In Europa la maggior parte dei Paesi ha le preferenze nella legge elettorale

La Camera ha bocciato l’emendamento che le avrebbe introdotte anche in Italia. Nell’Ue 20 Paesi su 27 consentono ai cittadini di scegliere i candidati al Parlamento
Il risultato del voto segreto sull’emendamento della maggioranza durante l’esame alla Camera della riforma della legge elettorale  – Fonte: ANSA
Il risultato del voto segreto sull’emendamento della maggioranza durante l’esame alla Camera della riforma della legge elettorale – Fonte: ANSA
Nella serata di martedì 14 luglio l’aula della Camera ha bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e dell’Unione di Centro (UDC) che chiedeva di introdurre il voto di preferenza nella nuova legge elettorale. L’emendamento, che aveva ricevuto sulla carta pure il sostegno della Lega e di Forza Italia nonostante i malumori interni, è stato bocciato per un solo voto: i deputati contrari all’emendamento sono stati 188, mentre i favorevoli sono stati 187. Il risultato del voto, che era segreto, è stato condizionato da diversi “franchi tiratori” nel centrodestra, cioè deputati che hanno votato contro le indicazioni del proprio gruppo e dunque contro l’emendamento sulle preferenze.

Al netto di quello che sarà ora il futuro della riforma della legge elettorale, a livello europeo le preferenze sono praticamente la regola. Secondo le verifiche di Pagella Politica, tra i 27 Paesi dell’Unione europea quelli che prevedono le preferenze nella legge elettorale sono 20, mentre solo sette Stati non le prevedono, tra cui l’Italia.

Chi ha le preferenze

Nell’Unione europea i Paesi che nella loro legge elettorale danno la possibilità agli elettori di esprimere le preferenze sono Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia. «In tutti questi Stati la legge elettorale è di tipo proporzionale, ossia ogni partito elegge parlamentari in proporzione ai voti presi. Ognuno di questi Stati presenta poi dei correttivi, per esempio soglie di sbarramento diverse, ma il principio rimane lo stesso e la tendenza generale è sempre quella di dare agli elettori la possibilità di esprimere le preferenze per uno o più candidati», ha spiegato a Pagella Politica il politologo Marco Valbruzzi, professore di Scienza Politica all’Università Federico II di Napoli.

Ma i Paesi che le prevedono non usano tutti lo stesso sistema di assegnazione delle preferenze. In alcuni Stati, come in Croazia, gli elettori possono esprimere al massimo una preferenza, mentre in altri, come in Repubblica Ceca, fino a quattro preferenze. In altri ancora, come in Lettonia, gli elettori possono esprimere un giudizio su tutti i candidati in lista, segnando con un “+” i candidati che preferiscono e con un “-” i candidati che invece non vogliono eleggere in Parlamento. In Irlanda e Malta esiste poi un sistema ancora diverso, quello del single transferable vote (in italiano: voto singolo trasferibile). Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento, il voto singolo trasferibile è organizzato in modo da avere circoscrizioni con più candidati eletti e prevede che gli elettori classifichino i candidati. Quando un candidato raggiunge la quota necessaria per essere eletto, i voti in eccesso vengono distribuiti agli altri candidati secondo le preferenze successive espresse dagli elettori. Il processo continua fino a quando tutti i seggi della circoscrizione sono stati assegnati, creando di fatto una forma di rappresentanza proporzionale che mantiene un forte legame tra eletti e territorio.

«Al di là delle differenze tra i sistemi, il punto fondamentale che emerge poco nel dibattito politico italiano è che le preferenze quando sono previste possono essere regolate in modo diverso. Non esiste un sistema unico a livello europeo e internazionale, ogni Paese adatta il proprio sistema alle proprie esigenze», ha aggiunto Valbruzzi.

I sistemi senza preferenze, ma misti

Ci sono poi una serie di Paesi che non ammettono le preferenze, ma prevedono un sistema che consente una certa vicinanza degli elettori ai candidati al Parlamento. Si tratta dei sistemi elettorali maggioritari o misti, in cui una parte dei parlamentari è eletta con il maggioritario e un’altra con il proporzionale.

Un sistema elettorale è maggioritario quando prevede che i parlamentari siano eletti in collegi uninominali, in cui prevale il candidato più votato: nell’Unione europea è questo il caso per esempio della Francia, dove i deputati dell’Assemblée nationale sono eletti ogni cinque anni con un sistema maggioritario uninominale a doppio turno. Ogni deputato è eletto in una circoscrizione e viene eletto al primo turno se ottiene almeno il almeno il 25 per cento dei voti degli elettori aventi diritto. Se nessuno ci riesce, si va al ballottaggio, dove possono partecipare i candidati che al primo turno hanno ottenuto almeno il 12,5 per cento dei voti degli elettori iscritti nella circoscrizione, e vince chi prende più voti. Il sistema francese non prevede dunque una preferenza vera e propria, ma consente comunque una certa “vicinanza” tra l’elettore e il candidato nell’uninominale che preferisce votare.

In Germania invece è in vigore un “sistema proporzionale personalizzato”, che combina una scelta locale del candidato con una ripartizione proporzionale dei seggi tra i partiti. Ogni elettore ha due voti: con il primo voto l’elettore sceglie un candidato nel proprio collegio uninominale, mentre con il secondo vota per la lista del partito. È questo secondo voto a determinare quanti seggi spettano complessivamente a ciascun partito nel Bundestag. In pratica, prima si calcola quanti seggi spettano a ciascun partito in generale su scala nazionale, in base ai voti alle liste, e poi i seggi spettanti a ogni partito vengono assegnati tra i candidati più votati nei collegi con il primo voto. Anche in questo caso, il voto per il candidato nel collegio uninominale non è un vero e proprio voto di preferenza, visto che il candidato può scegliere tra un solo candidato per partito. In Ungheria, invece, una parte dei candidati viene eletta con lista bloccata, senza preferenze, e una parte tramite collegi uninominali. Nel dettaglio, tra i 386 deputati dell’Assemblea nazionale, 58 deputati sono eletti all’interno di una circoscrizione nazionale con lista bloccata, 152 sono eletti in circoscrizioni territoriali sempre con lista bloccata, mentre 176 membri sono eletti in collegi uninominali.

Finora l’Italia ha avuto un sistema simile, ossia un misto tra maggioritario e proporzionale. Il Rosatellum, la legge elettorale attualmente in vigore nel nostro Paese, prevede che circa due terzi dei posti in Parlamento è assegnato con un sistema proporzionale, mentre un terzo è stabilito con il sistema maggioritario.  

Fuori dall’Unione europea, nel Regno Unito, i membri della House of Commons sono eletti ogni cinque anni con il sistema del cosiddetto first past the post, ossia un maggioritario uninominale secco. Anche negli Stati Uniti la Camera dei rappresentanti e il Senato sono eletti con un sistema maggioritario, con differenze da Stato a Stato.

Liste completamente bloccate

Tornando in Europa, ci sono poi tre Paesi che non prevedono né le preferenze, né i collegi uninominali in cui votare un candidato tra quelli dei diversi partiti, in un sistema simile a quello proposto dalla legge elettorale del centrodestra in Italia. Gli Stati in questione sono la Spagna, il Portogallo e la Romania.

La Spagna elegge il Congresso de los Diputados con un sistema proporzionale con liste di candidati bloccate in circoscrizioni provinciali. Il Congresso ha 350 deputati e si rinnova ogni quattro anni. Ogni provincia è una circoscrizione elettorale, così come Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole in Marocco. I seggi sono distribuiti tra le liste in modo proporzionale, escludendo le candidature che non raggiungono almeno il 3 per cento dei voti validi nella circoscrizione. In Portogallo i 230 deputati dell’Assemblea della Repubblica sono eletti seguendo l’ordine della lista presentata dal partito, o da una coalizione, per ciascuna circoscrizione elettorale, senza che l’elettore possa esprimere una preferenza per un singolo candidato.

In Romania, infine, per eleggere la Camera dei deputati e il Senato, l’elettore può votare per la lista di candidati di un partito, ma non può votare per uno o più candidati nel dettaglio. Le liste sono quindi bloccate: i seggi ottenuti da una lista sono attribuiti ai candidati nell’ordine in cui sono iscritti, in proporzione ai voti ottenuti dalla lista.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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