Negli ultimi giorni si è riaccesa la discussione sulla cosiddetta “remigrazione”, termine con cui ci si riferisce a politiche di espulsione su larga scala rivolte non solo ai migranti irregolari, ma anche a persone regolarmente residenti o cittadine, considerate “non assimilate”. Di remigrazione si parla sia per la manifestazione del gruppo europeo dei Patrioti in piazza Duomo a Milano, che si è tenuta il 18 aprile e ha avuto al centro proprio la gestione dell’immigrazione, sia perché il governo aveva inserito nel decreto-legge “Sicurezza” una norma che in qualche modo incentiverebbe questo tipo di politiche.
In particolare, la norma criticata era stata inserita nel testo di legge attraverso un emendamento che prevedeva un premio per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario. Il bonus sarebbe di 615 euro e verrebbe incassato dai legali nel caso in cui la domanda venga approvata. Per la misura sono state stanziate risorse per circa un milione di euro in tre anni. La norma vorrebbe incentivare gli avvocati a seguire questo tipo di processi, velocizzandone l’iter e dunque rendendo più semplice il rimpatrio volontario. Le stesse associazioni di avvocati però hanno preso le distanze dalla misura perché potrebbe mettere in discussione la funzione stessa dell’avvocato, che deve essere libera da interessi e focalizzata alla difesa del loro assistito. Per questo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al governo di modificare la norma in questione.
Al netto delle polemiche, quando si valutano politiche simili, spesso non si considera il costo che ogni rimpatrio avrebbe sulle casse pubbliche, tra incentivi per chi decide di andarsene e gestione amministrativa. L’insieme di queste spese potrebbe rendere la remigrazione decisamente poco conveniente, se non dannosa, per le casse dello Stato.
In particolare, la norma criticata era stata inserita nel testo di legge attraverso un emendamento che prevedeva un premio per gli avvocati che assistono le persone migranti che fanno domanda di rimpatrio volontario. Il bonus sarebbe di 615 euro e verrebbe incassato dai legali nel caso in cui la domanda venga approvata. Per la misura sono state stanziate risorse per circa un milione di euro in tre anni. La norma vorrebbe incentivare gli avvocati a seguire questo tipo di processi, velocizzandone l’iter e dunque rendendo più semplice il rimpatrio volontario. Le stesse associazioni di avvocati però hanno preso le distanze dalla misura perché potrebbe mettere in discussione la funzione stessa dell’avvocato, che deve essere libera da interessi e focalizzata alla difesa del loro assistito. Per questo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al governo di modificare la norma in questione.
Al netto delle polemiche, quando si valutano politiche simili, spesso non si considera il costo che ogni rimpatrio avrebbe sulle casse pubbliche, tra incentivi per chi decide di andarsene e gestione amministrativa. L’insieme di queste spese potrebbe rendere la remigrazione decisamente poco conveniente, se non dannosa, per le casse dello Stato.