Il funzionamento dei centri in Albania resta un mezzo mistero

Le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati sui migranti passati da queste strutture, rendendo impossibili valutazioni indipendenti sulla riuscita del progetto
ANSA
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Tra le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea sul protocollo Italia-Albania, e le dichiarazioni di Fratelli d’Italia secondo cui la Spagna starebbe copiando il “modello Albania” del governo Meloni, da qualche giorno la gestione dei centri per migranti costruiti dall’Italia in territorio albanese è tornata al centro del dibattito politico.

In questo contesto, il 20 aprile una delegazione di parlamentari di Fratelli d’Italia ha svolto una missione in Albania, visitando i centri di Shëngjin e Gjadër. Al termine della missione, i parlamentari hanno comunicato che i centri sono pienamente funzionanti, riportando che finora da quelle strutture sono transitate 536 persone migranti. E sempre secondo la delegazione, per molti di questi migranti la procedura si è conclusa con un rimpatrio forzato.

Ma è effettivamente così? In breve, non è possibile stabilirlo con certezza, perché le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati ufficiali sul numero di persone che sono state trattenute nei centri in questi anni, e le informazioni a disposizione sono sporadiche.

Da novembre 2023 a oggi

I centri in Albania sono stati costruiti dopo che, il 6 novembre 2023, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama hanno firmato un accordo di collaborazione tra Tirana e Roma per la creazione di due centri per migranti a Shëngjin e Gjadër. L’accordo, ratificato dal Parlamento italiano a febbraio 2024, ha poi subìto ritardi nella sua attuazione, dovuti principalmente a motivi logistici e operativi. L’apertura infatti era prevista il 20 maggio 2024, ma è stata posticipata a ottobre, quando i centri sono stati aperti con capacità limitata.

Circa un anno dopo la firma dell’accordo, sono arrivate le prime decisioni dei giudici italiani che non hanno convalidato il trattenimento dei migranti in Albania. Di conseguenza, i centri sono rimasti semivuoti per diversi mesi. Per sbloccare lo stallo, a marzo 2025, il governo Meloni con un decreto-legge ha ampliato la platea delle persone trasferibili nei centri, includendo anche quelle già trattenute nei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) italiani, cioè persone in posizione irregolare in attesa di essere rimpatriate. In origine, nei centri in Albania dovevano essere trasferiti solo gli uomini adulti soccorsi in mare da navi delle autorità italiane e provenienti da Paesi considerati “sicuri”. A queste persone viene applicata la cosiddetta “procedura accelerata di frontiera”, che consiste nel trattarle come se si trovassero ancora alla frontiera italiana, anche se fisicamente sono in Albania. Durante l’esame della domanda d’asilo restano trattenute nel centro, con l’obiettivo di arrivare a una decisione più rapida rispetto alla procedura ordinaria. Insomma, a marzo 2025, il governo ha cercato di superare gli ostacoli causati dalle decisioni dei giudici, permettendo così ai centri albanesi di “funzionare”.

I dati che abbiamo

Al di là degli aspetti organizzativi, avere informazioni su quante persone sono transitate nei centri e sulla loro condizione non è semplice. 

Il Ministero dell’Interno non pubblica dati aggiornati sui centri in Albania. Sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno c’è una pagina dedicata ai centri albanesi, ma al momento della pubblicazione di questo articolo risulta aggiornata al 5 aprile 2024, e tra i vari documenti disponibili nessuno presenta i numeri delle persone trattenute. 
La pagina del Ministero dell’Interno dedicata al funzionamento dei centri in Albania aggiornata al 5 aprile 2024 – Fonte: Ministero dell’Interno
La pagina del Ministero dell’Interno dedicata al funzionamento dei centri in Albania aggiornata al 5 aprile 2024 – Fonte: Ministero dell’Interno
Inoltre, ogni giorno il Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno pubblica il “cruscotto statistico giornaliero”, in cui fornisce i dati relativi agli sbarchi e all’accoglienza dei migranti. Nello specifico, nel documento sono presentati i dati sugli sbarchi con il confronto relativo ai due anni precedenti, le nazionalità dei migranti, il numero di minori stranieri non accompagnati. In più, il dipartimento periodicamente fornisce anche informazioni più approfondite, come le presenze dei migranti nei circuiti di accoglienza del SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) e la percentuale di persone accolte da ogni regione. Non sono però diffusi dati o informazioni relative alle persone presenti nei centri in Albania. Sul sito del Ministero dell’Interno c’è una sezione dedicata ai centri per l’immigrazione, in cui è specificato dove si trovano i CPR italiani, ma quello di Gjadër non è citato, e per nessuno dei centri sono disponibili i dati sulle persone trattenute. Sembra poi che la pagina non sia aggiornata da diversi anni perché nell’elenco non risulta il CPR di Milano, che è stato riaperto nel 2020, quasi sei anni fa. Abbiamo contattato il Ministero dell’Interno sull’eventuale pubblicazione di dati aggiornati sui centri in Albania, ma al momento della pubblicazione di questo articolo non abbiamo ricevuto risposta.

Secondo le verifiche di Pagella Politica, finora gli unici dati indipendenti disponibili sono stati diffusi dal garante nazionale delle persone private della libertà personale, in seguito a una visita di una propria delegazione nel centro di Gjadër a ottobre 2025. Come si legge nel report del garante, al momento i centri sono organizzati con una struttura a Shëngjin e tre strutture a Gjadër. La prima svolge il ruolo di hotspot, cioè il luogo in cui vengono svolte le procedure di ingresso. Le tre a Gjadër invece hanno il ruolo rispettivamente di hotspot per l’accertamento dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale, con capienza fino a 880 posti; di CPR per il trattenimento delle persone a cui viene negato l’asilo, con capienza di 144 posti; e di struttura penitenziaria che può ospitare circa 20 detenuti per coloro che sono arrestati o fermati dentro i centri di trattenimento.

Quando la delegazione del garante ha svolto la visita, a Gjadër erano presenti 17 persone, di cui una trattenuta da oltre due mesi, sei da più di un mese, dieci da meno di un mese. Dopo la visita, il 10 ottobre 2025, il garante ha fornito il dato dei migranti transitati nei centri da quando questi sono operativi: 192 persone, di cui 56 poi rimpatriate nei rispettivi Paesi di origine. Questo è l’unico dato ufficialmente disponibile sul numero di persone che dalla firma dell’accordo a oggi sono state trattenute nei centri in Albania.

La situazione dei CPR

A dire il vero, anche sui CPR che si trovano sul territorio italiano c’è poca trasparenza. Come per il centro di Gjadër, è possibile trovare informazioni sul sito del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. A fine febbraio 2026 è stato pubblicato il resoconto dopo una visita al CPR di Milano, mentre a ottobre 2025 sono state fornite informazioni sul centro di Trapani.

Qualche informazione in più viene fornita da progetti indipendenti, come la piattaforma “Trattenuti” dell’organizzazione internazionale ActionAid in collaborazione con l’Università di Bari, che offre un quadro preciso dei trattenimenti di persone straniere dal 2014 al 2024. Per avere informazioni sulle condizioni in cui vivono le persone trattenute nei CPR si può invece fare riferimento al report del Tavolo Asilo e Immigrazione, la principale coalizione di organizzazioni impegnate nell’ambito della protezione internazionale e delle politiche migratorie. L’ultimo rapporto è stato pubblicato a gennaio 2026 e analizza la situazione dei dieci CPR presenti in Italia.

In questo quadro, il dato comunicato dalla delegazione di Fratelli d’Italia resta quindi difficile da verificare in modo indipendente perché le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati in modo continuativo sul numero di persone che transitano nei centri, sia in Italia che in Albania.
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