Nel pomeriggio di mercoledì 3 giugno l’aula del Senato inizierà l’esame del disegno di legge a prima firma del senatore del Partito Democratico Alfredo Bazoli per introdurre in Italia una legge nazionale sul fine vita. Le sorti di questo disegno di legge però sembrano già scritte, visto che la maggioranza di centrodestra è pronta a respingere il provvedimento rimandandolo in commissione.
Nel nostro Paese non esiste ancora una normativa nazionale per regolare il ricorso al suicidio assistito. Sul suicidio assistito, il quadro giuridico di riferimento in Italia è stato definito in questi anni soprattutto dalla Corte costituzionale. Con una sentenza del 2019, poi precisata da un’altra sentenza del 2024, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando riguarda una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Da allora, in assenza di una legge nazionale, la disciplina è rimasta affidata soprattutto alle singole regioni, che l’hanno applicata in alcuni casi a livello locale.
Anche in questa legislatura, come nella precedente, il Parlamento ha iniziato a esaminare diverse proposte di legge per arrivare a una normativa nazionale definitiva sul suicidio assistito, tra cui pure quella di Bazoli. A luglio 2025, le commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato avevano scelto come testo base per la discussione sul fine vita preparato dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia). Il testo di Zanettin e Zullo ha messo insieme i diversi disegni di legge presentati sul fine vita, compreso quello di Bazoli, ma con un’impostazione molto diversa da quella proposta dal senatore del PD.
Il testo di Bazoli regola la morte volontaria medicalmente assistita come un percorso pubblico, con il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale (SSN). Il testo Zanettin-Zullo, invece, interviene soprattutto sull’articolo 580 del codice penale, la norma che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio, e stabilisce in quali casi l’aiuto al suicidio non deve essere punito. La differenza più rilevante riguarda proprio il ruolo del SSN: nel testo dei relatori non è previsto un suo coinvolgimento, perché, come ha spiegato Zullo in commissione, il suicidio assistito è considerato estraneo «alle finalità proprie del Servizio sanitario nazionale». Questa formulazione del suicidio assistito non ha convinto il PD, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, che sostengono invece il testo di Bazoli. Dunque, in assenza di un accordo sul testo, lo scorso 12 maggio la conferenza dei capigruppo del Senato ha stabilito che il 3 giugno si sarebbe proceduto innanzitutto con la discussione in aula del testo di Bazoli.
L’esito però dell’esame del testo di Bazoli appare piuttosto scontato. Il centrodestra è contrario all’impostazione di questo disegno di legge e, con tutta probabilità, voterà per rinviarlo in commissione e proseguire con la discussione del testo di Zanettin e Zullo. «Le mediazioni sono sempre fallite perché c’è una parte della maggioranza che ritiene che non debba esserci una legge sul fine vita», ha detto ai cronisti al Senato il capogruppo del PD Francesco Boccia. Sul fine vita i partiti di maggioranza non hanno infatti tutti la stessa posizione. Fratelli d’Italia è tra le forze più contrarie a una disciplina ampia del suicidio medicalmente assistito. La linea del partito è che lo Stato debba rafforzare l’assistenza alle persone malate, le cure palliative e il sostegno alle famiglie, senza trasformare l’aiuto al suicidio in una procedura garantita dal Servizio sanitario nazionale. La Lega ha seguito una linea nazionale simile, ma al suo interno sono emerse sensibilità diverse. Il caso più evidente è quello del Veneto, dove nel gennaio 2024 il Consiglio regionale ha di fatto fermato una proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito sostenuta dal presidente Luca Zaia, esponente storico della Lega. Dopo il voto, il segretario del partito Matteo Salvini disse che anche lui avrebbe votato no, perché, a suo dire, «la vita va tutelata dalla culla alla fine». Tra i partiti di maggioranza, Forza Italia ha la posizione più sfumata. Da un lato, sostiene la necessità di una legge nazionale, ma dall’altro lato è firmataria con Zanettin del testo piuttosto restrittivo condiviso da tutti i partiti del centrodestra.
Nel nostro Paese non esiste ancora una normativa nazionale per regolare il ricorso al suicidio assistito. Sul suicidio assistito, il quadro giuridico di riferimento in Italia è stato definito in questi anni soprattutto dalla Corte costituzionale. Con una sentenza del 2019, poi precisata da un’altra sentenza del 2024, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando riguarda una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Da allora, in assenza di una legge nazionale, la disciplina è rimasta affidata soprattutto alle singole regioni, che l’hanno applicata in alcuni casi a livello locale.
Anche in questa legislatura, come nella precedente, il Parlamento ha iniziato a esaminare diverse proposte di legge per arrivare a una normativa nazionale definitiva sul suicidio assistito, tra cui pure quella di Bazoli. A luglio 2025, le commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato avevano scelto come testo base per la discussione sul fine vita preparato dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia). Il testo di Zanettin e Zullo ha messo insieme i diversi disegni di legge presentati sul fine vita, compreso quello di Bazoli, ma con un’impostazione molto diversa da quella proposta dal senatore del PD.
Il testo di Bazoli regola la morte volontaria medicalmente assistita come un percorso pubblico, con il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale (SSN). Il testo Zanettin-Zullo, invece, interviene soprattutto sull’articolo 580 del codice penale, la norma che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio, e stabilisce in quali casi l’aiuto al suicidio non deve essere punito. La differenza più rilevante riguarda proprio il ruolo del SSN: nel testo dei relatori non è previsto un suo coinvolgimento, perché, come ha spiegato Zullo in commissione, il suicidio assistito è considerato estraneo «alle finalità proprie del Servizio sanitario nazionale». Questa formulazione del suicidio assistito non ha convinto il PD, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, che sostengono invece il testo di Bazoli. Dunque, in assenza di un accordo sul testo, lo scorso 12 maggio la conferenza dei capigruppo del Senato ha stabilito che il 3 giugno si sarebbe proceduto innanzitutto con la discussione in aula del testo di Bazoli.
L’esito però dell’esame del testo di Bazoli appare piuttosto scontato. Il centrodestra è contrario all’impostazione di questo disegno di legge e, con tutta probabilità, voterà per rinviarlo in commissione e proseguire con la discussione del testo di Zanettin e Zullo. «Le mediazioni sono sempre fallite perché c’è una parte della maggioranza che ritiene che non debba esserci una legge sul fine vita», ha detto ai cronisti al Senato il capogruppo del PD Francesco Boccia. Sul fine vita i partiti di maggioranza non hanno infatti tutti la stessa posizione. Fratelli d’Italia è tra le forze più contrarie a una disciplina ampia del suicidio medicalmente assistito. La linea del partito è che lo Stato debba rafforzare l’assistenza alle persone malate, le cure palliative e il sostegno alle famiglie, senza trasformare l’aiuto al suicidio in una procedura garantita dal Servizio sanitario nazionale. La Lega ha seguito una linea nazionale simile, ma al suo interno sono emerse sensibilità diverse. Il caso più evidente è quello del Veneto, dove nel gennaio 2024 il Consiglio regionale ha di fatto fermato una proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito sostenuta dal presidente Luca Zaia, esponente storico della Lega. Dopo il voto, il segretario del partito Matteo Salvini disse che anche lui avrebbe votato no, perché, a suo dire, «la vita va tutelata dalla culla alla fine». Tra i partiti di maggioranza, Forza Italia ha la posizione più sfumata. Da un lato, sostiene la necessità di una legge nazionale, ma dall’altro lato è firmataria con Zanettin del testo piuttosto restrittivo condiviso da tutti i partiti del centrodestra.