Nella riunione informale dei ministri dell’Interno dell’Unione europea di martedì 4 agosto, oltre a discutere della crisi migratoria di Ceuta, diversi governi hanno rilanciato la possibilità di esternalizzare una parte della gestione dei rimpatri creando degli hub appositi in dei Paesi terzi.
Il nuovo regolamento dell’Unione in materia, in vigore dal 12 giugno, consente in effetti di stipulare accordi con Paesi terzi per due diverse finalità: creare i cosiddetti return hubs, dove trasferire cittadini extra-Ue dopo il rigetto della domanda di asilo e in vista del rimpatrio; oppure centri nei quali alcuni richiedenti asilo attendano l’esito della propria domanda, sul modello originariamente previsto dall’accordo tra Italia e Albania.
Il nuovo regolamento dell’Unione in materia, in vigore dal 12 giugno, consente in effetti di stipulare accordi con Paesi terzi per due diverse finalità: creare i cosiddetti return hubs, dove trasferire cittadini extra-Ue dopo il rigetto della domanda di asilo e in vista del rimpatrio; oppure centri nei quali alcuni richiedenti asilo attendano l’esito della propria domanda, sul modello originariamente previsto dall’accordo tra Italia e Albania.