In Italia, il Parlamento discute da anni di una legge nazionale sul fine vita, senza essere mai arrivato a un’approvazione definitiva. Secondo le verifiche di Pagella Politica, solo in questa legislatura sono stati presentati, tra Camera e Senato, almeno 13 testi sul tema.
Il 12 maggio i capigruppo al Senato hanno fissato per il 3 giugno l’inizio dell’esame in aula di un nuovo disegno di legge sulla morte volontaria medicalmente assistita. Prima di allora le commissioni Giustizia e Affari sociali avranno quindi ancora qualche settimana per cercare un accordo su un testo condiviso. «L’accordo raggiunto è di lasciare ancora un paio di settimane alle commissioni competenti per trovare una quadra», ha spiegato a Pagella Politica il senatore del Partito Democratico Alfredo Bazoli. «Se però non si dovesse arrivare a un’intesa su un testo largamente condiviso, allora si andrà in aula con il nostro disegno di legge». Il riferimento è alla proposta presentata dallo stesso Bazoli nell’ottobre 2022 e sottoscritta da altri senatori delle opposizioni, tra cui Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.
Nel frattempo, il quadro giuridico di riferimento è stato definito soprattutto dalla Corte costituzionale. Con una sentenza del 2019, poi precisata da un’altra sentenza del 2024, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando riguarda una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Da allora, in assenza di una legge nazionale, la disciplina è rimasta affidata soprattutto alle sentenze della Corte costituzionale.
Questo vuoto legislativo ha spinto anche alcune Regioni a intervenire. Nel febbraio 2025 la Toscana è stata la prima Regione ad approvare una legge sulle modalità per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, attuando le sentenze della Corte; pochi mesi dopo lo ha fatto anche la Sardegna. Il governo ha impugnato entrambe le leggi davanti alla Corte costituzionale, che – nel caso della Toscana – ha poi dichiarato legittima la legge regionale, al netto dell’incostituzionalità di alcuni articoli.
Tornando però al livello nazionale, per capire perché in Italia non sia stata ancora approvata una legge sul fine vita bisogna guardare soprattutto alle posizioni dei partiti e alle divisioni al loro interno.
Il 12 maggio i capigruppo al Senato hanno fissato per il 3 giugno l’inizio dell’esame in aula di un nuovo disegno di legge sulla morte volontaria medicalmente assistita. Prima di allora le commissioni Giustizia e Affari sociali avranno quindi ancora qualche settimana per cercare un accordo su un testo condiviso. «L’accordo raggiunto è di lasciare ancora un paio di settimane alle commissioni competenti per trovare una quadra», ha spiegato a Pagella Politica il senatore del Partito Democratico Alfredo Bazoli. «Se però non si dovesse arrivare a un’intesa su un testo largamente condiviso, allora si andrà in aula con il nostro disegno di legge». Il riferimento è alla proposta presentata dallo stesso Bazoli nell’ottobre 2022 e sottoscritta da altri senatori delle opposizioni, tra cui Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.
Nel frattempo, il quadro giuridico di riferimento è stato definito soprattutto dalla Corte costituzionale. Con una sentenza del 2019, poi precisata da un’altra sentenza del 2024, la Corte ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando riguarda una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Da allora, in assenza di una legge nazionale, la disciplina è rimasta affidata soprattutto alle sentenze della Corte costituzionale.
Questo vuoto legislativo ha spinto anche alcune Regioni a intervenire. Nel febbraio 2025 la Toscana è stata la prima Regione ad approvare una legge sulle modalità per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, attuando le sentenze della Corte; pochi mesi dopo lo ha fatto anche la Sardegna. Il governo ha impugnato entrambe le leggi davanti alla Corte costituzionale, che – nel caso della Toscana – ha poi dichiarato legittima la legge regionale, al netto dell’incostituzionalità di alcuni articoli.
Tornando però al livello nazionale, per capire perché in Italia non sia stata ancora approvata una legge sul fine vita bisogna guardare soprattutto alle posizioni dei partiti e alle divisioni al loro interno.