La Camera ha approvato la riforma della legge elettorale

Il testo passa ora all’esame del Senato, dove potrà essere modificato. Abbiamo ripercorso tutte le tappe che hanno portato al primo via libera
ANSA
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Giovedì 16 luglio la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura la riforma della legge elettorale avanzata dal centrodestra, ribattezzata Stabilicum. Il voto finale si è svolto a scrutinio segreto, ma i partiti di centrodestra hanno annunciato il voto favorevole, mentre i partiti di centrosinistra e Futuro Nazionale hanno annunciato il voto contrario. 

Per diventare legge a tutti gli effetti il testo dovrà essere approvato anche dal Senato, dove però probabilmente sarà modificato. In questo caso, la proposta dovrà essere esaminata di nuovo dalla Camera. Durante questi giorni di esame in aula i deputati hanno discusso e votato diversi emendamenti. Tra le modifiche approvate c’è quella che consente il voto ai fuorisede, mentre è stato bocciato – per un solo voto – l’emendamento proposto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro (UDC) che avrebbe introdotto le preferenze. 

La riforma del centrodestra sostituisce l’attuale legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, che prende il nome da Ettore Rosato, oggi vicesegretario di Azione, in precedenza esponente del Partito Democratico e relatore del provvedimento. La proposta introduce un sistema proporzionale corretto da un «premio di governabilità», o di maggioranza, che assegna un numero di seggi aggiuntivi alla lista o coalizione che arriva prima e ottiene almeno il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere, così da garantirle la maggioranza assoluta dei parlamentari. 

A proposito, per capire meglio le regole con cui saranno eletti i componenti del prossimo Parlamento, Pagella Politica ha realizzato “La regola del gioco”, una guida alla nuova legge elettorale riservata agli abbonati. Qui di seguito ripercorriamo invece tutte le tappe che hanno portato all’approvazione alla Camera della riforma elettorale.

Dalla prima alla seconda versione

Una prima versione della riforma della legge elettorale è stata presentata dal centrodestra il 26 febbraio. Quel testo prevedeva un sistema proporzionale con premio di maggioranza e un eventuale ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate, nel caso in cui nessuna avesse raggiunto la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, fissata inizialmente al 40 per cento.

Durante l’esame in Commissione Affari costituzionali della Camera sono stati ascoltati in audizione diversi costituzionalisti e politologi, che hanno evidenziato alcune possibili criticità della proposta, in particolare sul premio di governabilità. Così a fine maggio i partiti di centrodestra hanno presentato una nuova versione del testo. Nel nuovo testo è stato mantenuto l’impianto generale della riforma, quindi un sistema proporzionale con premio di maggioranza, ma è stato abolito il ballottaggio tra le due coalizioni o liste più votate e sono stati modificati i parametri del premio. Il premio di maggioranza sarà attribuito alla lista o alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento dei voti, anziché il 40 per cento. Inoltre, è stato ridotto il numero massimo di seggi ottenibili dalla lista o dalla coalizione vincitrice: da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato.

A inizio giugno la Commissione Affari costituzionali ha adottato la proposta così riformulata come testo base per la discussione. Nei giorni successivi, sono stati presentati ed esaminati nuovi emendamenti, fino al 24 giugno, quando la maggioranza di centrodestra ha approvato il testo modificato da inviare all’aula della Camera per la discussione generale.

Gli emendamenti e la discussione alla Camera

La discussione in aula alla Camera è iniziata ufficialmente il 26 giugno. In seguito, il prosieguo dell’esame del testo e degli emendamenti era fissato per il 7 luglio, ma la Camera ha poi accolto la richiesta dell’opposizione di slittare di una settimana, al 14 luglio.

La richiesta era stata avanzata per consentire ai parlamentari del campo largo di partecipare alla loro manifestazione prevista il giorno seguente a Napoli in modo agevole, considerando anche i disagi di quei giorni sulla rete ferroviaria. Nel mentre i parlamentari di maggioranza e opposizione hanno avanzato nuovi emendamenti alla legge elettorale, complessivamente più di 200. Di questi alcuni sono stati approvati, altri bocciati, mentre altri ancora neanche discussi.

Tra i più attesi, l’emendamento presentato dal centrodestra sul voto fuorisede è stato approvato all’unanimità. Se la riforma elettorale sarà approvata, i cittadini che per motivi di studio, lavoro o cure mediche, abitano in un comune di una provincia diversa da quella di residenza potranno votare nel comune in cui vivono, senza dover tornare alla propria residenza.

Il 13 luglio, l’ultimo giorno per proporre emendamenti, Fratelli d’Italia insieme a Noi Moderati e Unione di Centro (UDC) hanno presentato una modifica allo Stabilicum per inserire le preferenze, ossia la possibilità per gli elettori di indicare le preferenze sui candidati per il Parlamento, e quindi eliminare i listini bloccati. Forza Italia e Lega, inizialmente contrari alle preferenze, hanno fatto sapere che avrebbero votato a favore, così come Futuro Nazionale. Sulla carta, quindi, l’emendamento sarebbe dovuto passare con un’ampia maggioranza, superiore a 200 voti, ma così non è stato. Coperti dal voto segreto per questo emendamento, circa una quarantina di franchi tiratori del centrodestra hanno votato contro, affossando l’emendamento per un solo voto (187 a 188). La bocciatura dell’emendamento è stata accolta con un’esultanza unanime dal centrosinistra in aula, nonostante le posizioni differenti in merito alle preferenze. 

Dopo questa sconfitta del governo, le opposizioni hanno ritirato quasi tutti i loro emendamenti, sostenendo che la discussione fosse ormai una «farsa» e una «pantomima indegna». Con questa decisione si sono ridotti i tempi della discussione sulla riforma, che così è stata approvata tre giorni dopo.

I prossimi passi

La riforma della legge elettorale passa ora all’esame del Senato. Se il Senato però dovesse modificare il provvedimento, il testo tornerebbe alla Camera, che dovrebbe esaminare le modifiche e votarlo nuovamente. Questo scenario allungherebbe i tempi dell’iter parlamentare e potrebbe rendere più complicato approvare la riforma in tempo per le prossime elezioni politiche, previste nel 2027.

Se invece il Senato approverà il testo senza modifiche, la riforma sarà trasmessa al presidente della Repubblica per la promulgazione della nuova legge elettorale. Dopodiché, la legge sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore, salvo che il testo non stabilisca un termine diverso, il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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