Il 3 giugno il Partito Democratico ha annunciato una proposta di legge che ha l’obiettivo di frenare la fuga di cervelli e di creare opportunità occupazionali per i giovani. La proposta ricalca alcune iniziative già proposte in passato dal PD o da altre formazioni del centrosinistra e si concentra soprattutto sugli incentivi salariali, oltre che su una serie di bonus per favorire la permanenza degli under 35 nel nostro Paese. Ma le ricette del progetto “Restiamo in Italia”, così denominato dai suoi promotori, sarebbero davvero efficaci? Indossiamo i nostri occhiali da economisti e proviamo a capirlo.
Il testo della proposta, visionato da Pagella Politica, si apre con un richiamo all’obiettivo che si vuole raggiungere, ossia frenare la fuga di cervelli e rispettare il principio secondo cui «la Repubblica riconosce e garantisce la valorizzazione del capitale umano nazionale quale interesse strategico, promuovendo condizioni economiche, fiscali e sociali idonee a trattenere e attrarre competenze», come riportato nell’articolo 1 del disegno di legge. Le misure proposte per raggiungere questi obiettivi, però, mostrano delle criticità per quanto riguarda l’efficacia.
Il testo della proposta, visionato da Pagella Politica, si apre con un richiamo all’obiettivo che si vuole raggiungere, ossia frenare la fuga di cervelli e rispettare il principio secondo cui «la Repubblica riconosce e garantisce la valorizzazione del capitale umano nazionale quale interesse strategico, promuovendo condizioni economiche, fiscali e sociali idonee a trattenere e attrarre competenze», come riportato nell’articolo 1 del disegno di legge. Le misure proposte per raggiungere questi obiettivi, però, mostrano delle criticità per quanto riguarda l’efficacia.