Nuovi depositi di petrolio e gas. Produzione congiunta di armamenti e nuove forme di gestione delle migrazioni. Ma anche collaborazione in ambito sanitario e culturale, e sviluppo di programmi comuni tra università e centri di ricerca. Il tutto, apparentemente, a costo zero per l’Italia. Questi sono solo alcuni degli obiettivi del nuovo accordo di cooperazione strategica tra il nostro Paese e l’Albania che la Camera è chiamata a esaminare in questi giorni, e che punta ad andare oltre l’accordo firmato tra i due Paesi per la gestione dell’immigrazione a febbraio 2023 e che ha portato alla costruzione dei centri per migranti nel Paese balcanico.
Il nuovo accordo di cooperazione tocca infatti 13 ambiti diversi, dall’energia alla cultura, ed è stato firmato diversi mesi fa, il 13 novembre 2025, durante un vertice intergovernativo a Roma a cui hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama, oltre che diversi ministri e diplomatici dei governi dei due Paesi. Il disegno di legge di ratifica dell’accordo è stato poi presentato a febbraio 2026 alla Camera, dove sarà discusso in aula nei prossimi giorni. Dopo l’eventuale via libera della Camera, il testo passerà all’esame del Senato e solo in seguito il presidente della Repubblica potrà ratificare il trattato, che a quel punto entrerà in vigore a tutti gli effetti. A novembre dello scorso anno, Meloni aveva definito questo nuovo accordo come «una delle numerose tappe di una cooperazione che parte da un’amicizia che arriva da lontano, ma che oggi vuole essere una cooperazione più sistemica, anche di integrazione delle nostre economie, anche di filiere strategiche comuni».
Al di là della volontà di aumentare la collaborazione con l’Albania, c’è però un’incognita dietro questo nuovo trattato e ha a che fare con i costi che l’Italia dovrà sostenere per attuarlo. Il governo sostiene infatti che la ratifica dell’accordo non produrrà nessun nuovo costo per le casse dello Stato, ma secondo gli uffici tecnici della Camera l’intesa potrebbe generare delle spese aggiuntive più o meno indirette, frutto delle varie iniziative previste dall’accordo, che però non sono state specificate a sufficienza dall’esecutivo.
Il nuovo accordo di cooperazione tocca infatti 13 ambiti diversi, dall’energia alla cultura, ed è stato firmato diversi mesi fa, il 13 novembre 2025, durante un vertice intergovernativo a Roma a cui hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama, oltre che diversi ministri e diplomatici dei governi dei due Paesi. Il disegno di legge di ratifica dell’accordo è stato poi presentato a febbraio 2026 alla Camera, dove sarà discusso in aula nei prossimi giorni. Dopo l’eventuale via libera della Camera, il testo passerà all’esame del Senato e solo in seguito il presidente della Repubblica potrà ratificare il trattato, che a quel punto entrerà in vigore a tutti gli effetti. A novembre dello scorso anno, Meloni aveva definito questo nuovo accordo come «una delle numerose tappe di una cooperazione che parte da un’amicizia che arriva da lontano, ma che oggi vuole essere una cooperazione più sistemica, anche di integrazione delle nostre economie, anche di filiere strategiche comuni».
Al di là della volontà di aumentare la collaborazione con l’Albania, c’è però un’incognita dietro questo nuovo trattato e ha a che fare con i costi che l’Italia dovrà sostenere per attuarlo. Il governo sostiene infatti che la ratifica dell’accordo non produrrà nessun nuovo costo per le casse dello Stato, ma secondo gli uffici tecnici della Camera l’intesa potrebbe generare delle spese aggiuntive più o meno indirette, frutto delle varie iniziative previste dall’accordo, che però non sono state specificate a sufficienza dall’esecutivo.