Nelle ultime settimane, nella maggioranza di centrodestra è tornata al centro del dibattito l’ipotesi di cambiare la legge elettorale con cui si voterà alle prossime elezioni politiche, al momento previste nel 2027. Alle elezioni del settembre 2022 gli elettori italiani hanno votato con il Rosatellum, un sistema elettorale misto, in parte proporzionale e in parte maggioritario, che presenta diversi problemi e che negli ultimi anni è stato criticato da più forze politiche.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio, ha parlato di una possibile riforma, affermando che sul tema sono in corso «interlocuzioni con l’opposizione» in Parlamento. «Per noi l’obiettivo è cercare che ci sia una composizione più possibile ampia su una cosa che dovrebbe interessare a tutti. Perché il tema non è solo fare una legge che garantisca il rispetto del voto popolare, ma anche fare una legge che garantisca una stabilità a chi dovesse vincere le elezioni», ha aggiunto Meloni. «E questo non è mica solo un problema mio, anzi potrebbe essere un problema molto più significativo per l’opposizione. Credo che tutti dovrebbero avere interesse a fare una legge di questo tipo».
Dietro queste dichiarazioni, però, il quadro è più complesso di quanto appaia. Cambiare il modo in cui i voti delle cittadine e dei cittadini si trasformano in seggi parlamentari equivale, di fatto, a modificare le regole del gioco. Per questo motivo ogni partito tende a sostenere il sistema che ritiene più favorevole ai propri interessi elettorali, e questa dinamica sta creando tensioni non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche all’interno della stessa coalizione di governo.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio, ha parlato di una possibile riforma, affermando che sul tema sono in corso «interlocuzioni con l’opposizione» in Parlamento. «Per noi l’obiettivo è cercare che ci sia una composizione più possibile ampia su una cosa che dovrebbe interessare a tutti. Perché il tema non è solo fare una legge che garantisca il rispetto del voto popolare, ma anche fare una legge che garantisca una stabilità a chi dovesse vincere le elezioni», ha aggiunto Meloni. «E questo non è mica solo un problema mio, anzi potrebbe essere un problema molto più significativo per l’opposizione. Credo che tutti dovrebbero avere interesse a fare una legge di questo tipo».
Dietro queste dichiarazioni, però, il quadro è più complesso di quanto appaia. Cambiare il modo in cui i voti delle cittadine e dei cittadini si trasformano in seggi parlamentari equivale, di fatto, a modificare le regole del gioco. Per questo motivo ogni partito tende a sostenere il sistema che ritiene più favorevole ai propri interessi elettorali, e questa dinamica sta creando tensioni non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche all’interno della stessa coalizione di governo.