Il 14 luglio la Camera ha bocciato, per un solo voto, l’emendamento di Fratelli d’Italia – presentato insieme a Noi Moderati e Unione di Centro (UDC) – che avrebbe introdotto le preferenze nella riforma della legge elettorale. La proposta permetteva agli elettori di indicare fino a tre candidati della lista votata, ma con un limite importante: il capolista restava bloccato e non poteva essere scelto con il voto di preferenza. Le opposizioni contestavano, tra le altre cose, l’assenza dell’alternanza di genere per i capilista, che potevano quindi essere tutti uomini.
La bocciatura ha provocato l’esultanza delle opposizioni, che hanno parlato di una sconfitta politica della maggioranza e chiesto le dimissioni del governo. «Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa», ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. In segno di protesta, le opposizioni hanno poi ritirato i loro emendamenti alla riforma elettorale, con l’eccezione di quello sul voto fuorisede.
A giudicare dalle reazioni, i partiti di opposizione sembrano avere una posizione comune sulle preferenze. Ma è davvero così? In realtà, dagli emendamenti presentati alla riforma emergono posizioni piuttosto differenti.
La bocciatura ha provocato l’esultanza delle opposizioni, che hanno parlato di una sconfitta politica della maggioranza e chiesto le dimissioni del governo. «Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa», ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. In segno di protesta, le opposizioni hanno poi ritirato i loro emendamenti alla riforma elettorale, con l’eccezione di quello sul voto fuorisede.
A giudicare dalle reazioni, i partiti di opposizione sembrano avere una posizione comune sulle preferenze. Ma è davvero così? In realtà, dagli emendamenti presentati alla riforma emergono posizioni piuttosto differenti.