L’andamento della ricchezza media e mediana negli ultimi quindici anni conferma la tendenza in aumento delle disuguaglianze. Mentre la media aumentava di quasi 80 mila euro tra il 2010 e il 2025, la mediana è calata di oltre 20 mila. L’italiano “medio” (non inteso come media, ma come cittadino comune a metà della distribuzione) si trova dunque più povero rispetto a quindici anni fa, e non è solo questione di crollo dovuto alle crisi. Come si nota dal grafico, c’è stato un calo di circa 40 mila euro tra il 2010 e il 2016, ma il vero problema è che nei dieci anni successivi si è recuperato solo metà di quel crollo, fermandosi a oltre 20 mila euro in meno rispetto a un tempo. I dati, peraltro, non sono a parità di potere d’acquisto, per cui oltre al calo in termini assoluti bisogna considerare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione.
Se ci concentriamo sulla distribuzione della ricchezza anziché sui valori assoluti, notiamo di nuovo una crescita delle disuguaglianze. Alla fine del 2010, il 5 per cento più ricco della popolazione italiana deteneva il 40 per cento della ricchezza totale nel nostro Paese, mentre il 10 per cento più ricco arrivava a possederne il 52 per cento. Oggi questi parametri sono cambiati a vantaggio delle famiglie più abbienti: la quota di ricchezza detenuta dal 5 per cento più ricco è salita al 50 per cento, mentre il 10 per cento più ricco ne detiene il 61 per cento. Nel frattempo, la percentuale in mano al 50 per cento più povero è leggermente calata (dall’8 al 7 per cento).