Il fact-checking degli appunti di Giorgia, dagli “extraprofitti” al Pnrr

Dalla nuova tassa sulle banche al reddito di cittadinanza, abbiamo verificato 13 dichiarazioni della presidente del Consiglio: in alcuni casi ha detto la verità, in altri no
Pagella Politica
Mercoledì 9 agosto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato sulle sue pagine social un nuovo video della rubrica “Gli appunti di Giorgia”, per spiegare alcuni provvedimenti presi nelle ultime settimane dal suo governo. Nel video, che dura circa una mezz’ora, la leader di Fratelli d’Italia ha parlato di vari temi, dalla nuova tassa sugli “extraprofitti” delle banche al reddito di cittadinanza, dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ai dati sull’occupazione.
Una delle dichiarazioni che ha fatto più discutere riguarda proprio la tassa sugli “extraprofitti”. Secondo Meloni, questa non è una tassa «su un margine legittimo» dei profitti fatti dalle banche, ma «su un margine ingiusto». Ricordiamo che il fact-checking politico si occupa delle dichiarazioni fattuali, non dei giudizi di valore espressi dai politici. In un approfondimento sul tema abbiamo comunque spiegato che è difficile stabilire quanto dell’aumento dei profitti registrati dalle banche negli ultimi mesi sia in effetti un “extra” e quanto invece un semplice miglioramento delle loro performance. Il legittimo giudizio di Meloni è dunque politico, ma contestabile.

Fatta questa precisazione, abbiamo verificato 13 dichiarazioni della presidente del Consiglio: come se l’è cavata alla prova del fact-checking? In alcuni casi ha fatto dichiarazioni corrette, in altri meno.

La Bce fa aumentare l’inflazione?

«La risposta della Banca centrale europea è stata quella di intervenire con una politica molto decisa di aumento dei tassi d’interesse. Questo ha portato a una situazione nella quale aumentano i prezzi»

Come mostrano i dati Eurostat, l’inflazione nei Paesi che adottano l’euro è iniziata a crescere nella seconda metà del 2021, con la ripresa economica dopo la pandemia di Covid-19. La crescita dei prezzi è poi continuata nei mesi successivi a causa della guerra in Ucraina. Il picco è stato raggiunto a ottobre 2022, con un aumento dell’inflazione del 10,6 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nei mesi successivi l’inflazione ha proseguito la sua crescita, ma a un ritmo via via più basso.
Grafico 1. Andamento dell’inflazione in Italia – Fonte: Istat
Grafico 1. Andamento dell’inflazione in Italia – Fonte: Istat
Per contrastare l’aumento dell’inflazione, da luglio 2022 in poi la Bce ha alzato nove volte i tassi d’interesse, rimasti vicino allo zero per cento negli anni precedenti. Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento, da un punto di vista economico la Bce ha reagito all’aumento dell’inflazione con una strategia che potremmo definire “da manuale”. Il vantaggio di alzare i tassi di interesse, e quindi il costo del denaro, è quello di rallentare l’economia proprio quando si sta surriscaldando. Lo svantaggio è, appunto, quello però di mettere un freno alla crescita economica. 

A differenza di quello che dice Meloni, quindi, con tutta probabilità le azioni della Bce hanno contribuito al rallentamento dell’inflazione, non a un suo aumento.

L’aumento degli utili delle banche

«Stiamo registrando utili record da parte di molti istituti bancari»

È vero: secondo i calcoli di Pagella Politica, nei primi tre mesi del 2023 gli utili delle prime cinque banche italiane sono cresciuti del 75 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022. In base a una recente analisi del Sole 24 Ore, nei primi sei mesi di quest’anno le sei banche principali italiane hanno registrato utili in media più alti del 60 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. 

La decisione del governo è stata quella di introdurre una nuova tassa temporanea su questi profitti. Secondo i favorevoli, si potranno recuperare risorse per aiutare chi deve pagare un mutuo. I contrari sottolineano una serie di rischi, che potranno avere alcune gravi conseguenze.

Gli incendi in Italia

«Sono oltre 53 mila gli ettari di territorio che sono stati bruciati a luglio secondo le stime dell’Agenzia spaziale europea da incendi che perlopiù vengono appiccati da piromani»

In base ai dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis, European Forest Fire Information System), dal 1° gennaio al 5 agosto 2023 – quindi non solo nel mese di luglio – sono bruciati in Italia circa 55 mila ettari di territorio. 

È difficile stabilire con certezza quanti degli incendi siano stati appiccati da piromani: questo dato, a differenza di quanto lascia intendere Meloni, non è indicato nel portale. «Sebbene gli incendi siano un aspetto naturale di molti ecosistemi, studi recenti e gli stessi dati satellitari hanno mostrato come stiano diventando più frequenti», ha sottolineato il sito dell’Agenzia spaziale europea, presentando i dati.

Chi non perde il reddito di cittadinanza

«Non perdono il reddito di cittadinanza i disabili. Non perdono il reddito di cittadinanza gli over 60. Non perde il reddito di cittadinanza chi ha figli minori a carico»

Qui Meloni non la racconta tutta. È vero che fino alla fine di quest’anno continueranno a percepire il reddito di cittadinanza le famiglie con all’interno almeno un minorenne, una persona con disabilità o una persona con più di 60 anni di età.

Dal 1° gennaio 2024 entrerà in vigore il cosiddetto “assegno per l’inclusione sociale”, pensato dal governo per le persone considerate non “occupabili”, ossia quelle che rientrano nella categoria vista sopra. Ma secondo le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), delle 790 mila famiglie che oggi prendono ancora il reddito di cittadinanza perché al loro interno hanno soggetti tutelati, circa 97 mila risulteranno escluse dal nuovo assegno per effetto dei nuovi vincoli di natura economica imposti dal governo per accedere al sussidio.

In ogni caso le famiglie con i disabili saranno «quelle maggiormente avvantaggiate dalla riforma», ha spiegato l’Upb: oltre il 56 per cento di queste otterrà infatti un sussidio più elevato di circa 127 euro grazie alla riforma del governo, mentre il 9 per cento di loro non avrà accesso all’assegno per l’inclusione sociale.

L’annuncio della revisione del reddito di cittadinanza

«Tutti erano a conoscenza del fatto che in forza della legge di Bilancio approvata a dicembre, nel 2023 il reddito di cittadinanza per le persone “occupabili” sarebbe cessato dopo sette mesi»

Meloni ha ragione: la legge di Bilancio per il 2023, approvata alla fine dell’anno scorso, ha stabilito a partire dal 2024 l’eliminazione del reddito di cittadinanza. Per il 2023 ha invece stabilito che i percettori del sussidio considerati “occupabili” potessero continuare a prenderlo per al massimo sette mesi, ossia fino a luglio. Con il decreto “Lavoro” approvato il 1° maggio, il governo ha poi annunciato le due misure che prenderanno il posto del reddito di cittadinanza: l’assegno per l’inclusione sociale dal 1° gennaio 2024 e il supporto per la formazione e il lavoro dal 1° settembre 2023.

Che cosa dicono le stime di Excelsior

«La stima di Excelsior è che da luglio a settembre sono previste in Italia poco meno di un milione e mezzo di nuove assunzioni»

Come già successo in passato, su questo tema la dichiarazione di Meloni rischia di essere fuorviante. Il Sistema informativo Excelsior, curato dall’Agenzia nazionale politiche attive lavoro (Anpal) e dall’Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (Unioncamere), calcola periodicamente con un sondaggio quali sono le intenzioni delle aziende per quanto riguarda le assunzioni di nuovi lavoratori. Secondo i dati più aggiornati, ad agosto le aziende prevedono di attivare 293 mila contratti di lavoro, che salgono a 1,3 milioni considerano i tre mesi tra agosto e ottobre. 

Ma i dati del Sistema informativo Excelsior fotografano solo le intenzioni delle imprese, non i posti di lavoro effettivamente disponibili: tra le altre cose non è detto che le imprese abbiano la disponibilità economica per assumere tutti i lavoratori per riempire le assunzioni indicate. Secondo i dati Istat più aggiornati, nei primi tre mesi del 2023 il tasso di posti vacanti in Italia era pari al 2,1 per cento (quasi 500 mila unità). Il tasso di posti vacanti registra le ricerche di personale formalmente iniziate dalle imprese con dipendenti, ma non ancora concluse.

I dati sull’occupazione

«L’Istat dice che a giugno il tasso di occupazione ha raggiunto il nuovo record del 61,5 per cento, con un aumento degli occupati nei primi sei mesi di quest’anno di 292 mila persone»

Meloni ha ragione: a giugno 2023 il tasso di occupazione nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 61,5 per cento, la percentuale più alta dal 2004, da quando sono disponibili le serie storiche mensili di Istat. A dicembre 2022 gli occupati in Italia erano 23 milioni e 298 mila, a giugno 2023 23 milioni e 590 mila: una crescita di 292 mila unità.

L’occupazione in Italia è in costante crescita dal 2021 in poi.
Grafico 2. Numero degli occupati in Italia – Fonte: Istat
Grafico 2. Numero degli occupati in Italia – Fonte: Istat

I dati sul tasso di disoccupazione

«Il tasso di disoccupazione è sceso al 7,4 per cento, il livello più basso degli ultimi 14 anni»

È vero: l’ultima volta che il tasso di disoccupazione in Italia ha raggiunto il 7,4 per cento è stato ad aprile 2009.
Grafico 3. Andamento del tasso di occupazione in Italia – Fonte: Istat
Grafico 3. Andamento del tasso di occupazione in Italia – Fonte: Istat

L’andamento dei salari

I governi degli ultimi anni

«Negli ultimi 10 anni ha quasi ininterrottamente governato la sinistra»

Questa dichiarazione è invece esagerata. 

Dal 2013 a oggi si sono succeduti sette governi alla guida dell’Italia, compreso quello di Meloni. Il governo Letta è stato supportato dal Partito Democratico, ma anche da una parte del centrodestra con il Popolo della Libertà. Dei governi Renzi e Gentiloni, entrambi esponenti del PD, ha fatto parte il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Il 1° giugno 2018 è entrato in carica il primo governo Conte, supportato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. Il PD è tornato al governo il 5 settembre 2019 con il secondo governo Conte, anche questo supportato da vari partiti, tra cui il Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Liberi e Uguali. Dal 13 febbraio 2021 al 21 ottobre 2022 è rimasto in carica il governo Draghi, con il sostegno di Lega, Forza Italia, PD e Movimento 5 Stelle.

La copertura dei contratti nazionali

«Il 97 per cento dei contratti nazionali collettivi è firmato da Cgil, Cisl e Uil» 

Questa percentuale è scorretta. Come abbiamo spiegato in un altro fact-checking, il 22 per cento dei contratti collettivi nazionali è sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, i tre principali sindacati del Paese. Il restante 78 per cento non è composto solo dai cosiddetti “contratti pirata”: il 43 per cento dei contratti è infatti stato sottoscritto da altre sigle sindacali, come Ugl, Cisal, Confsal e Ciu. Sono sindacati meno grandi per numero di iscritti rispetto a Cgil, Cisl e Uil, ma sono comunque rappresentativi di alcuni settori di lavoratori.

Molto probabilmente Meloni ha fatto confusione: voleva dire che il 97 per cento dei lavoratori dipendenti in Italia è coperto da contratti collettivi nazionali sottoscritti dai tre sindacati principali.

Gli effetti del salario minimo

«Il salario minimo potrebbe rischiare di diventare un parametro sostitutivo, e non aggiuntivo, con il risultato di peggiorare per paradosso il salario di molti più lavoratori di quelli ai quali lo migliorerebbe»

La dichiarazione fatta da Meloni non è supportata dalla letteratura scientifica. Gli studi condotti finora nel mondo sul salario minimo hanno risultati variegati: in alcuni casi la misura ha avuto un impatto negativo sull’occupazione, in altri positivo, in altri nullo. Per quanto riguarda le retribuzioni, il salario minimo ha contribuito a far aumentare quelle di chi guadagnava di meno, non i salari in generale, senza però causare un abbassamento dei salari. 

La proposta di legge sul salario minimo da 9 euro lordi l’ora presentata dai partiti di opposizione, eccetto Italia Viva, specifica che resteranno in vigore le retribuzioni più alte di questa soglia stabilite dai contratti collettivi nazionali in vigore.

Le rate del Pnrr

«L’Italia nel 2023 beneficerà complessivamente di 35 miliardi del Pnrr. L’Europa conferma che l’Italia alla fine dell’anno, tra terza e quarta rata, avrà tutte le risorse previste»

Qui Meloni dà per certo un risultato non ancora ottenuto. 

Il 28 luglio la Commissione europea ha confermato che l’Italia ha raggiunto i traguardi e gli obiettivi fissati entro la seconda metà del 2022 per ottenere i 19 miliardi di euro della terza rata. Dopo sette mesi, quindi, si è sbloccata definitivamente una delle tappe finora più complicate del piano. In realtà l’Ue erogherà al nostro Paese 18,5 miliardi di euro, 500 milioni di euro in meno rispetto al valore originario della rata, che saranno però spostati sulla quarta rata, il cui valore passerà da 16 a 16,5 miliardi di euro. 

Proprio sulla quarta rata il 28 luglio la Commissione Ue ha anche dato il via libera alla rimodulazione chiesta dal governo Meloni di dieci delle 27 scadenze fissate per i primi sei mesi del 2023. In questo caso non c’è ancora stato lo sblocco delle risorse: nelle prossime settimane, infatti, inizierà la verifica della Commissione sul reale raggiungimento di queste scadenze da parte dell’Italia. In caso di risultato positivo sarà sbloccata l’erogazione della quarta rata.

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