Che cosa è finito dentro la riforma della legge elettorale

Dal premio di maggioranza per chi vince al voto per i fuorisede, abbiamo riassunto le novità principali del testo approvato dalla Camera
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Nella mattinata del 16 luglio la Camera dei deputati ha approvato con voto segreto la riforma della legge elettorale proposta dal centrodestra, ribattezzata con il nome di Stabilicum. La proposta di riforma passa ora al Senato per il via libera definitivo, anche se il testo potrebbe subire altre modifiche oltre a quelle già approvate alla Camera, soprattutto sul tema del voto di preferenza. In caso di nuove modifiche la proposta dovrà tornare alla Camera per un terzo passaggio. 

Dal premio di maggioranza per chi vince fino al voto dei fuorisede, facciamo il punto sulle novità principali della proposta di riforma che punta a sostituire il Rosatellum.

Premio di maggioranza

La proposta di legge elettorale approvata dalla Camera prevede l’introduzione di un sistema proporzionale con la possibile assegnazione di un “premio di governabilità” alla lista o alla coalizione vincitrice. Nei sistemi proporzionali ogni partito ottiene tanti seggi in proporzione ai voti presi. Il “premio di governabilità” è invece sostanzialmente un premio di maggioranza, ossia una quota di seggi aggiuntiva che viene data ai vincitori. Inizialmente, nel testo presentato a febbraio 2026, il centrodestra aveva previsto che il premio di maggioranza fosse attribuito alla lista o alla coalizione che avesse ottenuto almeno il 40 per cento dei voti. In seguito, però, la maggioranza ha presentato un nuovo testo che ha alzato al 42 per cento la soglia minima per ottenere il premio sia alla Camera sia al Senato. 

Grazie al premio, la coalizione vincitrice otterrà 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. In ogni caso, la coalizione vincitrice non potrà superare 220 seggi alla Camera e 113 al Senato (nella versione iniziale del testo erano rispettivamente 230 e 114).

Niente ballottaggio

Nel caso in cui nessuno raggiunga il 40 per cento dei voti, i 70 seggi del premio di maggioranza alla Camera e i 35 del Senato saranno redistribuiti tra i partiti in maniera proporzionale rispetto ai risultati. 

Nella versione iniziale, se nessuna lista o coalizione otteneva almeno il 40 per cento dei voti per ottenere il premio di governabilità, la proposta di riforma prevedeva la possibilità di un secondo turno di ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate, per stabilire a chi assegnare il premio. Il ballottaggio però non scattava in automatico, perché era necessario che entrambe le liste o coalizioni avessero ottenuto al primo turno almeno il 35 per cento dei voti. Se nessuna delle due liste o coalizioni aveva raggiunto questa percentuale di voti, il ballottaggio non si teneva e i seggi da attribuire con il premio di maggioranza venivano ripartiti in modo proporzionale tra tutte le liste.

Come evidenziato da alcuni esperti nelle audizioni, il ballottaggio in questo modo poteva portare ad alcune situazioni paradossali. Così, la maggioranza ha deciso di eliminare del tutto il ballottaggio per evitare eventuali storture.

Il ripescaggio

La nuova proposta di legge elettorale stabilisce che per eleggere rappresentanti in Parlamento bisognerà superare una soglia di sbarramento a livello nazionale, fissata per le liste singole al 3 per cento dei voti. È prevista un’eccezione a questa regola: nelle coalizioni che ottengono almeno il 10 per cento dei voti ottiene seggi anche la prima lista che non ha ottenuto il 3 per cento. Prendiamo per esempio la coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. Se la coalizione supera il 10 per cento e Noi Moderati ottenesse il 2,9 per cento, il partito di Maurizio Lupi potrebbe comunque eleggere parlamentari. In sostanza, questa eccezione è praticamente un incentivo ai partiti più piccoli a coalizzarsi con altri più grandi.

Un sistema elettorale a parte è poi previsto per il Trentino-Alto Adige e per la Valle d’Aosta, per consentire l’adeguata rappresentanza delle minoranze linguistiche.

Niente preferenze, per ora

Al momento, la proposta di riforma non dà la possibilità ai cittadini di esprimere preferenze per i candidati al Parlamento. 

L’Italia sarà suddivisa in collegi plurinominali e circoscrizioni. Nei collegi plurinominali, ossia piccole porzioni di territorio, i partiti – che possono coalizzarsi tra loro – presentano una lista di candidati e riceveranno un numero di seggi in Parlamento in proporzione al numero di voti ricevuti. Gli elettori non potranno indicare preferenze sui nomi dei candidati, che saranno eletti in base all’ordine dei nomi sulle liste presentate dai partiti. Inoltre, non potranno esprimere preferenze nemmeno per i candidati nelle liste circoscrizionali, ossia quelle che serviranno ad attribuire l’eventuale premio di maggioranza, e che nella scheda elettorale saranno posizionate in basso e saranno comuni per tutte le liste che fanno parte di una coalizione.

Sulla scheda elettorale, ogni elettore potrà votare in tre modi diversi: barrando il simbolo di una lista; barrando il rettangolo della lista “circoscrizionale” collegata a una lista o a una coalizione; oppure barrando sia il simbolo di una lista sia la lista “circoscrizionale”. In questi ultimi due casi, se si tratta di una coalizione, i voti alla lista circoscrizionale saranno distribuiti tra i partiti che compongono la coalizione in maniera proporzionale.

Il 14 luglio Fratelli d’Italia, insieme a Noi Moderati e all’Unione di Centro (UDC), aveva presentato un emendamento per introdurre le preferenze nella legge elettorale, ma la richiesta è stata bocciata per un solo voto dall’aula della Camera, complice il voto dei “franchi tiratori” del centrodestra, ossia deputati della maggioranza che hanno votato contro l’emendamento e dunque contro le indicazioni dei loro partiti. Diversi esponenti del centrodestra hanno comunque annunciato che sarà possibile introdurre le preferenze in occasione dell’esame del testo al Senato.

Indicazione del candidato presidente

Nella proposta di legge elettorale, oltre al premio di maggioranza per la coalizione vincitrice, il centrodestra ha previsto che ciascuna lista o coalizione dovrà dichiarare il proprio leader al momento della presentazione dei programmi e delle candidature. Il nome del leader non dovrà però essere riportato nella scheda elettorale.

Durante le audizioni degli esperti in commissione alla Camera, alcuni costituzionalisti hanno segnalato che questa indicazione è rischiosa, perché potrebbe essere incompatibile con la forma di governo parlamentare dell’Italia: è infatti il presidente della Repubblica a nominare il presidente del Consiglio, non i partiti. La maggioranza di centrodestra ha fatto approvare un emendamento in commissione in base al quale i partiti dovranno indicare il loro candidato presidente del Consiglio, fatte salve comunque le prerogative del presidente della Repubblica. In altre parole, l’indicazione del candidato presidente del Consiglio non toglierà al capo dello Stato la decisione finale su chi nominare come capo del governo.

Voto fuorisede

Una delle novità della riforma della legge elettorale riguarda comunque un sistema di voto specifico per i fuorisede. 

Il sistema di voto per i fuorisede è stato introdotto con un emendamento dei partiti di centrodestra approvato in aula alla Camera con i voti favorevoli di tutti i partiti. Secondo la versione dell’emendamento approvata dall’aula, chi si trova temporaneamente, per studio o lavoro, in un comune appartenente a una regione diversa da quella del luogo di residenza potrà chiedere di votare nel comune di domicilio temporaneo, purché la permanenza prevista sia di almeno nove mesi. Per i cittadini che invece abitano fuori dal comune di residenza per motivi di cura la permanenza prevista è di tre mesi.

La domanda andrà presentata entro il 31 dicembre di ogni anno per le consultazioni dell’anno successivo. Chi diventa fuorisede dopo il 31 dicembre potrà presentare comunque la domanda entro 30 giorni dal momento in cui acquisisce i requisiti e comunque non oltre il quarantacinquesimo giorno precedente la votazione. Gli elettori fuorisede saranno iscritti alle liste elettorali del comune dove sono domiciliati e il loro voto conterà per i candidati di quella circoscrizione, non per quelli della circoscrizione in cui sono residenti. 

La modifica del voto all’estero

La riforma della legge elettorale prevede infine una significativa revisione del sistema di voto per gli italiani all’estero, che ha fatto parecchio discutere e che secondo i critici potrebbe favorire la maggioranza di centrodestra.

Con un emendamento di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, la maggioranza di centrodestra ha modificato le circoscrizioni per il voto degli italiani all’estero. Gli italiani all’estero votano per corrispondenza se sono iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE). Finora, secondo la legge in vigore, la circoscrizione Estero è stata suddivisa in quattro ripartizioni sia per la Camera che per il Senato: Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, e quella che comprende Africa, Asia, Oceania e Antartide. In totale, i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero sono 12: otto deputati e quattro senatori. Per ciascuna ripartizione viene eletto almeno un deputato e un senatore, per un totale di otto, mentre i quattro seggi restanti alla Camera sono eletti in modo proporzionale al numero di cittadini italiani residenti nelle diverse suddivisioni territoriali. A differenza del voto in Italia, gli italiani all’estero hanno anche la possibilità di esprimere delle preferenze per i candidati. Finora, questa disciplina aveva garantito che ogni ripartizione della circoscrizione estero avesse un proprio rappresentante in Parlamento.

Con l’emendamento del centrodestra le cose cambierebbero nettamente. L’emendamento riduce le ripartizioni estere della Camera da quattro a due (una per l’Europa e una per il resto del mondo), mentre al Senato sono del tutto eliminate, e sostituite da un’unica circoscrizione mondiale. Con questo sistema, soprattutto al Senato sarà possibile che tutti gli eletti nella circoscrizione Estero provengano solo da alcune aree del mondo: non è detto infatti che ogni continente abbia un proprio rappresentante, perché verranno eletti i candidati da un’unica lista mondiale con più preferenze.

Secondo le opposizioni l’emendamento è un modo con cui il centrodestra vuole condizionare i risultati del voto degli italiani all’estero. Dal 2001 a oggi – ossia da quando esiste il voto all’estero – i partiti che hanno eletto più parlamentari all’estero sono stati praticamente sempre quelli di centrosinistra, mentre il voto in Italia ha prodotto risultati diversi, non sempre favorevoli a quello schieramento. Questo è avvenuto nel 2006, nel 2008, nel 2013, nel 2018 e da ultimo nel 2022. Annullando quasi del tutto la divisione in ripartizioni, il centrodestra punta ad annullare le differenze tra i risultati del voto all’estero e del voto in Italia, facendo in modo che i risultati fuori dai confini nazionali rispecchino di più quelli degli elettori sul territorio italiano.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli