I conti di Marattin sui “5 milioni di invalidi” in Italia non tornano

Il leader del Partito Liberaldemocratico parla ironicamente di un «Paese sfortunato» e propone controlli «uno per uno», ma i dati non mostrano un’anomalia italiana
ANSA
ANSA
Il 28 settembre Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, ha parlato del tema della protezione sociale nel nostro Paese. «In Italia ci sono 5 milioni di invalidi» per una spesa annua di «40,3 miliardi», ha scritto in un post condiviso anche dalla pagina del suo partito. «Un Paese sfortunato, senza dubbio», conclude ironicamente il post, lasciando intendere che secondo lui molte di queste persone non sarebbero davvero invalide. A questo proposito, Marattin ha aggiunto che il suo partito si presenterà alle prossime elezioni chiedendo «il mandato popolare a verificare una per una ciascuna di queste posizioni».
Il giorno dopo Marattin è tornato sul tema, spiegando meglio il senso della proposta. «Eventuali abusi colpiscono in primo luogo coloro che ne hanno davvero bisogno», ha scritto su Facebook, sostenendo che – senza i «furbetti» – chi ha diritto alle prestazioni potrebbe ricevere un sostegno più elevato. «Possiamo usare i medici militari per un’ondata di controlli straordinari su ciascun sussidio di invalidità», ha aggiunto.

La proposta di Marattin, ovviamente legittima, si basa però su dei presupposti non supportati dai dati disponibili. I «5 milioni» citati nel primo post si riferiscono alla somma di diverse prestazioni, non a cinque milioni di persone distinte. E i confronti internazionali mostrano che l’Italia non rappresenta un caso anomalo, né per numero di beneficiari né per spesa legata alla disabilità, anzi. Andiamo a guardare i numeri.

«Cinque milioni di invalidi»

Partiamo dal dato sui «5 milioni di invalidi» citato da Marattin. La cifra riprende un articolo di Alberto Brambilla, presidente del centro studi Itinerari previdenziali, pubblicato il 28 settembre sull’inserto cartaceo L’Economia del Corriere della Sera.

Il numero nasce dalla somma di prestazioni diverse. All’inizio di quest’anno, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ha registrato 3,5 milioni di prestazioni agli invalidi civili – misure assistenziali come assegni o pensioni per questa categoria di persone – e poco meno di 821 mila prestazioni di invalidità previdenziale, legate invece ai contributi versati dai lavoratori. Le due categorie non corrispondono però necessariamente ad altrettante persone distinte. Per esempio, la pensione di inabilità civile è compatibile con le pensioni dirette di invalidità previdenziale ed è quindi possibile che una persona usufruisca di entrambe.

A queste prestazioni vengono poi sommate quelle dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Anche in questo caso, non si tratta però di persone invalide. Secondo la Relazione annuale 2025, quell’anno l’INAIL aveva in gestione circa 593 mila rendite per inabilità permanente e ai superstiti: 508 mila riguardavano le prime, mentre 85 mila erano destinate ai familiari di lavoratori deceduti.

Prestazioni, non persone

Il punto centrale è che sommare le prestazioni non permette di ricavare automaticamente il numero delle persone che le ricevono. E a mostrarlo sono gli stessi dati dell’INPS.

Per fare un esempio, nel 2024 tra i circa 890 mila titolari di pensioni di invalidità previdenziale, il 46 per cento percepiva anche pensioni di altro tipo. Tra i 3,9 milioni di beneficiari di prestazioni assistenziali, il 48 per cento riceveva anche altre prestazioni, mentre tra i 605 mila titolari di prestazioni INAIL la quota saliva al 72 per cento. Per questo, il dato vicino ai «5 milioni» citato inizialmente da Marattin può essere ottenuto sommando prestazioni diverse, ma non equivale a cinque milioni di persone invalide distinte.

Forse dell’errore si è accorto pure Marattin stesso, quando il giorno successivo ha corretto il tiro. Nel post ha parlato infatti di «più di 4,5 milioni» di persone che ricevono «uno o più sussidi di invalidità», mentre nel video ha detto che i «5 milioni» si riferiscono alle prestazioni, che possono essere cumulate dalla stessa persona. La precisazione corregge quindi quanto aveva sostenuto il giorno prima, ma non basta a dimostrare che i beneficiari distinti siano effettivamente quattro milioni e mezzo.

L’Italia è sotto la media

Rimane infine la questione della spesa. Marattin parla di «40,3 miliardi» l’anno, una cifra ottenuta sommando diverse prestazioni legate all’invalidità. Ma un numero del genere, preso da solo, dice poco, perché per capire se l’Italia spenda più degli altri Paesi bisogna usare dati costruiti con gli stessi criteri.

In tema di protezione sociale Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, raccoglie le statistiche armonizzate, costruite cioè secondo criteri comuni, così da rendere confrontabili i diversi Paesi UE. Secondo le stime più recenti, nel 2024 l’Italia ha destinato alle prestazioni per disabilità una cifra pari all’1,5 per cento del PIL, contro l’1,9 per cento della media UE. Le prestazioni per disabilità rappresentavano inoltre il 5,4 per cento della spesa italiana per protezione sociale, contro il 7 per cento nell’Unione europea. L’Italia era allo stesso livello della Spagna e sotto Francia e Germania, entrambe al 2,1 per cento.

Anche il confronto sul numero dei beneficiari non mostra un’anomalia italiana. In un rapporto pubblicato nel 2023, l’OCSE ha stimato che poco più del 4 per cento della popolazione in età lavorativa (ossia, tra i 20 e i 64 anni) riceveva prestazioni di invalidità, contro una media OCSE del 6 per cento. Il dato italiano è simile a quello di Paesi come Spagna, Portogallo, Germania e Svizzera.

Tirando le somme, i confronti internazionali non mostrano che l’Italia abbia un numero eccezionalmente alto di beneficiari o una spesa fuori scala per la disabilità. Questo non esclude che possano esistere abusi, ma i numeri citati da Marattin non bastano a dimostrare che il fenomeno sia particolarmente diffuso nel nostro Paese.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
In questo articolo
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli