Pubblicato: giovedì 10 dicembre 2020
No, 17 miliardi del Recovery fund non vanno solo alla «parità di genere»

Il 9 dicembre, il leader della Lega Matteo Salvini ha scritto su Facebook che il piano del governo per l’utilizzo Recovery Fund prevede come «ultima voce» la sanità con «appena 9 miliardi», mentre il «doppio» delle risorse andrebbero alla «parità di genere».

Con il commento, Salvini ha postato anche una grafica del Tg5 in cui vengono elencate tutte le voci di spesa contenute nel Recovery Plan: agli ultimi due posti ci sarebbero la «parità di genere», con «17,1 miliardi», e la «sanità», con «9 miliardi».

Il post di Salvini è poi stato rilanciato da numerosi parlamentari leghisti, con o senza grafica.

Abbiamo verificato e il segretario della Lega riporta un’informazione corretta sulle risorse previste per la sanità. Ma dire che alla parità di genere andranno 17,1 miliardi di euro è invece sbagliato: le risorse in questione riguardano iniziative dedicate, per esempio, anche ai giovani, alle politiche del lavoro e all’inclusione sociale.

Ma vediamo nel dettaglio perché Salvini è impreciso.

Il “Piano nazionale di ripresa e resilienza”

Il 16 settembre il governo ha trasmesso alla camere le linee guida per il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr), poi approvate il 13 ottobre. Dal 15 ottobre è poi iniziata l’interlocuzione con la Commissione europea.

Ricordiamo che cos’è questo piano: per beneficiare dei fondi del Recovery and resilience facility –la parte più consistente del Next Generation Eu, il fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro – gli Stati membri dovranno presentare i propri piani nazionali (qui la guida della Commissione europea per la stesura dei piani). I programmi devono individuare obiettivi di investimento e di riforma sulla base dei criteri suggeriti dall’Ue. La scadenza per la presentazione di questi piani, come si legge sul sito della Commissione Ue, è il 30 aprile 2021.

Dopo mesi di riservatezza in cui del Recovery plan italiano si conoscevano solo le linee guida e poco altro, nei giorni passati è trapelata una bozza del Pnrr, aggiornata al 6 dicembre 2020. Oltre a descrivere le missioni su cui l’Italia punterà per il rilancio dell’economia nei prossimi anni, il documento contiene un’informazione chiave finora mancante: la suddivisione delle risorse.

Come riassume la bozza, l’Italia nel periodo 2021-26 «potrà accedere a circa 65,4 miliardi di euro di sovvenzioni e 127,6 miliardi di euro di prestiti», per un totale di 193 miliardi finanziati dal Recovery and resilience facility, che salgono a circa 209 miliardi se si considerano anche le altre voci del Next Generation Eu destinate al nostro Paese. Secondo le ultime stime ufficiose – si legge in una nota della bozza – i miliardi provenienti dal Recovery and resilience facility potrebbero essere un po’ di più, intorno ai 196.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si articolerà in sei “missioni”: 1) digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) parità di genere, coesione sociale e territoriale; 6) salute.

Già da questo elenco è possibile notare che la “parità di genere” rientra in una più ampia categoria, comprensiva di “coesione sociale e territoriale” (su questo punto ci torneremo meglio tra poco).

Questo aspetto è ancora più evidente nello schema (Grafico 1) nel quale alle missioni vengono affiancati i saldi finanziari. Le cifre corrispondono a quelle inserite nella grafica del Tg5 e rilanciate da Salvini. Ma gli ambiti sono più articolati di quelli riassunti nell’elenco del telegiornale, molto probabilmente per ragioni di spazio.

Nello specifico, si prevedono 48,7 miliardi per la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura; 74,3 miliardi per la rivoluzione verde e la transizione ecologica; 19,2 miliardi per le infrastrutture e la mobilità sostenibile; e 9 miliardi per la sanità.

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Grafico 1: Struttura del Piano nazionale di ripresa e resilienza e saldi finanziari - Fonte: Bozza del Piano di ripresa e resilienza aggiornata al 6 dicembre 2020

Come abbiamo già anticipato, 17,1 miliardi (quasi il doppio della sanità) non sono destinati solo alle iniziative per “parità di genere” ma anche alla “coesione sociale e territoriale”. Di questi 17 miliardi, in particolare, solo 4,2 sono mirati alla parità di genere. Il resto è diviso fra le voci «giovani e politiche del lavoro», «vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore» e «interventi speciali di coesione territoriale».

Ricapitolando: il leader della Lega dice correttamente che alla sanità andranno – almeno secondo la bozza aggiornata al 6 dicembre – 9 miliardi di euro, la cifra più bassa fra le sei “missioni” programmate dal Recovery plan. Non è invece vero che il doppio verrà speso solo per la parità di genere.

Vediamo più nello specifico per che tipo di investimenti sono previsti gli oltre 17 miliardi che il leader della Lega attribuisce erroneamente alla “parità di genere”.

Non solo “parità di genere”

Prima di elencare la varietà di ambiti a cui verranno destinati i 17 miliardi in questione, è importante precisare che la “parità di genere” non è un tema ideologico, bensì un problema che incide in maniera significativa sull’economia del Paese.

Come ricorda la bozza del Piano nazionale, «le disparità di genere nel mondo del lavoro e nella vita sociale sono un problema strutturale che vede l’Italia in ritardo nei confronti degli altri Paesi europei». Uno dei più gravi è il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro. «Il tasso di occupazione femminile in Italia, nel 2019 – sottolinea la bozza – è ancora molto basso (50,1%) e inferiore di 17,9 punti percentuali di quello maschile». Le cifre corrispondono ai dati Istat/Eurostat forniti per il 2019.

Non è inoltre secondario che la stessa Commissione europea abbia indicato esplicitamente la parità di genere fra gli obiettivi da finanziare con il Next Generation Eu.

La missione “Parità di genere, coesione sociale e territoriale”prevede per la parità di genere 4,2 miliardi dei 17,1 miliardi totali. Queste risorse puntano innanzitutto a incoraggiare l’occupazione femminile, ad esempio con investimenti per potenziare l'offerta di asili nido, servizi per la cura degli anziani e dei portatori di handicap (il lavoro di cura è principalmente a carico delle donne) e interventi per favorire l’imprenditorialità femminile.

Nell’ambito della stessa missione, 3,2 miliardi vanno ai “Giovani e le politiche del lavoro” e dunque a varie iniziative, quali il potenziamento dei centri per l’impiego e le attività di orientamento e formazione, la decontribuzione per i datori di lavoro che assumano under 35, programmi di formazione continua e il rafforzamento del servizio civile universale.

La terza componente, “Vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore”, contiene ambiti molto diversi fra loro e assorbirà 5,9 miliardi (la fetta maggiore dei 17,1 investiti nella “missione”). Questo capitolo di spesa spazia dai servizi socio-assistenziali alla promozione dello sport per i giovani nelle periferie, passando dai programmi per l’edilizia residenziale pubblica.

Infine 3,8 miliardi spetteranno alla coesione territoriale, ossia allo sviluppo delle aree meno sviluppate del Paese. In questo ambito si ritrovano, fra gli altri progetti, il piano per la resilienza delle aree interne e montane, un piano per le aree dei terremoti 2009 e 2016, un piano energia per la Sardegna e le piccole isole e investimenti per creare nuovi poli di eccellenza al Sud.

In conclusione

Il leader della Lega Matteo Salvini ha scritto che il piano del governo per l’utilizzo dei fondi del Recovery fund prevede come ultima voce la «sanità» con 9 miliardi, mentre oltre 17 miliardi di euro andrebbero alla «parità di genere».

Con il commento, Salvini ha postato una grafica del Tg5 in cui vengono elencate tutte le voci di spesa del Recovery plan, il piano con cui l’Italia spiega all’europa come intende spendere le risorse comunitarie.

Il segretario della Lega dice correttamente che alla sanità andranno – almeno secondo la bozza del piano aggiornata al 6 dicembre – 9 miliardi di euro, la cifra più bassa fra le sei “missioni” programmate dal Recovery Plan. Non è invece vero che il doppio verrà speso solo per la parità di genere.

Sono infatti previsti 17,1 miliardi di euro per la missione “Parità di genere, coesione sociale e territoriale”. Com’è evidente già dal titolo, le risorse non andranno interamente alle sole iniziative per la parità di genere, a cui sono invece destinati 4,2 miliardi.

Il resto degli oltre 17 miliardi della missione sono divisi fra ambiti molto diversi fra loro: dagli incentivi all’occupazione giovanile alle case popolari, dal sostegno ai servizi socio-assistenziali allo sport nelle periferie.

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