Da mesi la Camera sta discutendo la nuova proposta di legge elettorale e uno dei nodi su cui si sta concentrando il dibattito è quello relativo alle preferenze, cioè la possibilità per gli elettori di indicare il candidato per cui vogliono votare. Il testo presentato dal centrodestra non prevede la possibilità di esprimere preferenze, ma diversi partiti in questi mesi hanno proposto di modificarlo per introdurre questo meccanismo nella legge con cui probabilmente andremo a votare nel 2027.
Domenica 5 luglio, però, cinque deputate di schieramenti diversi – Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Partito Democratico) e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra) – hanno firmato un appello contro l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. Secondo loro, «il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile» perché «le preferenze premiano soprattutto la forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche, la notorietà costruita nel tempo: condizioni che, ancora oggi, vedono troppo spesso le donne partire da una posizione di svantaggio».
In risposta, altre parlamentari come Lia Quartapelle (Partito Democratico), Raffaella Paita e Maria Elena Boschi (Italia Viva) hanno sostenuto che le preferenze rappresentano invece uno strumento per rafforzare la presenza femminile in Parlamento, difendendo quindi la proposta di modifica del testo.
Ma le preferenze elettorali aiutano o danneggiano le donne in politica?
Domenica 5 luglio, però, cinque deputate di schieramenti diversi – Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Partito Democratico) e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra) – hanno firmato un appello contro l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. Secondo loro, «il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile» perché «le preferenze premiano soprattutto la forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche, la notorietà costruita nel tempo: condizioni che, ancora oggi, vedono troppo spesso le donne partire da una posizione di svantaggio».
In risposta, altre parlamentari come Lia Quartapelle (Partito Democratico), Raffaella Paita e Maria Elena Boschi (Italia Viva) hanno sostenuto che le preferenze rappresentano invece uno strumento per rafforzare la presenza femminile in Parlamento, difendendo quindi la proposta di modifica del testo.
Ma le preferenze elettorali aiutano o danneggiano le donne in politica?