La linea dell’Italia su Ceuta non ha convinto l’Unione europea

I ministri dell’Interno europei hanno elogiato la risposta spagnola ed escluso spostamenti delle persone migranti verso altri Paesi dell’UE
ANSA
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Martedì 4 agosto si è tenuta una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione europea sulla crisi migratoria di Ceuta, l’exclave spagnola nel nord del Marocco. Nei giorni scorsi, infatti, decine di migliaia di persone migranti erano entrate irregolarmente in città dal territorio marocchino, attraversando il confine che separa il Paese africano da quello iberico.

Il governo italiano aveva criticato la gestione dell’immigrazione da parte della Spagna e aveva ripristinato temporaneamente i controlli sui collegamenti aerei e marittimi tra i due Paesi. La decisione non ha impedito comunque di spostarsi dalla Spagna verso l’Italia, ma ha reintrodotto verifiche normalmente assenti all’interno dello spazio Schengen. In quest’area, nata da un accordo firmato nel 1985, le persone possono infatti spostarsi tra i Paesi aderenti senza essere sottoposte ai controlli di frontiera. 

Durante la riunione il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cercato di smorzare lo scontro con il governo spagnolo che si era verificato nei giorni prima. Il ripristino dei controlli, ha dichiarato, «non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna», ma di una scelta «cautelare e organizzativa».

Ad ogni modo, le conclusioni dell’incontro – promosso tra l’altro da Italia e Danimarca – sono state più favorevoli alla Spagna. I ministri europei hanno espresso «forte solidarietà» al governo spagnolo, elogiandone la risposta «rapida ed efficace», e hanno rilevato che non risultavano spostamenti di persone migranti da Ceuta verso la Spagna continentale o altri Paesi dell’UE. Proprio questo rischio era stato indicato dall’Italia come il principale motivo per ripristinare i controlli, ma almeno finora non ha trovato alcun riscontro.

I controlli decisi dall’Italia

Dopo l’ingresso irregolare di decine di migliaia di persone dal Marocco a Ceuta, il 31 luglio l’Italia ha ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. La misura, in vigore dal 1° agosto al 1° settembre, è motivata dal rischio di «movimenti secondari», cioè di spostamenti delle persone entrate a Ceuta verso altri Paesi europei.

Le regole dell’UE consentono di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una «grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna». Ma la Commissione europea precisa che deve trattarsi di una misura di ultima istanza, limitata esclusivamente a «situazioni eccezionali».

Il rischio indicato dall’Italia va però confrontato con il regime particolare di Ceuta. La città fa parte della Spagna e dell’UE, ma all’interno dello spazio Schengen è sottoposta a controlli specifici: chi parte via mare o via aerea verso la Spagna continentale o altri Paesi aderenti deve già superare verifiche sull’identità. Entrare irregolarmente a Ceuta, quindi, non consente di raggiungere automaticamente il resto dell’UE. Su questo punto ha insistito anche il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, secondo cui lo spazio Schengen «non è mai stato compromesso» proprio grazie ai controlli previsti sui collegamenti in partenza dalla città.

Il sostegno alla Spagna

La posizione italiana si basava inoltre sul rischio che la crisi si estendesse al resto dello spazio Schengen. Al momento della riunione, però, questo scenario non si era verificato.

Secondo le autorità spagnole e la Commissione europea, la «stragrande maggioranza» delle persone entrate irregolarmente a Ceuta era già stata rimandata indietro e non risultavano spostamenti verso la Spagna continentale o altri Paesi dell’UE. Il governo spagnolo ha parlato di circa 72 mila ingressi, sostenendo che oltre 70 mila persone avessero già lasciato la città. 

Nel documento finale, i ministri hanno giudicato positivamente la risposta spagnola e hanno espresso sostegno al Paese iberico. Il testo non contiene invece critiche alla gestione del governo Sánchez né un appoggio ai controlli ripristinati dall’Italia.

Niente hub nei Paesi terzi

Durante la riunione, Piantedosi ha inoltre rilanciato la proposta di creare centri fuori dall’Unione europea per esaminare le domande d’asilo e gestire i rimpatri, sul modello dell’accordo tra Italia e Albania.

L’ipotesi, però, non compare nelle conclusioni pubbliche dell’incontro. Il testo chiede in generale di rafforzare i rimpatri e la cooperazione con i Paesi terzi, ma non fa riferimento a nuovi hub, a procedure d’asilo svolte fuori dall’UE o a finanziamenti europei per realizzarli.

Questo non significa che gli altri governi abbiano respinto la proposta italiana. Al termine della riunione, però, gli hub non sono entrati tra gli impegni condivisi dai ministri.

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