Com’è fare opposizione al governo Meloni in Parlamento

I partiti che non fanno parte della maggioranza di centrodestra non hanno una linea comune e fin qui hanno inciso poco sulle proposte dell’esecutivo
Alcuni deputati del Movimento 5 stelle dopo le dichiarazioni di voto sul decreto “Aiuti-quater”, 12 gennaio 2023 – ANSA
Alcuni deputati del Movimento 5 stelle dopo le dichiarazioni di voto sul decreto “Aiuti-quater”, 12 gennaio 2023 – ANSA
Negli ultimi giorni ha fatto discutere la mancata approvazione alla Camera di una risoluzione della maggioranza che autorizzava un nuovo scostamento di bilancio. Lo scorso 27 aprile la risoluzione non è però stata bocciata grazie ai voti contrari dei partiti all’opposizione del governo Meloni, ma per l’assenza di alcuni deputati della coalizione di centrodestra. La loro mancata presenza in aula ha fatto sì che non si raggiungesse la soglia della maggioranza assoluta, come previsto dalla Costituzione in questo tipo di votazioni.

Al di là di questo imprevisto, il governo Meloni può comunque fare affidamento su una maggioranza parlamentare piuttosto ampia, con 237 deputati su 400 alla Camera e 116 senatori su 205 al Senato. Salvo crisi di governo e dissidi tra i partiti della coalizione di centrodestra, l’esecutivo può durare fino al termine naturale della legislatura, previsto per il 2027. La maggioranza parlamentare costituita da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati ha quindi i numeri per realizzare il programma presentato in vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022.

Ma con una maggioranza forte come quella attuale, qual è il ruolo dei partiti dell’opposizione e in che cosa consiste il loro lavoro? Riescono a incidere sui provvedimenti approvati dal Parlamento e, se sì, in che modo?

Il ruolo dell’opposizione

Nelle democrazie parlamentari come l’Italia l’opposizione svolge due funzioni fondamentali. «Da un lato svolge la funzione di critica e controllo del governo, mentre dall’altro la costruzione di un’alternativa in vista dell’eventuale sostituzione dell’esecutivo in carica», ha spiegato a Pagella Politica Marco Valbruzzi, professore di Scienza politica all’Università di Napoli e ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna. «Queste due funzioni costituiscono una caratteristica fondamentale di tutte le democrazie perché garantiscono la tutela delle minoranze e il costante controllo sull’operato del governo».

Non sempre però le opposizioni hanno lo stesso peso in tutte le democrazie. «In Italia, come negli altri Paesi dell’Europa meridionale, il potere delle opposizioni in Parlamento è limitato rispetto a quello che hanno nei Paesi dell’Europa settentrionale. Questo è dovuto a una serie di fattori strutturali, come per esempio l’organizzazione del lavoro nelle commissioni parlamentari». In Italia le commissioni parlamentari sono gli organi in cui inizia l’esame di un progetto di legge, e svolgono un ruolo fondamentale nella preparazione dei testi che poi verranno esaminati in assemblea. Sia alla Camera sia al Senato ogni commissione è guidata da un presidente, che viene eletto dai suoi membri, ma i regolamenti parlamentari non prevedono che debbano appartenere anche ai partiti di opposizione. Attualmente tutti i presidenti di commissione sia alla Camera sia al Senato sono esponenti della maggioranza di centrodestra che sostiene il governo Meloni, e questo influisce nei lavori del Parlamento. I presidenti di commissione hanno infatti il compito di convocare le commissioni, stabilire l’ordine del giorno delle sedute e a quali provvedimenti dare precedenza. Le opposizioni possono comunque mettere in pratica forme di ostruzionismo parlamentare per rallentare i lavori delle commissioni, ma queste azioni hanno quasi sempre solo conseguenze simboliche. Per esempio il 27 aprile i componenti del Partito democratico e di Alleanza Verdi-Sinistra hanno abbandonato la seduta della Commissione Giustizia alla Camera per la presenza del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia), una protesta che da tempo continua contro il comportamento del sottosegretario sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito.

Che cosa può fare l’opposizione

Uno degli strumenti in mano alle opposizioni per influire sull’azione del governo sono gli emendamenti, ossia le proposte di modifica presentate dai parlamentari per cambiare il testo di una proposta di legge. 

Sia alla Camera sia al Senato gli emendamenti possono essere presentati durante l’esame in commissione oppure durante l’esame in aula, e per essere approvati devono essere votati dai deputati. In questa legislatura, iniziata dopo le elezioni dello scorso 25 settembre, al 13 marzo (dati più aggiornati) erano stati approvati 326 emendamenti per modificare i testi poi diventati legge. Di questi emendamenti, circa il 17 per cento (57) sono stati proposti dai partiti all’opposizione, mentre circa il 10 per cento (34) sono stati presentati in forma congiunta da esponenti della maggioranza e dell’opposizione.
In questi primi sei mesi di legislatura sembra esserci stato un aumento degli emendamenti approvati presentati dall’opposizione rispetto al passato: nell’intera scorsa legislatura la percentuale era stata pari a circa il 10 per cento (878 emendamenti su 8.386 totali approvati).
Va però sottolineato che nella scorsa legislatura l’attività dei partiti all’opposizione è stata limitata prima dalla pandemia e poi dal governo Draghi, che era sostenuto dalla quasi totalità del Parlamento a esclusione di Fratelli d’Italia. All’opposizione del governo Meloni invece ci sono Partito democratico, Movimento 5 stelle, Azione-Italia viva e Alleanza Verdi-Sinistra.

Al di là degli emendamenti, in altri contesti il governo Meloni sembra tener meno conto delle richieste dell’opposizione. Finora il governo ha posto complessivamente 13 questioni di fiducia: dieci alla Camera e tre al Senato. A queste si aggiungeranno presto altre due questioni di fiducia, già annunciate dal governo: quella sul decreto “Bollette” e quella sul decreto-legge per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Con la questione di fiducia i tempi dell’esame di un testo da parte del Parlamento si riducono perché cade la possibilità per le opposizioni di proporre modifiche al testo.

Un altro aspetto riguarda gli atti di sindacato ispettivo, ossia le interrogazioni e le interpellanze parlamentari. Queste sono domande specifiche che un deputato o un senatore può rivolgere al governo, per esempio su un fatto di cronaca, un provvedimento in corso di adozione da parte del governo o sui motivi della linea politica dell’esecutivo su un determinato argomento. Secondo i dati più aggiornati pubblicati dalla Camera dei deputati, al 31 gennaio 2023 l’attuale esecutivo aveva ricevuto quasi 900 tra interrogazioni e interpellanze parlamentari, rispondendo solo nel 27 per cento dei casi. Quest’ultimo dato è lievemente più basso sia rispetto al governo Draghi (quasi il 33 per cento), che al primo e al secondo governo Conte (rispettivamente 33 e 31 per cento). 

Questione di stile

Secondo Valbruzzi, «il ritorno a un governo connotato da un punto di vista politico, come quello guidato da Meloni, può essere un segnale positivo per le opposizioni perché dà loro la possibilità di misurarsi nella costruzione di un’alternativa politica». Dall’altro lato per Valbruzzi è fondamentale che le opposizioni trovino una linea politica comune, che in questi primi mesi della diciannovesima legislatura non sempre c’è stata. Anzi, in alcune occasioni le opposizioni si sono divise. Il 20 aprile, per esempio, la Camera ha bocciato due ordini del giorno, uno del Movimento 5 stelle, l’altro di Alleanza Verdi-Sinistra, che chiedevano di bloccare il progetto del termovalorizzatore a Roma. Entrambi gli ordini del giorno sono stati respinti dai voti contrari della maggioranza di centrodestra, a cui si sono aggiunti quelli del Partito democratico e del gruppo di Azione-Italia viva. 

«La nostra è un’opposizione energica, che non fa sconti al governo. Il nostro metodo è esaminare ogni singolo atto e cercare tutti quei cavilli che potrebbero creare un danno sui temi dell’ambiente, della sostenibilità e del lavoro, che sono a noi i più cari», ha spiegato a Pagella Politica Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra e co-portavoce di Europa verde. Durante i primi mesi di questa legislatura, Bonelli ha attuato un’opposizione dai toni accesi. Per esempio il 22 marzo, durante un discorso alla Camera, Bonelli ha accusato il governo di Meloni di non fare abbastanza per far fronte alla siccità che sta colpendo il Nord Italia, mostrando alla presidente del Consiglio tre pietre, raccolte dal letto del fiume Adige. Bonelli aveva spiegato a Pagella Politica che la sua era stata una «trovata comunicativa» per attirare l’attenzione del governo. «In generale abbiamo notato una grande mancanza di ascolto da parte del governo sui temi da noi sollevati, salvo in pochi casi, come lo stanziamento nella legge di Bilancio di nuovi fondi per il completamento della carta geologica d’Italia e all’estensione del congedo parentale anche ai padri», ha raccontato il co-portavoce di Europa verde. 

Per Bonelli il problema fondamentale resta la mancanza di unità tra le opposizioni. «Non possiamo girarci attorno: non c’è una linea comune tra di noi e c’è qualcuno, come il gruppo di Azione-Italia viva, che a volte fiancheggia i partiti della maggioranza». Come esempi vengono citate da Bonelli due mozioni: una firmata dai partiti della maggioranza, l’altra dal gruppo di Azione e Italia viva alla Camera, che chiedono la ripresa della ricerca in Italia sull’energia nucleare, a cui Alleanza Verdi-Sinistra si è opposta. Le due mozioni sono state discusse in questi giorni e saranno votate martedì 9 maggio.

«La nostra opposizione non punta al muro contro muro e allo scontro con il governo a prescindere, vogliamo confrontarci sui singoli temi, senza paletti, e valutare se ci sono punti di convergenza», ha invece spiegato a Pagella Politica il deputato di Azione-Italia viva Enrico Costa. «Io per esempio mi occupo di giustizia e su questo tema abbiamo presentato una serie di proposte di legge che sono in linea con le idee del ministro della Giustizia Carlo Nordio», ha aggiunto Costa. Il riferimento è alle due proposte – una di Azione, l’altra di Italia viva – per introdurre la separazione delle carriere dei magistrati. Queste due proposte sono al momento all’esame della Commissione Giustizia alla Camera insieme ad altri due testi, uno depositato da Forza Italia e l’altro dalla Lega. «Confidiamo che si giunga a un testo condiviso, anche se Fratelli d’Italia ha annunciato la volontà di presentare una proposta alternativa, ma questo rischia di bloccare ulteriormente il percorso già iniziato», ha sottolineato Costa. L’esame dei testi sulla separazione delle carriere dei magistrati è infatti al momento bloccato perché Fratelli d’Italia sta lavorando a una proposta di legge complessiva sul tema, che non è ancora stata depositata. 

Secondo Costa, l’aumento del numero degli emendamenti approvati delle opposizioni – citato in precedenza – è un dato che conta fino a un certo punto. «La maggioranza può approvare dieci emendamenti che modificano una virgola del testo di un progetto di legge e respingerne uno che propone una modifica sostanziale: dipende sempre dai contenuti delle singole richieste di modifica», ha sottolineato il parlamentare di Azione.

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