Tra le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea sul protocollo Italia-Albania, e le dichiarazioni di Fratelli d’Italia secondo cui la Spagna starebbe copiando il “modello Albania” del governo Meloni, da qualche giorno la gestione dei centri per migranti costruiti dall’Italia in territorio albanese è tornata al centro del dibattito politico.
In questo contesto, il 20 aprile una delegazione di parlamentari di Fratelli d’Italia ha svolto una missione in Albania, visitando i centri di Shëngjin e Gjadër. Al termine della missione, i parlamentari hanno comunicato che i centri sono pienamente funzionanti, riportando che finora da quelle strutture sono transitate 536 persone migranti. E sempre secondo la delegazione, per molti di questi migranti la procedura si è conclusa con un rimpatrio forzato.
Ma è effettivamente così? In breve, non è possibile stabilirlo con certezza, perché le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati ufficiali sul numero di persone che sono state trattenute nei centri in questi anni, e le informazioni a disposizione sono sporadiche.
In questo contesto, il 20 aprile una delegazione di parlamentari di Fratelli d’Italia ha svolto una missione in Albania, visitando i centri di Shëngjin e Gjadër. Al termine della missione, i parlamentari hanno comunicato che i centri sono pienamente funzionanti, riportando che finora da quelle strutture sono transitate 536 persone migranti. E sempre secondo la delegazione, per molti di questi migranti la procedura si è conclusa con un rimpatrio forzato.
Ma è effettivamente così? In breve, non è possibile stabilirlo con certezza, perché le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati ufficiali sul numero di persone che sono state trattenute nei centri in questi anni, e le informazioni a disposizione sono sporadiche.