Il mese di ferie dei parlamentari è sempre più vicino

Nonostante le tensioni su legge elettorale e giustizia, deputati e senatori si fermeranno al termine di questa settimana e riprenderanno i lavori a settembre
ANSA
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C’è un momento verso la metà del mese di luglio in cui chi frequenta i palazzi della politica italiana si domanda se i parlamentari ce la faranno a concludere i loro lavori in tempo della prima settimana di agosto. Anno dopo anno, la risposta è più o meno sempre positiva. E pure quest’anno con tutta probabilità sarà così. Al netto di alcune turbolenze e qualche pasticcio, la Camera e il Senato sospenderanno i lavori parlamentari per la consuete “ferie” estive di deputati e senatori verso la fine di questa settimana, per poi tornare operative nei primi giorni di settembre. Nel mentre, gli uffici di Camera e Senato non saranno chiusi del tutto, visto che dipendenti e funzionari continueranno a lavorare, sebbene con ritmi più blandi.

Quest’anno deputati e senatori potrebbero andare in ferie in contemporanea. Secondo il calendario interno, l’aula e le commissioni parlamentari della Camera termineranno i propri lavori mercoledì 5 agosto e lo stesso dovrebbe succedere al Senato, dove questa settimana non è previsto il consueto question time del giovedì con i ministri. L’aula della Camera e quella del Senato riprenderanno poi i lavori da mercoledì 9 settembre, mentre le commissioni potrebbero tornare a riunirsi già da martedì 1° settembre. 

Nel complesso, secondo i calcoli di Pagella Politica l’aula della Camera e quella del Senato si fermeranno per 34 giorni, mentre le commissioni si fermeranno qualche giorno in meno.
Dal 2013 a oggi il periodo di chiusura estiva delle aule di Camera e Senato è andato via via allungandosi fino a raggiungere un massimo di 39 giorni consecutivi nel 2017. Se nel 2018 la situazione è rimasta stabile, le estati del 2019 e del 2020 sono state più agitate – a causa della caduta del primo governo Conte, e poi della pandemia di Covid-19 – e il Parlamento si è riunito anche nei giorni centrali di agosto. Al momento, la pausa più breve è stata proprio quella del 2020, con soli 23 giorni di interruzione al Senato e 22 alla Camera.

Come abbiamo raccontato in passato, il fatto che i parlamentari italiani si fermino per circa un mese non è un caso isolato. Anche negli altri grandi Paesi europei la pausa estiva dei Parlamenti è piuttosto lunga e in alcuni casi supera quella di Camera e Senato.

L’inghippo sui treni e lo slittamento di Delmastro

Prima di concludere i lavori, tra il 4 e il 5 agosto la Camera sarà chiamata ad approvare la conversione in legge del nuovo decreto “PNRR” che contiene una serie di misure per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà poi essere esaminato dal Senato. La scadenza per la conversione del decreto è il 25 agosto. 

La Camera avrebbe dovuto approvare il decreto “PNRR” già la scorsa settimana, ma l’esame del decreto è stato momentaneamente interrotto perché sono in corso delle interlocuzioni tra governo e Commissione Europea su una modifica della messa a gara del servizio dei treni Intercity, prevista dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2022. In breve, con il decreto “PNRR” il governo ha fissato al 31 dicembre 2026 il termine ultimo per avviare la procedura di messa a gara, stabilendo che le gare possano essere suddivise «in uno o più lotti» per ogni servizio, a differenza di quanto previsto in precedenza in cui le gare dovevano per forza essere suddivise a seconda del servizio. Questa previsione non è stata accolta con favore dalla Commissione UE, che ha definito anti-concorrenziale la possibilità di fare gare a un unico lotto. In queste ore, dunque, governo e Commissione UE stanno cercando di trovare un punto di incontro per modificare quel punto del decreto, ma secondo fonti di Pagella Politica si riuscirà comunque ad approvarlo alla Camera tra martedì e mercoledì, in modo tale da poterlo far approvare definitivamente dal Senato prima della pausa estiva.

Un altro voto che è slittato alla Camera è quello riguardante il caso dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove. Giovedì 30 luglio l’aula della Camera avrebbe dovuto decidere se autorizzare la Procura di Roma ad acquisire le chat tra Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia, e l’imprenditore Mauro Caroccia, coinvolti nel caso del ristorante romano “Bisteccherie di Italia”. Negli ultimi giorni, l’arrivo di nuovi documenti dalla Procura di Roma ha fatto slittare il voto e ha generato uno stallo tra maggioranza e opposizioni, tanto che è possibile che la decisione dell’aula sia rimandata a settembre.

Le tensioni sul decreto “Giustizia”

Questa settimana, prima della pausa estiva, la Camera dovrà poi dare il via libera definitivo al decreto “Giustizia”, su cui nelle scorse settimane c’era stato un acceso dibattito nella stessa maggioranza di centrodestra nel corso dell’esame al Senato. 

All’inizio della scorsa settimana Fratelli d’Italia sembrava intenzionata a voler ripresentare in aula un emendamento al decreto-legge che non era stato discusso in commissione. L’emendamento in questione riguardava l’uso delle intercettazioni, e chiedeva in particolare di estendere l’uso di registrazioni di un determinato procedimento anche ad altre inchieste se quest’ultime riguardavano reati come terrosimo, immigrazione irregolare o collegati alla criminalità organizzata.

A questa ipotesi però si sono opposti gli alleati di Forza Italia e Noi Moderati, che avevano annunciato che non avrebbero votato gli eventuali emendamenti. Dopo giorni di tensione, Fratelli d’Italia ha effettivamente presentato gli emendamenti ma è stato poi dichiarato inammissibile dallo stesso presidente del Senato Ignazio La Russa. Così il decreto “Giustizia” è stato approvato dall’aula del Senato nella giornata di giovedì 30 luglio e sarà esaminato dalla Camera entro mercoledì 5 agosto. Come al Senato, anche alla Camera il governo porrà la questione di fiducia, che ha come effetto quello di far decadere tutti gli eventuali emendamenti al testo per velocizzare l’esame del testo. 

La giornata di mercoledì si chiuderà poi con le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sull’attivazione della clausola di salvaguardia, un meccanismo che consente al governo di aumentare la spesa senza che questa venga conteggiata negli indicatori di deficit e spesa pubblica su cui vengono valutati i bilanci dei Paesi membri. Dopo le comunicazioni, il provvedimento sarà votato dall’aula del Senato.

La legge elettorale

Sullo sfondo dei vari provvedimenti da approvare c’è poi la riforma della legge elettorale, approvata dalla Camera lo scorso 16 luglio e ora all’esame della Commissione Affari costituzionali del Senato. 

La riforma voluta dal centrodestra, ribattezzata con il nome di Stabilicum, prevede un sistema proporzionale con un eventuale premio di maggioranza per la coalizione che abbia superato il 42 per cento dei voti. Alla Camera, nei giorni precedenti l’approvazione del testo, è andato però in scena uno scontro interno alla maggioranza di centrodestra sulla possibilità di introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale, tanto che l’emendamento di Fratelli d’Italia e Noi Moderati su questo tema è stato bocciato di un solo voto a causa dei “franchi tiratori”, ossia di deputati della maggioranza che sfruttando il voto a scrutinio segreto hanno votato contro le indicazioni dei propri partiti e dunque contro le preferenze. Ora Fratelli d’Italia e Noi Moderati sembrano intenzionati a ripresentare l’emendamento sulle preferenze anche al Senato, ma non è chiaro che cosa potrebbe succedere al momento e se gli altri alleati di governo, ossia Forza Italia e Lega, possano mettere da parte i loro dubbi e votare apertamente a favore dell’emendamento.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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