I partiti non sanno più cosa inventarsi per raccogliere il 2 per mille

Dai post sui social ai manifesti nelle stazioni, le forze politiche hanno utilizzato la raccolta fondi per promuovere le proprie idee e attaccare gli avversari
Pagella Politica
Ogni anno, con l’apertura della stagione della dichiarazione dei redditi, i partiti politici tornano a chiedere ai contribuenti di destinare una piccola quota della loro IRPEF, l’imposta sui redditi delle persone fisiche. È il cosiddetto 2 per mille: la scelta non comporta un versamento aggiuntivo, ma riguarda una parte dell’imposta comunque dovuta. Si tratta di una forma di finanziamento introdotta nel 2013, dopo l’abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti.

Negli ultimi anni, però, la raccolta del 2 per mille ha assunto la forma di una vera e propria campagna politica. Oltre a condividere istruzioni per compilare i modelli fiscali, i partiti hanno creato pagine dedicate sui propri siti, grafiche e i video per i social e, in alcuni casi, riempito spazi pubblicitari nei luoghi di passaggio, come le stazioni ferroviarie. Tutto questo non solo per provare a raccogliere più fondi, ma anche per dare visibilità alle proprie battaglie politiche o per attaccare i propri avversari.

Il caso più evidente è accaduto la settimana scorsa, quando Italia Viva ha lanciato la propria raccolta del 2 per mille, trasformandola in una campagna nazionale contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Alcuni manifesti diffusi nelle stazioni ferroviarie di Roma e Milano attaccavano la leader di Fratelli d’Italia su vari temi, tra cui i ritardi dei treni, usando uno stile grafico che richiamava l’immaginario del Ventennio fascista. Come vedremo, una parte della campagna è stata poi rimossa, generando diverse polemiche.
In generale, tra le ragioni per cui i partiti puntano sempre di più su questa raccolta è che il 2 per mille pesa sempre di più per le forze politiche, ma è ancora scelto da una minoranza dei contribuenti. Questo lascia alle forze politiche un margine di crescita significativo, soprattutto se riescono a mobilitare il proprio elettorato.

Come funziona il 2 per mille

Non tutti i partiti possono ricevere il 2 per mille. I contribuenti possono scegliere solo tra le forze politiche inserite nella sezione del registro nazionale dei partiti dedicata a questo beneficio. Successivamente, l’elenco viene trasmesso all’Agenzia delle Entrate e riportato nei modelli per la dichiarazione dei redditi.

Per essere ammesso, un partito deve avere innanzitutto uno statuto conforme alla legge, verificato dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza dei partiti politici. Lo statuto deve contenere una serie di regole di democrazia interna: per esempio, deve indicare come vengono prese le decisioni, quali sono i diritti e i doveri degli iscritti e quali norme garantiscono la trasparenza e la corretta gestione economico-finanziaria.

L’iscrizione al registro, però, non basta da sola. Per accedere al 2 per mille, un partito deve avere almeno un eletto con il proprio simbolo alle ultime elezioni per la Camera, il Senato o il Parlamento europeo. Non contano, per questo beneficio, le elezioni regionali, e non è sufficiente aver presentato candidati. Possono accedere al 2 per mille anche i partiti collegati a un gruppo parlamentare, o a una componente del gruppo Misto, costituiti in almeno una delle due Camere.

La domanda va presentata alla Commissione entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello per cui si chiede il beneficio economico. Se i requisiti sono rispettati, il partito entra nell’elenco dei soggetti che possono ricevere il 2 per mille. Non è solo un passaggio formale: nel 2022, per esempio, il Movimento 5 Stelle fu escluso perché non risultava ancora iscritto al registro dei partiti politici.

Una raccolta che pesa sempre di più

Per capire perché i partiti oggi investono così tanto nelle campagne per il 2 per mille, bisogna partire dai numeri. In pochi anni questa forma di finanziamento è cresciuta in modo significativo, sia per importi raccolti sia per numero di contribuenti che la scelgono.

Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in dieci anni l’importo complessivo destinato dai contribuenti ai partiti attraverso il 2 per mille è aumentato di oltre il 160 per cento. I dati del 2014, anno di introduzione di questo strumento, non sono confrontabili con quelli successivi, perché allora la scelta richiedeva una procedura meno diretta e più complessa. Nelle dichiarazioni del 2015, relative ai redditi del 2014, le scelte valide sono state poco più di 1,1 milioni, pari al 2,7 per cento dei contribuenti, per un importo di circa 12,4 milioni di euro. Nelle dichiarazioni del 2025, invece, hanno scelto di destinare il 2 per mille oltre 2,2 milioni di persone – il 5,2 per cento dei contribuenti – per un totale di circa 32,6 milioni di euro.
Anche guardando solo agli ultimi anni, la crescita è evidente. Nelle dichiarazioni del 2023, oltre 1,7 milioni di contribuenti hanno destinato il 2 per mille a un partito, per un totale di circa 24 milioni di euro; mentre in quelle dell’anno successivo il contributo è salito a 29,8 milioni sulla base delle scelte di circa 2,1 milioni di persone. 

Il tema era peraltro riemerso proprio nel 2024, quando a novembre alcuni partiti avevano provato a modificare le regole per distribuire anche una parte delle quote non espresse dai contribuenti. Dopo i rilievi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la proposta è stata ridimensionata. Se approvata nella versione iniziale, avrebbe potuto far salire il finanziamento complessivo da circa 25 milioni a oltre 42 milioni di euro.

«Semplice» e «gratuito»

Al netto dei casi più visibili, alcune forze politiche hanno scelto una comunicazione più tradizionale. In questi casi il 2 per mille è stato presentato soprattutto come un gesto semplice di sostegno al partito, accompagnato da istruzioni per la dichiarazione dei redditi e da richiami alle attività politiche portate avanti durante l’anno.

È il caso, per esempio, del Partito Democratico. Sul proprio sito, il partito di Elly Schlein spiega come destinare il 2 per mille e insiste sul fatto che si tratti di una scelta semplice, senza costi aggiuntivi per il contribuente. Nel vademecum dedicato, il sostegno al partito viene collegato al finanziamento dell’attività politica e dei progetti per le comunità locali. Il PD sottolinea inoltre che solo una quota limitata dei contribuenti esprime questa scelta. 

Una comunicazione simile è stata scelta dalla Lega, che presenta il 2 per mille come una scelta «semplice e gratuita», ricordando che, se non viene espressa, quella quota resta comunque allo Stato. Il messaggio è accompagnato da un richiamo al sostegno delle attività e dei progetti del partito. Il Movimento 5 Stelle ha puntato invece su un’impostazione più pratica: nella pagina dedicata, oltre alle istruzioni, mette a disposizione strumenti per inviare un messaggio già pronto al proprio commercialista o al Centro di Assistenza Fiscale (CAF). 

Pur presentando il 2 per mille come una semplice e gratuita, la campagna di Forza Italia usa però un messaggio più politico: «Difendi la democrazia e fai la differenza», è scritto sul sito, collegando il sostegno al partito ad alcune sue battaglie, tra cui quella sull’energia nucleare.

Una questione politica

Le forze politiche più piccole usano la raccolta del 2 per mille soprattutto per ribadire il proprio posizionamento.

Azione la presenta come un sostegno a una politica alternativa agli scontri tra «tifoserie» e agli «slogan privi di contenuti»; Più Europa la collega alle sue battaglie su diritti, libertà, modernizzazione ed Europa; Sinistra Italiana insiste invece su ambiente, pace, cultura e lavoro. Lo stesso vale per Europa Verde, che ha scelto una campagna più narrativa. Il 19 maggio il partito ha diffuso un video girato a Ostia, nella periferia di Roma, dove il co-portavoce Angelo Bonelli è cresciuto. Il messaggio collega la raccolta del 2 per mille a giustizia sociale e ambientale, lavoro, diritti, pace, sanità, scuola ed energia pulita. Lo slogan finale è: «Stiamo dalla stessa parte».

Il richiamo al Ventennio

Come accennato, il caso più evidente è quello di Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi ha costruito la propria campagna per il 2 per mille intorno alla formula «Quando c’era lei», richiamando il luogo comune «quando c’era lui», usato da ambienti nostalgici della dittatura di Benito Mussolini.
La campagna non si è limitata ai social. Italia Viva ha diffuso anche manifesti sui maxi-schermi delle stazioni di Roma e Milano, con una grafica ispirata all’immaginario del Ventennio. I messaggi attaccavano Meloni su diversi temi, tra cui tasse, costo della spesa, fuga dei giovani dall’Italia e, soprattutto, i ritardi dei treni.

Anche il video diffuso per accompagnare la campagna seguiva la stessa impostazione: immagini in bianco e nero, tono propagandistico e richiami ai cinegiornali dell’Istituto Luce. Solo alla fine compariva l’invito a destinare il 2 per mille a Italia Viva. Proprio il manifesto sui treni ha poi aperto un caso. Italia Viva ha denunciato un tentativo di «censura» dopo che Grandi Stazioni Retail – la società che gestisce gli spazi commerciali delle due stazioni – ha chiesto di modificare il contenuto della comunicazione. La società ha respinto l’accusa, spiegando che la rimozione riguardava solo l’immagine sui treni, e non l’intera campagna, perché le pubblicità in stazione non devono essere lesive dell’immagine dell’azienda.

La risposta di Fratelli d’Italia

La campagna di Italia Viva ha avuto una seconda fase dopo le polemiche sui manifesti nelle stazioni. Il 22 maggio, con una lettera a La Stampa, Meloni ha smentito di essersi irritata per l’iniziativa, al contrario ha definito la campagna «molto efficace dal punto di vista comunicativo» e ha scritto che, a suo giudizio, non avrebbe dovuto essere rimossa.

Inizialmente, il 22 maggio, Fratelli d’Italia aveva usato i social per chiedere agli elettori di destinare il 2 per mille al partito se volevano che l’ipotesi di «Elly Schlein a Palazzo Chigi» restasse «un brutto sogno». Nei giorni successivi, il partito di Meloni ha scelto di rispondere più direttamente a Italia Viva, usando lo stesso registro. Al «Quando c’era lei» del partito di Renzi ha contrapposto il claim «Finché ci sarà lei», con una comunicazione che riprendeva caratteri e riferimenti grafici associati al fascismo.
Le grafiche pubblicate da Fratelli d’Italia attaccavano direttamente Renzi e le opposizioni. Tra gli slogan c’erano «finché ci sarà lei nessuna patrimoniale» e «finché ci sarà lei niente soldi all’estero ai parlamentari». Quest’ultimo messaggio richiamava la norma introdotta dalla legge di bilancio per il 2025 (art. 1, commi 850-853), che vieta ai parlamentari, ai membri del governo e ai presidenti di Regione di accettare compensi o altre utilità da soggetti con sede fuori dall’Unione europea o dallo spazio economico europeo.

In sostanza, il 2 per mille resta una scelta fiscale volontaria, ma il suo peso crescente lo ha reso sempre più rilevante per i partiti. Gli importi raccolti sono aumentati negli anni, mentre la quota di contribuenti che esprime una preferenza resta ancora limitata. Per questo le forze politiche hanno interesse a trasformare questa scelta in un’occasione per mobilitare il proprio elettorato. Dai siti ai social, fino ai manifesti nelle stazioni, la raccolta è diventata un modo per ribadire le loro priorità e attaccare i propri avversari.

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