Mattarellum, Porcellum, Rosatellum, Italicum. Ma anche Brescellum, Germanicum e Melonellum. Spesso, quando si parla di legge elettorale, vi sarà capitato di leggere o sentire questi nomi menzionati da giornalisti e politici. In questi mesi, per esempio, si sente spesso ripetere invece il nome Stabilicum, quando ci riferisce alla nuova proposta di riforma della legge elettorale avanzata dal centrodestra e attualmente in discussione alla Camera.
Al di là del caso attuale, tutti questi nomi dalle parvenze latine che negli anni hanno definito le varie riforme elettorali hanno una cosa in comune: non hanno nessun senso dal punto di vista linguistico. A volte riprendono gli autori della riforma della legge elettorale di turno, altre volte fanno riferimento a una caratteristica della riforma. In ogni caso si tratta di termini privi di significato, utilizzati spesso solo per comodità e pigrizia, per semplificare il discorso su una questione molto tecnica, come le regole per l’elezione di Camera e Senato. Ma quando è iniziato questo nostro vizio, tutto italiano, di latinizzare i nomi delle leggi elettorali?
Come ha ricostruito Michele Cortelazzo, professore emerito di Linguistica all’Università di Padova, nel libro La lingua della neopolitica edito da Treccani nel 2024, l’inizio di questa usanza si deve a Giovanni Sartori, politologo e sociologo di fama internazionale, considerato il padre della scienza politica in Italia.
Al di là del caso attuale, tutti questi nomi dalle parvenze latine che negli anni hanno definito le varie riforme elettorali hanno una cosa in comune: non hanno nessun senso dal punto di vista linguistico. A volte riprendono gli autori della riforma della legge elettorale di turno, altre volte fanno riferimento a una caratteristica della riforma. In ogni caso si tratta di termini privi di significato, utilizzati spesso solo per comodità e pigrizia, per semplificare il discorso su una questione molto tecnica, come le regole per l’elezione di Camera e Senato. Ma quando è iniziato questo nostro vizio, tutto italiano, di latinizzare i nomi delle leggi elettorali?
Come ha ricostruito Michele Cortelazzo, professore emerito di Linguistica all’Università di Padova, nel libro La lingua della neopolitica edito da Treccani nel 2024, l’inizio di questa usanza si deve a Giovanni Sartori, politologo e sociologo di fama internazionale, considerato il padre della scienza politica in Italia.