In Più Europa c’è una gran confusione

Tra critiche alla segreteria e dissidi sulla linea politica, si è creata una frattura tra il segretario Riccardo Magi e il presidente Matteo Hallissey
Ansa
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«La mozione mi è sembrata una mossa un po’ pretestuosa, solo per mettere pressione ai vertici del partito. Non so se dietro a questa operazione ci sia la voglia di aprire una discussione sui temi e le alleanze, oppure la volontà di qualcuno di scalare il partito». Riccardo Magi commenta così a Pagella Politica quello che sta succedendo in Più Europa, partito di cui è segretario, dove da alcuni giorni si è verificata una spaccatura in due anime. Da una parte ci sono quelli che potremmo chiamare i “fedeli” alla leadership di Magi, segretario dal 2023, che sta cercando di portare Più Europa verso un dialogo e un’alleanza con il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche. Dall’altro, i critici verso l’attuale segretario, capitanati dal presidente del partito Matteo Hallissey, che accusano Magi di una gestione troppo verticistica e chiedono che venga indetto un nuovo congresso. I motivi dietro a questo dissidio sono diversi, dalla gestione del partito alla linea che deve tenere rispetto alle altre forze politiche all’opposizione del governo Meloni.

Più Europa è nata come lista elettorale per le elezioni politiche 2018, promossa tra gli altri da Emma Bonino e da Benedetto Della Vedova, storici esponenti della cosiddetta “galassia radicale”, ossia l’insieme di associazioni e movimenti derivati dal Partito Radicale Italiano di Marco Pannella. Di ispirazione europeista, liberale e antiproibizionista, alle politiche del 2022 Più Europa ha fatto parte della coalizione di centrosinistra insieme al Partito Democratico, ad Alleanza Verdi-Sinistra e Impegno Civico di Luigi Di Maio, mentre alle europee del 2024 ha formato la lista “Stati Uniti d’Europa” con Italia Viva. 

In vista delle prossime elezioni politiche, Magi – che è anche deputato – sta cercando da tempo di stabilire un dialogo con il cosiddetto “campo largo”, l’alleanza tra PD, Movimento 5 Stelle, AVS, che ha visto negli ultimi mesi l’avvicinamento pure di Italia Viva. Per esempio, il 28 marzo Più Europa ha organizzato un incontro a Roma dal titolo “Tutta l’Europa che manca”, sul tema del federalismo europeo, a cui hanno partecipato la segretaria del PD Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. La presenza di Conte in particolare è stata vista con interesse da diversi osservatori, perché Movimento 5 Stelle e Più Europa hanno dimostrato finora posizioni molto diverse sul tema dell’Unione europea, ma soprattutto su quello dell’invasione russa dell’Ucraina. Più Europa è a favore del sostegno militare al Paese invaso dalla Russia, mentre il Movimento 5 Stelle è molto più cauto e si oppone all’invio di nuove armi all’Ucraina. In questa occasione, Conte ha fatto alcune aperture sulla necessità di trovare un piano a livello europeo per la difesa comune, un riposizionamento rispetto alle posizioni più scettiche espresse fino a quel momento e che è stato apprezzato da Magi. «A noi ovviamente ha fatto piacere. Il senso di dialogare con il campo largo e provare a costruire un’alleanza in vista delle politiche è volto proprio a spingere le altre forze politiche della coalizione verso le nostre posizioni, facendo avere a Più Europa un ruolo determinante», ci ha spiegato Magi. 

Ma questa impostazione, unita alla gestione del partito, non sembra convincere tutti all’interno di Più Europa. 

Congresso sì, congresso no

La tensione ha raggiunto l’apice domenica 19 aprile, quando l’assemblea nazionale del partito ha approvato una mozione in cui si chiede la convocazione di un nuovo congresso per rinnovare i vertici del partito, mentre la mozione presentata dal segretario Magi è stata bocciata. 

Nel documento approvato, firmato dal presidente Hallissey e visionato da Pagella Politica, viene criticata «la situazione di perdurante immobilismo che caratterizza l’attività interna del partito e il confronto negli organi» e il «deteriorarsi del clima interno e l’acuirsi delle divisioni, sfociate in lacerazioni difficilmente ricomponibili, tanto più gravi in prossimità delle elezioni politiche». I firmatari della mozione hanno criticato soprattutto la scelta da parte della presidente dell’assemblea nazionale Agnese Balducci di non convocare l’assemblea per discutere della richiesta di indire un congresso straordinario, nonostante il collegio di garanzia del partito si fosse espresso a favore della richiesta. Il 3 aprile scorso il collegio di garanzia di Più Europa – un organo che si occupa di dirimere le diatribe sulle regole interne – ha stabilito che la presidente aveva l’obbligo di convocare l’assemblea straordinaria per deliberare sul congresso, cosa che però non è stata fatta.

Dal canto suo, nel corso dell’assemblea di domenica scorsa, Balducci ha spiegato il perché della sua decisione. Secondo la presidente la richiesta di convocare un’assemblea straordinaria era stata presentata senza un’adeguata motivazione e che, comunque, lo statuto del partito prevede la convocazione di un congresso straordinario solo nel caso di morte, dimissioni o sfiducia al segretario. «Nessuna di queste condizioni si è verificata, dunque per noi non è possibile convocare un congresso straordinario. Ma poi, se chi mi critica vuole il congresso, perché non hanno presentato una mozione di sfiducia nei miei confronti? Forse perché sanno che al momento non hanno i numeri per approvarla», ha aggiunto Magi. La mozione per sfiduciare il segretario di Più Europa deve essere presentata da almeno un terzo dei membri dell’assemblea del partito (33 su 100) e per essere approvata deve ottenere il voto di almeno i due terzi (66 su 100).

Le critiche a Magi

Questa lettura non è condivisa da Hallissey e dai firmatari della mozione contro il segretario. «La mozione generale presentata dal segretario Riccardo Magi è stata respinta, mentre la maggioranza ha approvato, senza voti contrari, la richiesta di azzerare la segreteria e convocare un nuovo Congresso. Si tratta di un voto chiaro e politicamente vincolante: la linea della segreteria è stata sfiduciata e l’assemblea ha indicato la necessità di aprire una nuova fase», ha detto Hallissey a Pagella Politica. Hallissey ha 23 anni e, dopo aver ricoperto la carica di segretario dei Radicali Italiani, nel congresso di Più Europa di febbraio 2025 è stato eletto presidente del partito. I Radicali Italiani sono nati del 2001 e hanno fatto parte del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito fino al 2017, anno in cui sono stati espulsi. Questo “transpartito” esiste ancora ed è quello che viene chiamato dalla stampa “Partito Radicale”: l’organizzazione non partecipa attivamente alle elezioni con il suo simbolo, ma è ancora importante perché ha la proprietà dei beni dello storico Partito Radicale di Pannella, tra cui la sede in via di Torre Argentina a Roma, e di Radio Radicale.

Comunque, in questi anni Hallissey si è fatto notare dal pubblico soprattutto sui social network, per le sue iniziative con cui chiede maggiore concorrenza nel settore degli stabilimenti balneari e dei taxi, rischiando anche di essere aggredito. Allo stesso tempo si è fatto strada tra le fila della galassia radicale, e chi lo conosce bene dentro a Più Europa lo descrive come un giovane con grandi ambizioni politiche. In occasione dello scorso congresso di Più Europa, Hallissey è stato eletto presidente battendo con una certa sorpresa il deputato Benedetto Della Vedova, che come abbiamo detto è uno storico esponente del mondo radicale, nonché ex segretario di Più Europa. Magi invece era l’unico candidato alla segreteria. 

Ora, appena un anno dopo dal congresso, Hallissey critica la gestione del segretario, perché starebbe gestendo il partito in maniera troppo personalistica e poco democratica, opinione condivisa anche da Della Vedova: «Noi abbiamo tutto il diritto di andare a un congresso straordinario, ed è un interpretazione capziosa quella di Magi, secondo cui il congresso straordinario sarebbe previsto solo nei casi di morte, dimissioni o sfiducia al segretario. Anche il consiglio di garanzia ci ha dato ragione su questo, dicendo che abbiamo tutto il diritto di avere un congresso straordinario», ha detto a Pagella Politica Della Vedova, che è anche l’unico altro deputato del partito oltre a Magi. Effettivamente il collegio di garanzia di Più Europa ha stabilito che «l’interpretazione dello statuto deve svolgersi in coerenza con i principi di democraticità, partecipazione, legalità interna, ragionevolezza e tutela effettiva delle prerogative degli organi associativi, sicché non può ritenersi conforme al sistema una lettura che trasformi il congresso, organo sovrano del Partito, in uno strumento attivabile esclusivamente in presenza di una crisi formale del segretario». Su questo punto Magi ha aperto a una discussione per aggiornare le norme dello statuto, per renderlo più chiaro, favorendo una maggiore democraticità della vita del partito. 

Tesseramenti anomali e condizionamenti esterni

Secondo fonti di Più Europa, i malumori nel partito non sono nati nelle ultime settimane, ma sono datati e hanno a che fare con una vicenda riguardante tesseramenti giudicati anomali e nomine contestate. 

In particolare, a febbraio dello scorso anno, dopo la riconferma di Magi, il quotidiano Il Tempo ha pubblicato un’inchiesta secondo cui alla fine del 2024 ci sarebbe stato un aumento “anomalo” degli iscritti a Più Europa. Secondo il quotidiano gli iscritti a Più Europa, che fino a quel momento erano stati circa 4 mila, sarebbero saliti fino a 6 mila, grazie a nuovi tesseramenti portati soprattutto da Rosario Mariniello, un politico originario di Giugliano, in Campania. Al di là del caso dei tesseramenti, in Più Europa alcuni non hanno poi apprezzato la decisione di Magi di nominare Mariniello come vicesegretario del partito insieme ad Antonella Soldo. Mariniello oggi gestisce un CAF nella zona di Napoli e si occupa di beni confiscati alla criminalità organizzata, ma in passato ha dovuto scontare una condanna per furto, ricettazione e uso indebito di carte di credito. «Non capisco perché io venga criticato su questa cosa dei tesseramenti, quando tutti sanno che prima di un congresso è sempre andata così, che c’è sempre stata una mobilitazione e che ognuno concorre a portare voti per un candidato o per l’altro. Per quanto riguarda Mariniello, lui ha scontato la sua pena, e lo dico per ricordare a tutti che siamo un partito garantista. Al di là di questo, ho fiducia in Mariniello, che sta facendo un grande lavoro nel suo ruolo di vicesegretario, oltre che nel suo impegno quotidiano sul fronte dei beni confiscati alla criminalità», ha commentato Magi.

A dire il vero, una polemica sui tesseramenti anomali aveva riguardato in passato pure i Radicali Italiani, proprio in occasione del congresso che aveva eletto Hallissey segretario del partito. Quel congresso, convocato in un primo momento tra l’8 e il 10 dicembre 2023, era stato rinviato a fine gennaio 2024 perché, secondo le verifiche dell’allora tesoriera Giulia Crivellini, si erano iscritte diverse persone che, una volta contattate telefonicamente per dei controlli, non sapevano neanche per che cosa si sarebbe votato. Al congresso del 27 e 28 gennaio è stato introdotto quindi il voto attraverso il sistema SPID, proprio per avere la certezza dell’identità dei votanti. La votazione ha decretato la vittoria di Hallissey, ma le polemiche non si sono fermate. Dopo il congresso, la precedente dirigenza dei Radicali Italiani ha infatti annunciato l’uscita dal movimento. «Purtroppo il nostro partito, una piccola formazione politica che conservava metodi e storia, da due anni ha cominciato a cambiare faccia», ha detto il 9 febbraio 2024 l’ex presidente Igor Boni annunciando le dimissioni. Secondo Boni e gli ex membri della dirigenza dei Radicali Italiani, nel 2023 ci sono stati aumenti anomali degli iscritti, a volte di 80 o 90 persone in un solo giorno, a fronte di un partito che al 1° dicembre dello scorso anno contava poco più di 600 iscritti. In sostanza, senza fare nomi, l’ex presidente aveva denunciato un tentativo esterno di condizionare il voto dell’ultimo congresso, spingendo il risultato a favore di Hallissey.

Su questo punto, interrogato da Pagella Politica, l’allora neo-segretario dei Radicali Italiani aveva smentito le accuse «Quelle dell’ex dirigenza mi sembrano accuse strumentali: non c’è stato alcun condizionamento esterno del nostro congresso, la quota agevolata per i più giovani è in vigore da diversi anni e l’identità dei votanti all’ultimo congresso è stata certificata attraverso il sistema SPID. A mio parere sono accuse che lasciano il tempo che trovano», aveva detto Hallissey.

Temi e alleanze

Al netto delle divisioni sulla gestione del partito, le divergenze in Più Europa riguardano pure i temi e le alleanze interne. Sui temi, in questi mesi Più Europa ha vissuto una divisione interna per quanto riguarda il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il partito ha sostenuto ufficialmente il Sì, ma nei mesi precedenti al voto non ha fatto campagna referendaria, sebbene fonti interne abbiano confermato la partecipazione ad alcune iniziative sul tema. Tra coloro che si sono spesi di più per il Sì c’è stato proprio Hallissey, che ha partecipato a eventi sul tema della riforma ed è stato anche tra i fondatori del comitato “SìSepara” promosso dalla Fondazione Einaudi. 

Magi invece non è stato particolarmente attivo sul referendum, e questo non è un caso. Durante l’esame alla Camera della riforma, il segretario di Più Europa non ha partecipato alle votazioni sul testo, esprimendo un giudizio critico verso il metodo adottato del governo, che secondo Magi non ha accettato «alcun dialogo con le opposizioni» e ha introdotto elementi a sua dire critici, come la creazione di due CSM distinti. Al contrario, alla Camera Della Vedova ha votato a favore della riforma.

Oltre ai temi, ci sono opinioni diverse anche sulle alleanze future. «Magi vuole avvicinarci al campo largo per un’alleanza con loro, io invece sono dell’idea di ritagliare uno spazio di maggior protagonismo per Più Europa in una lista che io definisco “il polo non terzo”, ossia un’alleanza di centro, una lista riformista in dialogo con realtà come Azione, e che sia alternativa all’esperimento finito male del “terzo polo”», ci ha spiegato Della Vedova. «Certamente per noi un’alleanza con il Movimento 5 Stelle non è facile da digerire, visto che sui temi dell’europeismo e del sostegno all’Ucraina siamo ancora distanti. Ma non ne faccio una questione di principio, per me è una questione di metodo e di dare spazio al confronto interno e credo che convocare un congresso straordinario sia l’unica soluzione», ha aggiunto Hallissey.

In una situazione confusa come quella attuale non poteva non esporsi anche Emma Bonino, fondatrice di Più Europa, che ha ribadito la sua fiducia nei confronti di Magi. «Non è questo il momento dividerci e guardarci l’ombelico con un nuovo congresso. Abbiamo già dato e ci siamo dati regole precise per poterlo convocare. Sarebbe solo un favore a chi in questi anni ha provato ad assorbirci, proprio ora che il nostro apporto può essere decisivo per costruire un’alternativa al governo Meloni», ha scritto cose Bonino in una nota stampa del 20 aprile.
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