L’esultanza delle opposizioni nasconde le loro divisioni sulle preferenze

I deputati di PD, Movimento 5 Stelle, AVS e Italia Viva hanno gioito per la bocciatura dell’emendamento di Fratelli d’Italia, ma non hanno una linea comune sul voto di preferenza
ANSA
ANSA
Il 14 luglio la Camera ha bocciato, per un solo voto, l’emendamento di Fratelli d’Italia – presentato insieme a Noi Moderati e Unione di Centro (UDC) – che avrebbe introdotto le preferenze nella riforma della legge elettorale. La proposta permetteva agli elettori di indicare fino a tre candidati della lista votata, ma con un limite importante: il capolista restava bloccato e non poteva essere scelto con il voto di preferenza. Le opposizioni contestavano, tra le altre cose, l’assenza dell’alternanza di genere per i capilista, che potevano quindi essere tutti uomini. 

La bocciatura ha provocato l’esultanza delle opposizioni, che hanno parlato di una sconfitta politica della maggioranza e chiesto le dimissioni del governo. «Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa», ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. In segno di protesta, le opposizioni hanno poi ritirato i loro emendamenti alla riforma elettorale, con l’eccezione di quello sul voto fuorisede.

A giudicare dalle reazioni, i partiti di opposizione sembrano avere una posizione comune sulle preferenze. Ma è davvero così? In realtà, dagli emendamenti presentati alla riforma emergono posizioni piuttosto differenti.

Preferenze più incisive, e precedenza all’età

Nonostante i festeggiamenti in aula per la bocciatura dell’emendamento di Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle è tra le forze di opposizione che hanno presentato le proposte più esplicite a favore delle preferenze.

In un suo emendamento, il partito di Giuseppe Conte proponeva un’ampia riscrittura della legge elettorale. Il testo prevedeva un voto di lista e fino a due preferenze per i candidati della lista votata. In pratica, l’elettore avrebbe scelto una lista e poi, accanto al simbolo, avrebbe potuto scrivere il nome di uno o due candidati. Nel caso di due preferenze, i candidati indicati dovevano essere di sesso diverso; altrimenti la seconda preferenza sarebbe stata annullata.

Il punto centrale della proposta era il peso attribuito a queste preferenze. I seggi ottenuti da una lista sarebbero stati assegnati ai candidati con più voti di preferenza, e in caso di parità sarebbe stato proclamato eletto il candidato più giovane. In questo modo, per decidere chi sarebbe stato eletto, non avrebbe contato l’ordine dei candidati scelto dai partiti. 

Il Movimento 5 Stelle non era quindi contrario alle preferenze. Al contrario, il partito ha proposto un modello in cui le preferenze avrebbero avuto un effetto più diretto rispetto a quello previsto dall’emendamento della maggioranza, che escludeva il capolista dal voto di preferenza.

L’altra strada di PD e AVS

Sul tema delle preferenze, molto più incerta e dibattuta è la posizione del Partito Democratico, che non ha presentato nessun emendamento sul tema. Come confermato a Pagella Politica da fonti interne al PD, il partito di Elly Schlein aveva puntato su una soluzione diversa per rafforzare il rapporto tra elettori e candidati.

Si tratta di una strada condivisa anche da Alleanza Verdi-Sinistra, che pure non ha avanzato una propria proposta sul tema. Alcuni deputati di PD e Alleanza Verdi-Sinistra avevano infatti sottoscritto – insieme a Più Europa e Italia Viva – un emendamento che proponeva di dividere il territorio nazionale in 314 collegi uninominali. Questo avrebbe sostituito i collegi plurinominali, dove ogni lista presenta più candidati, con collegi più piccoli legati a un solo candidato. L’obiettivo era rendere i candidati più riconoscibili agli elettori e più legati al territorio. I seggi sarebbero stati comunque distribuiti in modo proporzionale, in base ai voti ottenuti dalle liste, e non assegnati automaticamente al candidato più votato in ciascun collegio.

Al di là dell’emendamento, l’incertezza del PD emerge anche dal dibattito interno. Come abbiamo raccontato in un altro approfondimento, nei giorni scorsi cinque deputate di schieramenti diversi hanno firmato un appello contro l’introduzione delle preferenze, sostenendo che questo meccanismo rischia di penalizzare la rappresentanza femminile. Nel PD sono emerse posizioni differenti sul tema. C’è chi, come la deputata Chiara Gribaudo, ha firmato l’appello contro l’introduzione delle preferenze, e c’è chi, come la deputata Lia Quartapelle, ha invece difeso le preferenze, a condizione che siano accompagnate dalla doppia preferenza di genere.

Il favore del centro

In generale, i partiti di centro si sono schierati più a favore delle preferenze. Oltre al Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, che ha presentato vari emendamenti a riguardo, Italia Viva è tra le forze politiche che si è più esposta sul tema.

Il partito di Matteo Renzi aveva presentato più emendamenti sulle preferenze, con formulazioni leggermente diverse. Un emendamento di Italia Viva prevedeva due preferenze obbligatorie, per candidati di sesso diverso. Se l’elettore avesse espresso un solo nome o due candidati dello stesso sesso, il voto sarebbe stato nullo. Un altro emendamento conteneva una formulazione più flessibile, consentendo di esprimere una o due preferenze. In caso di mancato rispetto della regola di genere veniva però annullata solo la seconda preferenza. 

Il caso di Più Europa è un po’ diverso. Il partito guidato da Riccardo Magi – impegnato in una campagna di raccolta firme per bloccare la riforma elettorale del centrodestra – ha sottoscritto emendamenti comuni delle opposizioni contro l’impianto della riforma e a favore di soluzioni alternative, come i collegi uninominali. Non ha però presentato una proposta propria sul tema.

Un fronte non così comune

Insomma, i festeggiamenti dei partiti di opposizione per la bocciatura dell’emendamento di Fratelli d’Italia sulle preferenze nascondono posizioni diverse. Il Movimento 5 Stelle e Italia Viva hanno presentato proposte esplicitamente favorevoli a questo meccanismo, anche se con formulazioni differenti. 

Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra hanno invece seguito un’altra strada, puntando sui collegi uninominali con ripartizione proporzionale dei seggi. Mentre Più Europa ha sostenuto emendamenti comuni contro l’impianto della riforma, ma non ha presentato una propria proposta sulle preferenze. Le opposizioni erano dunque unite contro la proposta della maggioranza, che introduceva preferenze parziali ed escludeva il capolista, ma non avevano una linea comune sul modo migliore per ridare maggiore peso agli elettori nella scelta dei propri rappresentanti in Parlamento.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

È uscita la nostra guida sulla legge elettorale, riservata ai sostenitori.
Sostienici per accedere a tutte le guide esclusive, newsletter riservate, video e molto altro.
INIZIA AD INFORMARTI MEGLIO
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli