Il giorno dopo la bocciatura dell’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro sulle preferenze, nel Transatlantico della Camera in molti dicono di non essere sorpresi da quello che è avvenuto in aula, e che ha diviso la maggioranza di centrodestra. «Era come chiedere a un tacchino di anticipare il giorno del ringraziamento», ha detto a Pagella Politica un collaboratore di un deputato di Forza Italia, che ha preferito rimanere anonimo. «Si sapeva che, al netto delle promesse, tanti parlamentari del centrodestra erano contrari perché con le preferenze gli sarebbe stato più difficile essere rieletti nel 2027».
L’emendamento che avrebbe introdotto le preferenze nella nuova legge elettorale è stato bocciato nella serata del 14 luglio per un solo voto, a scrutinio segreto. I voti contrari sono stati 188 contrari, mentre i favorevoli sono stati 187. Il risultato è stato condizionato dai “franchi tiratori” del centrodestra, cioè i deputati dei partiti di maggioranza che hanno votato contro l’indicazione dei loro partiti. Secondo le verifiche di Pagella Politica, togliendo dal conto i deputati in missione – gli assenti giustificati, tra cui pure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni –, i partiti di centrodestra avevano a disposizione il voto di 227 deputati ma quelli che poi hanno votato effettivamente a favore delle preferenze sono stati 187. Dunque, è possibile che i deputati “franchi tiratori” tra le file di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati siano stati una quarantina. Ma potrebbero anche essere di più, visto che nei 187 voti favorevoli potrebbero esserci quelli degli otto deputati di Futuro Nazionale, che sulla carta si erano detti favorevoli alle preferenze.
In ogni caso, dopo il voto diversi esponenti della maggioranza di centrodestra hanno detto che quello sulle preferenze è stato solo un inciampo e che la questione si potrà risolvere al Senato, durante il secondo passaggio parlamentare della legge elettorale. «Alla luce del voto sulle preferenze ricordo – da presidente del Senato – che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori», ha scritto su X il presidente del Senato Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia). Un parere simile è stato espresso dal collega di partito e ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Domani finiamo alla Camera, poi forse a settembre modifiche in Senato. Avanti a testa alta, ieri solo un episodio», ha detto Ciriani.
Secondo La Russa e Ciriani c’è ancora la possibilità di inserire le preferenze nella nuova legge elettorale al Senato, dopo aver approvato la proposta alla Camera. Sulla carta, quanto previsto dai due esponenti di Fratelli d’Italia è possibile, ma il percorso comporterebbe un allungamento non da poco dei tempi di approvazione della riforma ed è necessario convincere tutti i parlamentari del centrodestra a votare a favore delle preferenze, cosa al momento non scontata visto il risultato della votazione di ieri.
L’emendamento che avrebbe introdotto le preferenze nella nuova legge elettorale è stato bocciato nella serata del 14 luglio per un solo voto, a scrutinio segreto. I voti contrari sono stati 188 contrari, mentre i favorevoli sono stati 187. Il risultato è stato condizionato dai “franchi tiratori” del centrodestra, cioè i deputati dei partiti di maggioranza che hanno votato contro l’indicazione dei loro partiti. Secondo le verifiche di Pagella Politica, togliendo dal conto i deputati in missione – gli assenti giustificati, tra cui pure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni –, i partiti di centrodestra avevano a disposizione il voto di 227 deputati ma quelli che poi hanno votato effettivamente a favore delle preferenze sono stati 187. Dunque, è possibile che i deputati “franchi tiratori” tra le file di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati siano stati una quarantina. Ma potrebbero anche essere di più, visto che nei 187 voti favorevoli potrebbero esserci quelli degli otto deputati di Futuro Nazionale, che sulla carta si erano detti favorevoli alle preferenze.
In ogni caso, dopo il voto diversi esponenti della maggioranza di centrodestra hanno detto che quello sulle preferenze è stato solo un inciampo e che la questione si potrà risolvere al Senato, durante il secondo passaggio parlamentare della legge elettorale. «Alla luce del voto sulle preferenze ricordo – da presidente del Senato – che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori», ha scritto su X il presidente del Senato Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia). Un parere simile è stato espresso dal collega di partito e ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Domani finiamo alla Camera, poi forse a settembre modifiche in Senato. Avanti a testa alta, ieri solo un episodio», ha detto Ciriani.
Secondo La Russa e Ciriani c’è ancora la possibilità di inserire le preferenze nella nuova legge elettorale al Senato, dopo aver approvato la proposta alla Camera. Sulla carta, quanto previsto dai due esponenti di Fratelli d’Italia è possibile, ma il percorso comporterebbe un allungamento non da poco dei tempi di approvazione della riforma ed è necessario convincere tutti i parlamentari del centrodestra a votare a favore delle preferenze, cosa al momento non scontata visto il risultato della votazione di ieri.