Che l’invio di armi all’Ucraina rappresenti un problema per il “campo largo” non è una novità. Da tempo ai leader di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra – oltre a quelli di partiti vicini, come Italia Viva e Più Europa – viene chiesto come potranno conciliare posizioni così diverse sulla guerra in corso da oltre quattro anni. Negli ultimi giorni la questione è tornata a far discutere.
Il 2 agosto, intervistato durante un evento ad Asiago in provincia di Vicenza, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha ribadito che il suo partito non voterà nuovi aiuti militari all’Ucraina. In vista delle prossime elezioni politiche, previste per il 2027, Conte ha aggiunto che il nodo della politica estera del centrosinistra «lo scioglieremo con le primarie», lasciando «decidere gli italiani». La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein però ha commentato a distanza le parole dell’alleato rispondendogli che «non funziona così»: prima i partiti devono trovare un accordo sul programma e poi ci saranno le primarie «perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito».
Le polemiche di questi giorni riportano alla luce una divisione che dura da anni. Dall’inizio dell’attuale legislatura i partiti del “campo largo” si sono divisi in tutti e quattro i voti finali alla Camera sui decreti che hanno prorogato gli aiuti militari all’Ucraina, mostrando come – almeno su questo tema – una linea comune non c’è mai stata.
Il 2 agosto, intervistato durante un evento ad Asiago in provincia di Vicenza, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha ribadito che il suo partito non voterà nuovi aiuti militari all’Ucraina. In vista delle prossime elezioni politiche, previste per il 2027, Conte ha aggiunto che il nodo della politica estera del centrosinistra «lo scioglieremo con le primarie», lasciando «decidere gli italiani». La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein però ha commentato a distanza le parole dell’alleato rispondendogli che «non funziona così»: prima i partiti devono trovare un accordo sul programma e poi ci saranno le primarie «perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito».
Le polemiche di questi giorni riportano alla luce una divisione che dura da anni. Dall’inizio dell’attuale legislatura i partiti del “campo largo” si sono divisi in tutti e quattro i voti finali alla Camera sui decreti che hanno prorogato gli aiuti militari all’Ucraina, mostrando come – almeno su questo tema – una linea comune non c’è mai stata.