Il 9 gennaio, durante la conferenza stampa di inizio anno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato le scelte di alcuni giudici che, a detta sua, «nelle ultime settimane» non hanno lavorato per «garantire sicurezza» ai cittadini. Secondo Meloni, questa mancanza è emersa in almeno tre episodi recenti.
Il primo riguarda una vicenda avvenuta a Torino. «Ricordo il caso dell’imam di Torino. La polizia ne dimostra la pericolosità per i suoi contatti con i jihadisti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ne dispone l’espulsione, e l’espulsione viene bloccata», ha detto la presidente del Consiglio.
Il secondo caso si riferisce a un fatto di cronaca nera. «Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di nove anni. Era stata più volte denunciata dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali per i pregressi tentativi di omicidio del figlio. L’autorità giudiziaria aveva ritenuto di lasciarla a piede libero», ha aggiunto Meloni.
Infine, la leader di Fratelli d’Italia ha citato un episodio legato ai reati ambientali in Campania. «Sempre lo scorso novembre, ad Acerra, una persona viene arrestata mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi nella Terra dei fuochi. È stato arrestato grazie ai provvedimenti del governo nel decreto “Terre dei fuochi”. Dopo poche ore è stato rimesso in libertà dall’autorità giudiziaria», ha proseguito la presidente del Consiglio.
«Quando questo accade non è solamente vano il lavoro del Parlamento, è soprattutto vano il lavoro che fanno le forze dell’ordine, rischiando. Quindi penso che su questo un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini possa fare la differenza», ha concluso Meloni.
Abbiamo analizzato i tre casi citati dalla presidente del Consiglio. In breve: Meloni interpreta queste decisioni come un venir meno della tutela della sicurezza, ma nei casi citati si tratta dell’applicazione delle regole che stabiliscono quando e come lo Stato può limitare la libertà personale o rendere esecutivi provvedimenti come un’espulsione. Criticare queste scelte è legittimo, ma presentarle come una rinuncia dei giudici a «garantire la sicurezza» o come un boicottaggio dell’azione del governo è fuorviante, al di là del fatto che alcuni dettagli dei casi citati non siano stati riportati in modo accurato.
Il primo riguarda una vicenda avvenuta a Torino. «Ricordo il caso dell’imam di Torino. La polizia ne dimostra la pericolosità per i suoi contatti con i jihadisti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ne dispone l’espulsione, e l’espulsione viene bloccata», ha detto la presidente del Consiglio.
Il secondo caso si riferisce a un fatto di cronaca nera. «Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di nove anni. Era stata più volte denunciata dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali per i pregressi tentativi di omicidio del figlio. L’autorità giudiziaria aveva ritenuto di lasciarla a piede libero», ha aggiunto Meloni.
Infine, la leader di Fratelli d’Italia ha citato un episodio legato ai reati ambientali in Campania. «Sempre lo scorso novembre, ad Acerra, una persona viene arrestata mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi nella Terra dei fuochi. È stato arrestato grazie ai provvedimenti del governo nel decreto “Terre dei fuochi”. Dopo poche ore è stato rimesso in libertà dall’autorità giudiziaria», ha proseguito la presidente del Consiglio.
«Quando questo accade non è solamente vano il lavoro del Parlamento, è soprattutto vano il lavoro che fanno le forze dell’ordine, rischiando. Quindi penso che su questo un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini possa fare la differenza», ha concluso Meloni.
Abbiamo analizzato i tre casi citati dalla presidente del Consiglio. In breve: Meloni interpreta queste decisioni come un venir meno della tutela della sicurezza, ma nei casi citati si tratta dell’applicazione delle regole che stabiliscono quando e come lo Stato può limitare la libertà personale o rendere esecutivi provvedimenti come un’espulsione. Criticare queste scelte è legittimo, ma presentarle come una rinuncia dei giudici a «garantire la sicurezza» o come un boicottaggio dell’azione del governo è fuorviante, al di là del fatto che alcuni dettagli dei casi citati non siano stati riportati in modo accurato.