Per la maggioranza non sarà semplice risolvere il pasticcio sulle preferenze

Secondo diversi esponenti del centrodestra le preferenze saranno introdotte quando la nuova legge elettorale arriverà al Senato. Ma il percorso è complicato
Il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, durante l’esame alla Camera della riforma della legge elettorale – Fonte: ANSA
Il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, durante l’esame alla Camera della riforma della legge elettorale – Fonte: ANSA
Il giorno dopo la bocciatura dell’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro sulle preferenze, nel Transatlantico della Camera in molti dicono di non essere sorpresi da quello che è avvenuto in aula, e che ha diviso la maggioranza di centrodestra. «Era come chiedere a un tacchino di anticipare il giorno del ringraziamento», ha detto a Pagella Politica un collaboratore di un deputato di Forza Italia, che ha preferito rimanere anonimo. «Si sapeva che, al netto delle promesse, tanti parlamentari del centrodestra erano contrari perché con le preferenze gli sarebbe stato più difficile essere rieletti nel 2027».

L’emendamento che avrebbe introdotto le preferenze nella nuova legge elettorale è stato bocciato nella serata del 14 luglio per un solo voto, a scrutinio segreto. I voti contrari sono stati 188 contrari, mentre i favorevoli sono stati 187. Il risultato è stato condizionato dai “franchi tiratori” del centrodestra, cioè i deputati dei partiti di maggioranza che hanno votato contro l’indicazione dei loro partiti. Secondo le verifiche di Pagella Politica, togliendo dal conto i deputati in missione – gli assenti giustificati, tra cui pure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni –, i partiti di centrodestra avevano a disposizione il voto di 227 deputati ma quelli che poi hanno votato effettivamente a favore delle preferenze sono stati 187. Dunque, è possibile che i deputati “franchi tiratori” tra le file di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati siano stati una quarantina. Ma potrebbero anche essere di più, visto che nei 187 voti favorevoli potrebbero esserci quelli degli otto deputati di Futuro Nazionale, che sulla carta si erano detti favorevoli alle preferenze.

In ogni caso, dopo il voto diversi esponenti della maggioranza di centrodestra hanno detto che quello sulle preferenze è stato solo un inciampo e che la questione si potrà risolvere al Senato, durante il secondo passaggio parlamentare della legge elettorale. «Alla luce del voto sulle preferenze ricordo – da presidente del Senato – che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori», ha scritto su X il presidente del Senato Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia). Un parere simile è stato espresso dal collega di partito e ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Domani finiamo alla Camera, poi forse a settembre modifiche in Senato. Avanti a testa alta, ieri solo un episodio», ha detto Ciriani.

Secondo La Russa e Ciriani c’è ancora la possibilità di inserire le preferenze nella nuova legge elettorale al Senato, dopo aver approvato la proposta alla Camera. Sulla carta, quanto previsto dai due esponenti di Fratelli d’Italia è possibile, ma il percorso comporterebbe un allungamento non da poco dei tempi di approvazione della riforma ed è necessario convincere tutti i parlamentari del centrodestra a votare a favore delle preferenze, cosa al momento non scontata visto il risultato della votazione di ieri.

Niente voto segreto

Innanzitutto, è vero che un progetto di legge prima di essere approvato dalla seconda camera che lo esamina può essere modificato. In quel caso, però, dopo il via libera del testo modificato dovrebbe tornare all’esame della prima camera che lo ha approvato. Nel caso della legge elettorale, se dopo il via libera alla Camera dovesse essere approvato al Senato un emendamento che introduce le preferenze, il testo della legge dovrebbe tornare alla Camera per un ulteriore via libera. Sembra un passaggio automatico, ma non lo è. Da anni esiste un problema nel sistema legislativo italiano chiamato “monocameralismo alternato”, per cui di fatto è solo la prima camera che approva un provvedimento ad avere la possibilità di modificarlo, mentre la seconda si limita ad approvarlo per non allungare troppo i tempi. Modificare la proposta di legge elettorale al Senato infatti comporterebbe per forza un allungamento dei tempi dei lavori. Dopo il via libera del testo alla Camera, è probabile che il Senato lo inizi a esaminare a settembre, dopo la pausa estiva del Parlamento e in caso di modifica la palla passerebbe poi nuovamente alla Camera.

Sul voto segreto invece La Russa ha ragione. A differenza del regolamento della Camera, quello del Senato stabilisce che il voto segreto su un provvedimento possa essere richiesto da almeno 12 senatori ma solo su questioni riguardanti i rapporti civili ed etico-sociali tutelati dalla Costituzione, quindi è impossibile che un’eventuale richiesta di voto segreto sull’emendamento preferenze possa essere autorizzata. Secondo l’idea di La Russa, senza il voto segreto al Senato non sarà possibile il fenomeno dei “franchi tiratori” e i senatori di tutti i partiti di centrodestra dovranno adeguarsi a favore delle preferenze, a meno che non vogliano in modo palese mandare in crisi la maggioranza.

Opinioni divergenti

L’idea del presidente del Senato si scontra però proprio con il fatto che è necessario innanzitutto mettere d’accordo tutti i senatori della maggioranza di centrodestra sulla necessità di approvare le preferenze. 

In questi mesi, Forza Italia e Lega si sono dette sempre contrarie alle preferenze, salvo poi annunciare poco prima del voto alla Camera che avrebbero sostenuto l’emendamento di Fratelli d’Italia. Il voto segreto ha però dimostrato che in molti tra i deputati del centrodestra si oppongono alle preferenze. Non è chiaro da dove siano provenuti i voti contrari all’emendamento, se da Forza Italia, dalla Lega oppure anche da Fratelli d’Italia. Un indizio però è quanto avvenuto nella mattinata del 15 luglio alla Camera, nel prosieguo dell’esame degli emendamenti alla legge elettorale. A un certo punto, la Camera ha esaminato e votato un emendamento dei deputati Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che chiedeva proprio di introdurre il voto di preferenza in modo simile a quello proposto da Fratelli d’Italia con l’emendamento bocciato. 

Pure l’emendamento dei deputati di Vannacci è stato respinto con voto segreto, con 233 contrari. I voti favorevoli sono stati però 139, ed è molto probabile che tra questi ci siano stati, oltre ai voti di Futuro Nazionale, anche quelli di Fratelli d’Italia. Durante la votazione infatti, dai banchi del partito di Meloni si sentiva pronunciare ad alta voce la parola “verde”, ossia l’indicazione di votare a favore dell’emendamento. Al contrario, questo non è avvenuto tra i banchi della Lega e di Forza Italia, che potrebbero aver votato contro l’emendamento di Futuro Nazionale sulle preferenze. 

Insomma, l’idea di La Russa e altri esponenti del centrodestra di poter modificare la legge elettorale al Senato introducendo le preferenze è più facile a dirsi che a farsi. Sulla carta la possibilità c’è, ma la maggioranza dovrà sia trovare una linea comune sul tema, che al momento non sembra esserci, sia fare i conti con un percorso più lungo per approvare definitivamente la legge elettorale.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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