Breve storia di come il “campo largo” si è diviso sull’Ucraina

Le ultime parole di Conte hanno riaperto una divisione che in Parlamento è evidente ormai da anni
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Che l’invio di armi all’Ucraina rappresenti un problema per il “campo largo” non è una novità. Da tempo ai leader di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra – oltre a quelli di partiti vicini, come Italia Viva e Più Europa – viene chiesto come potranno conciliare posizioni così diverse sulla guerra in corso da oltre quattro anni. Negli ultimi giorni la questione è tornata a far discutere.

Il 2 agosto, intervistato durante un evento ad Asiago in provincia di Vicenza, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha ribadito che il suo partito non voterà nuovi aiuti militari all’Ucraina. In vista delle prossime elezioni politiche, previste per il 2027, Conte ha aggiunto che il nodo della politica estera del centrosinistra «lo scioglieremo con le primarie», lasciando «decidere gli italiani». La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein però ha commentato a distanza le parole dell’alleato rispondendogli che «non funziona così»: prima i partiti devono trovare un accordo sul programma e poi ci saranno le primarie «perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito».

Le polemiche di questi giorni riportano alla luce una divisione che dura da anni. Dall’inizio dell’attuale legislatura i partiti del “campo largo” si sono divisi in tutti e quattro i voti finali alla Camera sui decreti che hanno prorogato gli aiuti militari all’Ucraina, mostrando come – almeno su questo tema – una linea comune non c’è mai stata.

La svolta del Movimento 5 Stelle

Il primo voto in Parlamento sugli aiuti militari all’Ucraina risale al 1° marzo 2022, cinque giorni dopo l’inizio dell’invasione russa. Camera e Senato approvarono due risoluzioni che impegnavano il governo Draghi a sostenere l’Ucraina anche attraverso la «cessione di apparati e strumenti militari» destinati alla difesa del Paese.

All’epoca il Movimento 5 Stelle faceva parte della maggioranza del governo Draghi e votò a favore delle risoluzioni. Con quel voto, il Parlamento permise così all’esecutivo di inviare mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina fino alla fine del 2022. Nel giugno dello stesso anno, il partito votò a favore anche di una nuova risoluzione al Senato. Il testo confermava il sostegno all’Ucraina ma chiedeva al governo un maggiore coinvolgimento del Parlamento sugli aiuti militari e un rafforzamento dell’iniziativa diplomatica.

La posizione del partito stava però già cambiando. Da settimane Conte criticava l’invio di armi sempre più pesanti e chiedeva un maggiore impegno nei negoziati. La svolta è arrivata poi con l’attuale legislatura, iniziata nell’ottobre 2022. Da allora il Movimento 5 Stelle si è schierato contro tutti i provvedimenti che hanno prorogato gli aiuti militari all’Ucraina.

La spaccatura in Parlamento

Dal 2023 il Parlamento approva ogni anno un decreto-legge che proroga il sostegno militare all’Ucraina. Per confrontare le posizioni dei partiti abbiamo guardato ai voti finali alla Camera, dove emerge più chiaramente come si è espresso ciascun deputato.

Il risultato non lascia molti dubbi. Nelle proroghe approvate nel 2023, 2024 e 2025 Partito Democratico e Italia Viva hanno sempre votato a favore, mentre il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra si sono sempre schierati contro. Non sono mancati alcuni dissensi individuali, ma nella sostanza la linea dei partiti è sempre stata la stessa. Più Europa ha sostenuto la prosecuzione degli aiuti militari, anche se nel 2023 e nel 2025 il segretario Riccardo Magi e il deputato Benedetto Della Vedova risultavano in missione al momento del voto finale. Nel dibattito del 2025, Della Vedova aveva comunque difeso apertamente questa posizione: «Non c’è un’opzione alternativa, oggi, al sostegno, anche militare, all’Ucraina», aveva detto. 

Lo stesso schema si è poi ripetuto nell’ultimo voto, a febbraio scorso. La Camera ha approvato la proroga fino alla fine del 2026 con 229 voti favorevoli – tra cui quelli di Partito Democratico, Italia Viva e Più Europa – e 40 contrari, compresi quelli di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Per la prima volta, però, il governo aveva posto la fiducia sul decreto. I partiti di opposizione favorevoli agli aiuti avevano votato contro la fiducia, contestando la scelta dell’esecutivo di porla sul decreto, ma nel voto finale, nel merito cioè del provvedimento, si sono espressi a favore.

Il sostegno del PD, con delle differenze

Come abbiamo visto, il Partito Democratico ha votato a favore di tutti i provvedimenti sugli aiuti militari all’Ucraina. A luglio Elly Schlein ha confermato questa linea, rivendicando il sostegno all’Ucraina «con tutti i mezzi a disposizione», compresi quelli militari.

Questo non significa che nel partito non ci siano differenze. Sono emerse per esempio nel gennaio 2024, quando la Camera votò diverse risoluzioni sull’Ucraina. Il PD sostenne un proprio testo, favorevole alla prosecuzione degli aiuti ma più prudente nel riferimento alle forniture militari. Italia Viva e Più Europa, insieme ad Azione, presentarono invece una risoluzione più esplicita, che chiedeva di dare «massima priorità» agli aiuti militari e di rafforzare l’industria europea della difesa.

Il partito di Schlein votò a favore soltanto del proprio testo e si astenne sugli altri. Alcuni deputati, tra cui Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle e Marianna Madia, esponenti della corrente riformista del partito, sostennero anche le risoluzioni più nette sulle forniture militari.

I “no” alle nuove armi

Dall’inizio della legislatura le forze politiche che nel “campo largo” hanno votato sempre contro l’invio di aiuti militari all’Ucraina sono due: il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. 

In questi anni il partito di Conte ha sostenuto che l’Italia dovesse continuare ad aiutare la popolazione ucraina sul piano umanitario e nella ricostruzione del Paese, considerando però controproducente proseguire con l’invio di armi. In una risoluzione del 2024 il Movimento 5 Stelle chiedeva al governo di «interrompere immediatamente la fornitura di materiali d’armamento alle autorità governative ucraine». In generale, veniva chiesto di puntare su un cessate il fuoco e su una soluzione negoziale, sostenendo che l’aiuto all’Ucraina si fosse ridotto soprattutto all’invio di armi, senza un adeguato impegno diplomatico.

Anche Alleanza Verdi-Sinistra ha mantenuto una linea costante, votando sempre contro le proroghe agli aiuti militari, pur rivendicando il sostegno umanitario e civile all’Ucraina. Il 24 luglio il deputato Marco Grimaldi l’ha ribadita in modo piuttosto chiaro: «Abbiamo votato contro l’invio di armi. Lo faremo ancora», sollecitando una «escalation diplomatica, non militare».

I favorevoli, al centro

Altri partiti vicini al “campo largo”, come Italia Viva e Più Europa, hanno invece seguito una linea opposta a quella del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi-Sinistra. Dall’inizio della legislatura le due forze politiche di centro hanno sempre sostenuto apertamente la necessità di fornire all’Ucraina gli strumenti militari necessari per difendersi dall’invasione russa. Come già ricordato, nel gennaio 2024 Italia Viva, Più Europa e Azione presentarono la risoluzione più esplicita tra quelle delle opposizioni sul tema.  

La distanza dal Movimento 5 Stelle – e da Alleanza Verdi-Sinistra – è riemersa anche negli ultimi giorni. Il 3 agosto Matteo Renzi ha detto di non condividere le posizioni di Giuseppe Conte sull’Ucraina, che «non mi pare siano molto diverse da quelle di Salvini». Benedetto Della Vedova di Più Europa ha invece accusato Conte di portare avanti «un’agenda anti-Ucraina», potenzialmente «suicida» per una futura coalizione.

Italia Viva e Più Europa sono quindi i partiti più favorevoli alla prosecuzione degli aiuti militari, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra restano fermamente contrari. Il Partito Democratico ha sempre votato a favore, pur con alcune differenze al suo interno. La distanza, come abbiamo visto, emerge da anni anche nei voti parlamentari.

Prima delle prossime elezioni, i partiti del possibile “campo largo” dovranno però trovare una posizione comune su uno dei temi più delicati della politica estera, anche se, finora, non ci sono riusciti.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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