Il Sì sta avendo più spazio del No in televisione

I dati Agcom più aggiornati mostrano che negli ultimi giorni c’è una presenza maggiore dei favorevoli alla riforma nei notiziari e nei programmi di approfondimento
Ansa
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In questi ultimi giorni di campagna referendaria la presenza di esponenti del Sì e del No sui mezzi di informazione è aumentata parecchio, anche perché i politici non stanno usando solo i media “tradizionali” per veicolare messaggi politici, come testimonia la presenza della stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Pulp Podcast, il podcast di Fedez.

Ma se online non esistono regole precise, le televisioni e le radio devono rispettare la cosiddetta par condicio e mantenere un certo equilibrio tra gli schieramenti, per garantire che le posizioni del Sì e del No siano trattate in modo imparziale. A vigilare sul rispetto di queste regole è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), che periodicamente pubblica i dati sul tempo che le trasmissioni televisive dei principali canali hanno dedicato al Sì e al No. 

I dati più recenti sono stati pubblicati dall’autorità il 18 marzo e fanno riferimento al periodo tra l’8 e il 14 marzo. Questi dati sono particolarmente interessanti, perché il referendum sulla giustizia si terrà il 22 e 23 marzo ed è proprio in questi giorni che aumenta lo spazio che l’informazione dedica al referendum. In particolare, è significativo il dato per quanto riguarda i programmi televisivi: secondo le statistiche dell’AGCOM, in questi giorni gli esponenti del Sì stanno avendo molto più tempo di parola rispetto a quelli del No, specie su RAI1 e Rete4. 

Il tempo dedicato al referendum

Nella settimana tra l’8 e il 14 marzo, i telegiornali dei quattro canali della RAI monitorati – RAI1, RAI2, RAI3 e RAI News  – hanno dedicato in media poco meno del 6 per cento della loro programmazione al tema del referendum. La percentuale dedicata nei soli programmi “extra-TG” – tra cui rientrano Porta a Porta e Agorà – sale invece sopra l’11 per cento, su cui spicca il 22 per cento della programmazione dedicata al referendum da parte dei programmi “extra-TG” di RAI2. 

Percentuali più alte sono state registrate nello stesso periodo dai quattro telegiornali trasmessi sulle reti Mediaset – TG4, TG5, Studio aperto e TGcom24 – e dai programmi “extra-TG”, rispettivamente pari all’8,6 per cento e al 12,8 per cento. Per Mediaset spiccano i programmi “extra-TG” di Rete4 – tra cui ci sono Quarta Repubblica, Dritto e rovescio, Fuori dal coro ed È sempre Cartabianca –, che hanno dedicato il 22,5 per cento della loro programmazione al referendum.

Anche i programmi “extra-TG” di LA7 – tra cui rientrano DiMartedì, Otto e mezzo, Tagadà, Propaganda Live e PiazzaPulita – hanno dedicato il 22,5 per cento della programmazione al referendum, mentre la percentuale del TG La7 è stata dell’8 per cento. Sky invece ha registrato le percentuali più basse: 6,5 per cento di spazio al referendum su SKY TG24 e il 2,8 per cento nei programmi “extra-TG” dell’emittente.

Su RAI1 sta vincendo il Sì

I dati Agcom non tengono conto solo del cosiddetto “tempo di argomento”, ossia della percentuale di tempo dedicata a parlare del referendum del 22 e 23 marzo, ma fanno anche una distinzione dello tempo di parola” dedicato alle posizioni del Sì e a quelle del No sui singoli canali televisivi. Per calcolare al meglio questo “tempo di parola” concesso agli schieramenti, Agcom aggiunge al tempo di programmazione effettiva anche il dato “riparametrato”, ossia aggiustato alla visibilità del programma, agli spettatori e alla fascia oraria.

Tra l’8 e il 14 marzo, i programmi di informazione di RAI1 hanno dato il 55,6 per cento del tempo di parola riparametrato a esponenti del Sì, contro il 44,4 per cento del No, registrando il divario più ampio tra i canali RAI. In particolare, il TG1 ha dedicato praticamente lo stesso tempo a entrambi gli schieramenti, mentre i programmi “extra-TG” del canale, ossia Porta a Porta e Cinque minuti, condotti entrambi da Bruno Vespa, hanno favorito il Sì, con il 56 per cento del tempo di programmazione (12 ore ai sostenitori del Sì contro 9 ore e mezzo a quelli del No).

Al contrario, RAI2, RAI3 e RAI NEWS hanno dato più spazio ai sostenitori del No (rispettivamente 50,8, 53,1 e 54,1 per cento), ma il valore totale della programmazione di questi tre canali – calcolato in base alla visibilità e alla fascia oraria – è di circa quattro volte inferiore rispetto a quello di RAI1: sul primo canale infatti nella settimana 8-14 marzo sono state dedicate quasi 23 ore di programmazione al referendum, contro le sei degli altri tre canali sommati.

Il record di Rete4

Anche sui canali Mediaset i favorevoli al referendum sembrano avere avuto più tempo a disposizione, specie su Rete4, dove il Sì ha avuto il 62,6 per cento del tempo di programmazione riparametrato, rispetto al 37,4 per cento del No. 

Su Canale5 e TGCOM24 c’è stata invece una sostanziale parità tra i due schieramenti, mentre su Italia 1 il No ha avuto quasi il 58 per cento dello spazio. Il totale della programmazione sul referendum di quest’ultimo canale è stato di appena mezz’ora, contro le oltre nove ore e mezzo di Rete4.

Tra l’8 e il 14 marzo LA7 ha dedicato circa 15 ore e mezzo di programmazione al referendum, il 52,4 per cento delle quali sono state occupate da sostenitori del Sì. Secondo il dato riparametrato, il tempo di programmazione di SKY TG24 dato direttamente ai rappresentanti del Sì e del No è stato di appena 33 minuti, il 54 per cento dei quali è stato occupato da esponenti del Sì.
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