a «rivisitare» i provvedimenti di Salvini.

Negli ultimi giorni, diversi esponenti del Pd hanno ripetuto che ora i vecchi decreti “Sicurezza” non esistono più. È vero che sono state introdotte novità significative, come il ripristino di una forma di protezione molto simile a quella umanitaria e di un sistema di accoglienza diffusa, ma non è vero che i decreti di Salvini sono stati «cancellati».

I risultati del reddito di cittadinanza

Sul fronte del Movimento 5 stelle, uno dei Leitmotiv di questo 2020 sono stati i risultati associati al reddito di cittadinanza, troppo spesso però smentiti alla prova dei nostri fact-checking.

Per esempio, diffidate dai parenti che dovessero ripetere che, grazie al sussidio, hanno trovato lavoro oltre 350 mila persone, o che sono uscite dalla povertà oltre un milione e 700 mila famiglie. Da un lato, non è possibile sapere con precisione quali sono stati finora i risultati delle politiche attive sul lavoro del reddito di cittadinanza; dall’altro lato, sebbene nel 2019 la povertà assoluta si sia effettivamente ridotta rispetto al 2018, il calo non è stato di 1,7 milioni, ma di circa 150 mila famiglie. Inoltre è scorretto equiparare il numero dei percettori del reddito di cittadinanza con quello delle famiglie povere in Italia: i due insiemi non sono del tutto sovrapponibili (anche per problemi nel modo in cui è stato pensato il provvedimento).

D’altra parte, diffidate anche da chi dice che 1,5 milioni di beneficiari del sussidio sono evasori fiscali: questo dato è molto probabilmente frutto di un fraintendimento, come abbiamo spiegato nel dettaglio a settembre.

In generale, il M5s tende spesso a esagerare i meriti dei suoi provvedimenti, a volte commettendo anche solo semplici errori di matematica. Per esempio, di recente l’ex capo politico del M5s Luigi Di Maio ha scritto sui social che il decreto “Dignità” ha evitato «2 milioni di licenziamenti» durante l’emergenza Covid-19, convertendo a tempo indeterminato il «300 per cento» dei contratti a tempo determinato. Un risultato del tutto impossibile, poi corretto da Di Maio con un altro errore, questa volta smentito dalle statistiche ufficiali dell’Inps. Tra agosto 2018 – mese successivo all’approvazione del decreto “Dignità” – e luglio 2020, le trasformazioni da determinato a indeterminato sono state circa 1,2 milioni; oltre il 60 per cento in più dello stesso periodo a cavallo tra 2016 e 2018, e non il +300 per cento, come detto da Di Maio.

La lotta ai cambiamenti climatici

Infine, vediamo quanto fatto finora dal governo sul tema dell’emergenza climatica. Secondo la bozza del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, l’esecutivo è intenzionato a investire oltre 74 miliardi di euro di aiuti europei per la «rivoluzione verde e transizione ecologica».

Durante il 2020, diversi esponenti della maggioranza hanno però rivendicato primati del nostro Paese non supportati dai fatti in tema di ambiente. Per esempio, a inizio gennaio il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5s) ha detto che grazie alle «molteplici riforme» del ministro dell’Ambiente Sergio Costa «siamo in assoluto tra i Paesi più verdi al mondo», meritandosi un “Pinocchio andante”. Identico verdetto è toccato pochi giorni dopo allo stesso ministro Costa, secondo cui l’Italia avrebbe approvato «la prima legge europea», ossia il decreto “Clima”, «incentrata solamente sul contrasto ai cambiamenti climatici». Anche qui, una forte esagerazione.

L’11 dicembre scorso, invece, il presidente del Consiglio Conte ha dichiarato che il nostro Paese è tra i più «virtuosi» nella riduzione delle emissioni di Co2. Le evidenze dicono un’altra cosa: a livello nazionale (ma anche europeo) stiamo ancora facendo davvero troppo poco per contenere l’aumento medio delle temperature e per adattarci alle ormai – in parte – inevitabili conseguenze causate dal riscaldamento globale.

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