Il campo largo non ha ancora le idee chiare su dove vuole andare

Tra incertezze sulla coalizione, sul programma e sul leader, i partiti di opposizione vogliono “cambiare l’Italia” ma devono sciogliere molti dubbi
Pagella Politica
«Al lavoro per cambiare l’Italia». Questo è il titolo della manifestazione che si terrà a Napoli nella serata di mercoledì 8 luglio e a cui parteciperanno i leader del Partico Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi-Sinistra. Quella di mercoledì sarà la prima manifestazione unitaria in vista della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche, previste per il 2027. Secondo quanto hanno riferito fonti dei partiti di opposizione a Pagella Politica, alla manifestazione prenderanno la parola Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, oltre al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico. Per il resto, i contorni e i dettagli della manifestazione sono ancora piuttosto indefiniti, ad eccezione del titolo.
L’intenzione di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra di fare i primi eventi unitari in vista delle politiche è stata annunciata lo scorso 16 giugno, quando Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni hanno pubblicato sui social una foto di loro quattro insieme. «Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!», è la frase che accompagna la foto, con cui è stata annunciata anche la data della seconda manifestazione, la settimana successiva a quella che si terrà a Napoli, e che avrà luogo invece in una città del Nord Italia. Sempre secondo fonti del centrosinistra, la città in questione sarà Padova, ma non è stata data ancora la conferma ufficiale. 

Insomma, i leader di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra sembrano fare sul serio e sembrano voler anticipare i tempi per presentarsi uniti di fronte ai loro elettori in vista delle elezioni del prossimo anno. Al di là di questo, dietro alla volontà di “cambiare l’Italia” ci sono diverse cose su cui i partiti del campo largo devono ancora trovare una quadra, dal perimetro della coalizione, ossia quali altri partiti includere, al nome stesso dell’alleanza, passando per il programma condiviso e la scelta del leader.

Uniti, o quasi

Il primo punto di incertezza è l’ampiezza della coalizione. Se è chiaro come del campo facciano parte saldamente il PD, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, non è lo stesso per i partiti centristi. Da tempo Azione di Carlo Calenda si dice contraria a qualsiasi alleanza che veda al suo interno il partito di Conte e quelli di Bonelli e Fratoianni, mentre più incerta è la situazione per quanto riguarda Italia Viva e Più Europa. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi sostiene che è necessario costruire un’alleanza ampia in vista delle prossime elezioni politiche contro il centrodestra, che veda al suo interno tutti i principali partiti di opposizione, andando oltre le storiche divisioni. Lo stesso vale per Più Europa, con il segretario Riccardo Magi che ha aperto all’alleanza con le altre forze di opposizione più a sinistra, attirandosi alcune critiche all’interno del suo stesso partito.

L’ipotesi che Italia Viva e Più Europa prendano parte alla coalizione è stata messa in dubbio proprio dalla foto con cui i leader di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno annunciato le due manifestazioni di luglio. A far discutere è stata l’assenza dalla foto di Renzi, che in quell’occasione ha smentito di essere arrabbiato per la decisione di non includerlo. «Perché dovremmo essere arrabbiati? Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare», aveva scritto Renzi sui social poco dopo la pubblicazione di quella foto. «Non abbiamo le stesse idee dei protagonisti di questa foto su molti temi: dal garantismo alla crescita economica, dall’energia all’Europa. Loro vogliono costituire un nucleo di sinistra-sinistra stretto nella coalizione e hanno tutto il diritto di farlo. Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo Meloni-Salvini-Vannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto», ha aggiunto il leader di Italia Viva.

Alle parole di Renzi ha replicato Schlein, che ha precisato che per quanto le riguarda non c’è nessun veto a un ingresso di Italia Viva nella coalizione e che il leader di Italia Viva era stato informato di quella foto, così come il segretario di Più Europa Magi. Al contrario, Conte si è sempre dimostrato dubbioso rispetto alla possibilità di allargare l’alleanza a Renzi, rimandando il discorso a dopo la costruzione del programma con il PD e Alleanza Verdi-Sinistra. «L’obiettivo primo è cambiare l’Italia. Sicuramente c’è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio. Non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio, perché altrimenti si vincono le elezioni e poi ci si scioglie come neve al sole», aveva detto il 17 giugno il presidente del Movimento 5 Stelle in una video intervista sui social con il giornalista de Il Fatto Quotidiano Andrea Scanzi. 

Anche Bonelli e Fratoianni hanno posto alcune condizioni alla partecipazione di Renzi al campo largo. Tanto il co-portavoce di Europa Verde quanto il segretario di Sinistra italiana hanno ribadito in diverse occasioni di non porre veti a nessuno ma che, prima di allargare il perimetro della coalizione, bisogna elaborare un programma chiaro e con proposte radicali. 

Nel frattempo, l’8 luglio Italia Viva farà una propria mobilitazione in tutta Italia, davanti ai supermercati e nelle piazze, per promuovere la campagna “Quando c’era lei” e per far firmare l’appello del partito di Renzi all’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. “Quando c’era lei” è la campagna di Italia Viva per la raccolta del 2 per mille e richiama il luogo comune «quando c’era lui», usato da ambienti nostalgici della dittatura di Benito Mussolini. Nelle scorse settimane Italia Viva ha diffuso manifesti sui maxi-schermi delle stazioni di Roma e Milano, con una grafica ispirata all’immaginario del Ventennio. I messaggi attaccavano Meloni su diversi temi, tra cui tasse, costo della spesa, fuga dei giovani dall’Italia e, soprattutto, i ritardi dei treni. «Abbiamo scelto l’8 luglio casualmente, ovviamente non perché nello stesso giorno c’è la manifestazione dei nostri alleati», ha detto con ironia a Pagella Politica una fonte di Italia Viva, che ha preferito rimanere anonima. Tra l’altro, “Quando c’era lei” sarà anche il titolo del nuovo libro di Renzi, annunciato il 7 luglio e in uscita a settembre.

L’incognita Onorato

Oltre a Italia Viva e Più Europa c’è un altro potenziale componente del campo largo ed è “Progetto Civico Italia”, il partito fondato a ottobre dello scorso anno dall’assessore al Turismo e allo Sport del Comune di Roma Alessandro Onorato. 

Il nuovo partito sta coinvolgendo finora centinaia di amministratori locali in tutta Italia e come ha spiegato lo stesso Onorato a Pagella Politica si propone di rappresentare tutte le persone di centrosinistra che non si riconoscono nell’attuale offerta politica, cioè i partiti attualmente esistenti. Onorato e il suo partito portano temi cari alle amministrazioni locali come la sicurezza, il decoro urbano e la semplificazione burocratica. Sono questioni che, a loro giudizio, oggi vengono affrontate quasi esclusivamente dai partiti di centrodestra, ma che restano tra le principali preoccupazioni di chi governa comuni, province e regioni, indipendentemente dall’appartenenza politica.
Il nuovo progetto di Onorato è stato accolto in maniera tutto sommato positiva dai partiti che compongono il campo largo, sebbene con alcuni distinguo sulle idee portate avanti dall’assessore romano. In occasione del lancio ufficiale del suo partito, lo scorso 12 giugno, Onorato ha detto tra le altre cose che nel campo largo nessuno deve più parlare della possibilità di introdurre in Italia una tassa patrimoniale, ossia una tassa sui grandi patrimoni. 

Il tema della patrimoniale è uno di quelli che fa più discutere periodicamente il campo largo. Se il centrodestra è infatti nettamente contrario alla patrimoniale, tra le opposizioni le opinioni sono più sfumate e l’unica forza politica veramente favorevole è Alleanza Verdi-Sinistra. A giugno a Onorato ha risposto il segretario di Sinistra Italiana Fratoianni. «Vorrei dire con amicizia ad Alessandro Onorato che non ha cominciato benissimo. È possibile che sia dovuto all’inesperienza e quindi sicuramente ci sarà occasione di recuperare, dico questo perché non c’è nessuno tra di noi che può dire agli altri che non potete parlare di questo o di quest’altro», ha detto Fratoianni al festival del quotidiano la Repubblica a Bologna. Se Fratoianni, così come Bonelli, sono convinti sostenitori della patrimoniale, non si può dire lo stesso del presidente di Renzi e Conte: entrambi hanno escluso l’idea di introdurre una tassa sui super-ricchi a livello nazionale. Al contrario, Schlein ha assunto finora una posizione più incerta, aprendo una tassa a livello europeo e meno a livello italiano.

Quale programma?

Se Conte, Fratoianni e Bonelli subordinano le alleanze alla costruzione del programma della coalizione, va detto che non è ancora chiaro come sarà costruito questo programma. 

Il 6 luglio, ospite di Sky live in a Roma, Schlein ha detto che il programma dell’alternativa sarà costruito a partire da settembre, e che la manifestazione di Napoli servirà «per rilanciare le proposte già condivise: salario minimo, congedo paritario». Nel frattempo il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra stanno già costruendo il loro programma attraverso iniziative autonome e sfruttando internet. 

Da aprile il partito di Conte sta portando avanti “Nova”, un percorso aperto a cittadini, territori e società civile, con l’obiettivo di raccogliere proposte da trasformare in contenuti di governo. I partecipanti agli incontri possono proporre i temi da discutere, scegliere a quali gruppi prendere parte e contribuire alla produzione di un documento finale. Nel corso dei mesi sono emerse diverse proposte, alcune delle quali piuttosto eccentriche, come una tassa sui robot e l’uscita dalla NATO, che dovranno essere votate dagli iscritti. Il confronto nei territori si è concluso lo scorso 27 giugno e il 5 luglio Conte ha annunciato che il percorso di formulazione delle proposte si concluderà con un evento a Milano a settembre. Le proposte selezionate dagli iscritti del Movimento 5 Stelle saranno presentate agli altri partiti del campo largo per la costruzione del programma condiviso. 

Da maggio Alleanza Verdi-Sinistra sta lavorando ad un progetto simile attraverso la piattaforma online Decidiamo. La lista che riunisce Europa Verde e Sinistra Italiana presenta la piattaforma non come «un semplice forum» di discussione, ma come un vero e proprio «cantiere» politico, aperto a iscritti, simpatizzanti, associazioni e cittadini senza tessere di partito. Le iniziative pubblicate riguardano molti temi e spesso sono in linea con le posizioni di Alleanza Verdi-Sinistra. Ma su argomenti come il nucleare le proposte degli utenti vanno in direzione opposta: per esempio, è stata avanzata l’idea di combattere la crisi climatica ed energetica promuovendo in Italia il ritorno alla produzione dell’energia nucleare, a cui Europa Verde e Sinistra italiana si oppongono nettamente. L’ultima parola comunque spetterà ai vertici dei partiti, che verso ottobre selezioneranno le proposte più idonee per formare il programma di Alleanza Verdi-Sinistra e da presentare alla coalizione. 

Insomma, il programma del campo largo verrà stabilito dopo settembre e dovrà essere la sintesi delle proposte di ciascuna delle forze politiche che lo compongono, mentre le manifestazioni dell’8 e del 15 aprile serviranno a rilanciare innanzitutto le proposte comuni che hanno visto uniti in questa legislatura il PD, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. 

Primarie Sì, primarie No

Oltre al programma, i partiti di opposizione dovranno poi stabilire il leader della coalizione. La nuova riforma della legge elettorale voluta dal centrodestra, attualmente in discussione alla Camera, obbliga le liste o le coalizioni a indicare al momento della presentazione dei programmi il nome del leader candidato alla carica di presidente del Consiglio. Il problema però è che da tempo nel campo largo è aperta la discussione su chi debba fare il leader della coalizione e su come debba essere scelta questa figura. Se nel centrodestra è chiaro il leader della coalizione è la persona che guida il partito con maggiori consensi (e quindi Giorgia Meloni), nel centrosinistra questa regola è messa in dubbio dalla possibilità di svolgere primarie di coalizione. 

Le primarie di coalizione sono consultazioni con cui i partiti scelgono il leader per guidare la coalizione stessa, e non vanno confuse con le primarie del PD, ossia la consultazione con cui viene scelto il segretario del partito oggi guidato da Schlein. Nella storia del centrosinistra le primarie per la scelta del leader della coalizione si sono tenute due volte: a ottobre 2005, quando sono state vinte da Romano Prodi, che è diventato il leader della coalizione chiamata “L’Unione” in vista delle elezioni politiche del 2006; e a novembre 2012, quando sono state vinte da Pierluigi Bersani, che è diventato il leader della coalizione chiamata “Italia. Bene comune”. 

Le primarie però dividono i partiti del campo largo. Schlein e Conte si sono detti disponibili a partecipare alle primarie, a patto che prima si decida un programma condiviso. Allo stesso modo anche Renzi ha detto di essere sempre favorevole alle primarie, perché sono «una festa di popolo». Al contrario i più tiepidi sull’opzione delle primarie sono i leader di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. «Le primarie si sono fatte in passato e si potrebbero fare anche questa volta, non sarebbe un problema organizzarle. Il tema che sollevo io è che rischino di dividere, più che unire, la nostra coalizione», ha spiegato Bonelli a Pagella Politica

Oltre alle primarie si discute anche della possibilità che il candidato presidente del Consiglio del campo largo possa essere semplicemente indicato dai leader dei partiti della coalizione, come è avvenuto negli ultimi anni per quanto riguarda i candidati alla presidenza di diverse regioni. Oppure che si opti per il leader del partito più votato, come avviene nel centrodestra. Il 6 luglio, ospite di Sky live in, Schlein ha detto che per la scelta della leadership «o faremo l’accordo per chi prende un voto in più o per la forza che ha più consenso o faremo le primarie, a cui io mi sono già dichiarata disponibile». Lo stesso giorno, sempre a Sky live in, Conte ha detto invece che «le primarie possono essere un ottimo strumento per alimentare il processo di partecipazione», mentre per il presidente del Movimento 5 Stelle scegliere il leader del partito che ha più voti è un metodo a cui il centrosinistra «non è mai ricorso» perché ha sempre cercato di indicare il candidato più competitivo, specie alle regionali.

È chiaro che dietro queste dichiarazioni c’è anche una strategia politica: nei sondaggi il Partito Democratico è sopra il 21 per cento mentre il Movimento 5 Stelle non arriva al 13 per cento. Se si dovesse optare per il leader del partito più votato, la candidata presidente del Consiglio sarebbe quasi sicuramente Schlein, mentre con le primarie Conte potrebbe avere qualche possibilità di battere la segretaria del PD.

Il nome della coalizione

Ma non ci sono solo il programma e la scelta del leader a dividere i partiti del campo largo. Un altro nodo irrisolto riguarda lo stesso nome dell’alleanza. 

Il 30 giugno il leader del Movimento 5 Stelle Conte ha annunciato che secondo lui il nome della coalizione dovrebbe essere “Alleanza per la Costituzione e per la democrazia (ACD) ”. A Conte ha risposto Bonelli, che ha definito «impronunciabile» il nome proposto dal presidente del Movimento 5 Stelle. «Io propongo Alleanza per la pace e per il lavoro. O meglio, Alleanza per la pace e l’ambiente: APA. Ma, ovviamente, il nome della coalizione non è un problema. È una questione di cui ora possiamo discutere anche con un po’ di leggerezza. Il punto vero resta il programma che ci stiamo impegnando a scrivere», ha detto Bonelli. 

Dal palco di Sky live in, il leader di Italia Viva ha detto che per lui va bene Alleanza per la Costituzione, anche se gli piacerebbe “La rosa bianca”, «come i ragazzi che lottavano contro il nazismo, anche se oggi non combattiamo il nazismo». Il riferimento di Renzi è al movimento di ispirazione cristiana “La rosa bianca” attivo in Germania durante il nazismo, che metteva in atto forme di protesta e resistenza non violenta contro la dittatura. Dal 1994 a oggi, la coalizione di centrosinistra si è data un nome preciso fino alle elezioni politiche 2006, mentre nelle tornate successive i partiti non hanno scelto nessuna denominazione. Nel 1994 il nome scelto per la coalizione era stato “Alleanza dei progressisti”, nel 1996 e nel 2001 era “L’Ulivo”, mentre nel 2006 era stato “L’Unione”. 

La discussione sul nome della coalizione di centrosinistra ha attirato le ironie di Calenda, che come abbiamo detto è al momento fuori dall’alleanza. «Bello questo concorso. Posso partecipare? Propongo Alleanza Populisti Antioccidentali, è più corrispondente al vero», ha scritto su X il segretario di Azione, alludendo in particolare alla posizione del Movimento 5 Stelle contro l’invio degli aiuti militari all’Ucraina.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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