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Perché le bollette sono tornate così alte se l’energia costa meno

La fine di gran parte degli aiuti introdotti durante la crisi energetica ha fatto alzare il prezzo pagato da famiglie e imprese, mentre gli sconti dei fornitori non sono sempre così convenienti
ANSA
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Le bollette sono tornate vicine ai livelli del 2022, anche se gas ed elettricità all’ingrosso costano molto meno di allora. Lo dimostrano i dati diffusi dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) per le famiglie vulnerabili che ancora usufruiscono dei servizi di tutela per luce e gas. Si tratta, tra gli altri, di anziani sopra i 75 anni, persone in condizioni economiche disagiate o con disabilità, che hanno diritto a rimanere nel regime convenzionato dallo Stato, caratterizzato da costi mediamente inferiori al mercato libero. 

Ma l’andamento dei prezzi per questo gruppo di clienti offre delle indicazioni anche su come si stanno muovendo le tariffe nel resto del mercato. Per l’energia elettrica il prezzo fissato da Arera per l’ultimo trimestre dell’anno è stato il quarto più caro di sempre, dopo i record segnati tra 2022 e 2023, nel pieno della crisi energetica a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Per il gas la tariffa di settembre 2026 ha addirittura battuto ogni record. Non è un caso che l’aumento dei prezzi annuale stimato dall’Istat lo scorso mese, pari al 4,2 per cento, sia dovuto soprattutto ai rincari di carburanti e bollette.

In termini economici una famiglia media – che consuma 2.700 kilowattora (kWh) di elettricità e 1.100 metri cubi di gas all’anno – spenderà alcune centinaia di euro in più sulle bollette rispetto al trimestre precedente. Da ottobre a dicembre il rincaro sarebbe di circa 100 euro sulla luce e di circa 80 sul gas, ipotizzando che i prezzi rimangano gli stessi fino alla fine dell’anno.

Chi sta pagando i rincari

Nonostante i servizi di tutela coprano ormai solo il 7 per cento dell’energia elettrica venduta alle famiglie e il 12 per cento del gas, gli aggiornamenti di Arera restano utili per capire come si stanno muovendo i prezzi delle forniture indicizzate, che rappresentano circa la metà dei contratti domestici. 

La maggior tutela è infatti un regime di fornitura a prezzo variabile, che segue cioè l’andamento del mercato internazionale all’ingrosso. Se le quotazioni di gas ed elettricità salgono, gli effetti si fanno sentire direttamente sulle bollette (con al più qualche settimana di ritardo). La restante parte dei clienti del mercato libero ha invece contratti a prezzo fisso, che prevedono un prezzo costante dell’energia per uno o più anni, a prescindere dalle quotazioni internazionali.

Oggi queste famiglie sono meno esposte agli effetti della crisi, almeno fino a quando non scadranno le condizioni del contratto.

Perché i prezzi sono così alti oggi

Ma perché gli attuali prezzi al dettaglio dell’energia sono comparabili con quelli del periodo più acuto della crisi energetica europea del 2022, se il costo all’ingrosso è molto più basso? 

In quel periodo, il 45 per cento delle importazioni europee di metano, quelle provenienti dalla Russia, era a rischio. Oggi la crisi dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz interessa una quota molto più contenuta delle forniture europee, venendo a mancare poco più del 4 per cento delle forniture di gas, in questo caso dal Qatar.

La dimensione dello shock è quindi molto diversa da quella del 2022. Lo stesso paradosso è evidente anche dai prezzi internazionali del metano. L’indice TTF (Title Transfer Facility), il principale riferimento per il prezzo del gas in Europa, nell’agosto del 2022 superò i 300 euro a megawattora, mentre oggi si aggira attorno ai 70.

Pochi aiuti in bolletta

La risposta va cercata nelle componenti della bolletta diverse dal costo della materia prima. L’elettricità e il gas oggi costano all’ingrosso sensibilmente meno di allora, ma allo stesso tempo le voci determinate dallo Stato pesano di più.

Il confronto tra dicembre 2022 e oggi rende evidente il meccanismo: a settembre il metano è costato 42 centesimi in meno per metro cubo rispetto ad allora, ma IVA e oneri di sistema sono aumentati complessivamente di 54 centesimi. In quella fase, infatti, i governi di tutta Europa spesero centinaia di miliardi di euro in aiuti alle famiglie – e alle imprese – per calmierare i prezzi energetici. Il governo Meloni a dicembre 2022 aveva azzerato gli oneri di sistema, ridotto l’IVA al 5 per cento e introdotto anche una componente tariffaria negativa. Oggi non esistono aiuti paragonabili. L’IVA è tornata al 10 per cento per gas ed elettricità, i beneficiari del bonus sociale elettrico sono un milione in meno di allora con importi decisamente meno generosi e gli oneri di sistema sono tornati ai livelli precedenti.

Il ridimensionamento dei sussidi non dipende però soltanto dalle scelte del governo italiano: all’epoca il Patto di Stabilità era sospeso per gli effetti della guerra in Ucraina, permettendo agli Stati di non rispettare le regole fiscali europee. Oggi il trattato è in vigore, e la flessibilità aggiuntiva introdotta nel 2026 non può essere utilizzata per calmierare le bollette.

Le offerte dei fornitori di energia

Nell’ultima settimana diversi fornitori di energia hanno messo in risalto le proprie offerte di luce e gas, presentandole come un proprio sforzo a favore del contenimento dei rincari. Gli annunci meritano quindi di essere confrontati con i prezzi effettivamente applicati.

La prima a muoversi è stata ENI che, sulla scia degli sconti su benzina e gasolio, ha lanciato l’iniziativa “ENI per l’Italia”. Il gruppo, controllato di fatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dal 1° ottobre ha offerto «il 30 per cento di sconto sui corrispettivi luce e gas rispetto alla principale offerta a prezzo fisso con prezzo bloccato per due anni, mantenendo altresì invariati i prezzi della materia prima». Poi è arrivata ENEL, anch’essa controllata di fatto dal ministero, che ha invece ricordato una propria offerta per la luce a prezzo fisso, la cui «componente energia è più bassa di circa il 50 per cento rispetto al prezzo di mercato all’ingrosso, anche considerando le offerte lanciate dai concorrenti». Mentre A2A, i cui due principali azionisti sono il Comune di Milano e il Comune di Brescia, ha ribadito la convenienza delle proprie offerte che «prevedono prezzi fissi di durata decennale inferiori di circa il 50 per cento rispetto agli attuali livelli del prezzo medio all’ingrosso».

Quanto sono convenienti

A qualche giorno di distanza è possibile verificare la convenienza delle condizioni economiche offerte dalle tre società a controllo pubblico.

Nel caso di ENI, lo sconto del 30 per cento produce un effetto molto più contenuto sul prezzo finale di quanto suggerisca la percentuale pubblicizzata. L’offerta “Fixa Time 24 Smart” di ENI Plenitude costava fino al 30 settembre 13,7 centesimi a chilowattora e 57,6 centesimi a metro cubo (applicando lo sconto proposto del 5 per cento per l’addebito diretto e quello del 15 per cento proposto a tutti), oltre alla quota fissa di 144 euro a fornitura. Con il nuovo sconto del 30 per cento, le tariffe sono di 13,5 centesimi a chilowattora e 56,5 centesimi a metro cubo. La riduzione effettiva è quindi minima. Il maggiore sconto è infatti stato compensato dall’aumento contestuale dei prezzi base di circa il 20 per cento. Un rialzo che coincide con l’aumento dei prezzi internazionali tra agosto e settembre. 

L’offerta di ENEL “Digital Luce” offre invece un prezzo bloccato più basso, pari a 10,8 centesimi a kilowattora per i nuovi clienti (e quota fissa annua sempre di 144 euro). Secondo i confronti possibili attraverso il Portale Offerte di Arera, è attualmente l’ottava offerta più vantaggiosa a prezzo fisso per la famiglia tipo (2.700 kWh di consumo annuo). La posizione in classifica cambia molto in funzione dei consumi, poiché la quota fissa pesa relativamente di più sulle famiglie che consumano poca energia. Per i single o per chi usa l’abitazione per pochi giorni alla settimana (consumo di 1.000 kWh) è solo la 33esima migliore offerta disponibile. Al contrario, per chi ha alti consumi (4.000 kWh) risulta la terza più vantaggiosa tra quelle considerate. Discorso simile per l’offerta di A2A “Noi2 di A2A Energia”, che offre l’energia per dieci anni a un prezzo più basso (10,5 centesimi) e a una quota fissa minore (114 euro) ma limitatamente al 70 per cento dei consumi.

Il confronto mostra quindi che non esiste uno sconto valido per tutti: il vantaggio dipende dal prezzo di partenza, dalla quota fissa e soprattutto dai consumi della famiglia. Le offerte a prezzo fisso possono proteggere dagli aumenti futuri, ma per valutarne davvero la convenienza bisogna guardare al costo complessivo della fornitura, non alla percentuale di sconto annunciata. E lo stesso vale per la bolletta nel suo complesso: il prezzo della materia prima è solo una delle componenti di quanto paga il consumatore.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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