Il fact-checking di Vannacci a Otto e mezzo

Dai rapporti con la Lega all’immigrazione, abbiamo verificato sette dichiarazioni del leader di Futuro Nazionale, che a volte è stato impreciso o fuorviante
ANSA
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Mercoledì 10 giugno il parlamentare europeo e fondatore di Futuro Nazionale Roberto Vannacci è stato intervistato a Otto e mezzo, il programma di Lilli Gruber che va in onda su La7.

Dalla rottura con la Lega all’immigrazione, passando per la remigrazione, abbiamo verificato sette dichiarazioni di Vannacci, che in diversi casi è stato impreciso o fuorviante.

Le promesse non mantenute

«Le tre riforme principali che questo governo si proponeva di mettere a terra non sono state messe a terra: il presidenzialismo, la riforma della giustizia, l’autonomia differenziata» (min. 4:05)

Al netto delle valutazioni politiche, Vannacci ha ragione. Nel programma elettorale del 2022 il centrodestra aveva promesso l’introduzione del presidenzialismo, cioè l’elezione diretta del presidente della Repubblica, che oggi viene eletto dal Parlamento riunito in seduta comune e dai rappresentanti delle regioni. A novembre 2023, però, il governo ha approvato e presentato al Senato un disegno di legge di riforma costituzionale per l’introduzione non del presidenzialismo, ma del premierato, prevedendo quindi l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Al di là del cambiamento, però, il testo sul premierato è fermo in Commissione Affari costituzionali alla Camera e, visti i tempi ristretti, è improbabile che sia approvato definitivamente entro la fine della legislatura, prevista per il 2027.

Vannacci tra le riforme non realizzate cita poi la riforma della giustizia, non realizzata dopo la bocciatura del referendum del 22 e 23 marzo. Infine c’è l’autonomia differenziata. La legge è stata approvata in via definitiva a giugno 2024, ma il percorso per la sua attuazione è in stallo e, anche in questo caso, difficilmente sarà ultimato entro la fine della legislatura.

L’immigrazione

«Negli ultimi dieci anni per le rotte marittime sono entrati 850 mila stranieri illegali, dato del Ministero dell’Interno, solamente 320 mila hanno ricevuto la protezione internazionale. Quindi abbiamo 530 mila persone clandestine nei nostri confini che non possono lavorare perché non hanno un permesso di soggiorno» (min. 6:20)

Il primo dato citato da Vannacci è sostanzialmente corretto. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dall’inizio del 2016 a oggi sulle coste dell’Italia sono sbarcate oltre 845 mila persone, una cifra vicina a quella riportata dal leader di Futuro Nazionale.

Nella seconda parte della frase, invece, Vannacci fa parecchia confusione. Prima di tutto, la protezione internazionale è una tutela riconosciuta dallo Stato a una persona che non può o non vuole tornare nel proprio Paese perché rischia persecuzioni o danni gravi. L’ordinamento italiano ed europeo distinguono la protezione internazionale in status di rifugiato e protezione sussidiaria. Come si legge sul sito del Ministero dell’Interno, la prima viene garantita al cittadino straniero che «per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese». La protezione sussidiaria invece riguarda il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono motivi di ritenere che, se tornasse nel Paese di origine, correrebbe il rischio di subire un grave danno.

Secondo i dati Eurostat, dal 2016 al 2025 le persone che hanno ottenuto la protezione internazionale in Italia sono meno della metà di quelle citate da Vannacci, poco più di 141 mila. È possibile che Vannacci nel suo calcolo abbia incluso anche altre forme di tutela, come la protezione speciale. Al di là del dato in sé, però, il ragionamento del leader di Futuro Nazionale ha un problema di fondo. È sbagliato pensare che chi non ottiene lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria sia automaticamente irregolare. Una persona può ricevere un’altra forma di protezione prevista dall’ordinamento italiano, può essere in attesa dell’esito della domanda, può aver presentato ricorso o può aver lasciato il territorio italiano. È troppo semplicistico pensare che la differenza tra il numero di sbarchi e le protezioni internazionali riconosciute corrisponda al numero di «persone clandestine», come le ha definite Vannacci. Inoltre, gli sbarchi e le decisioni sulle domande d’asilo non sono dati che si possono direttamente sovrapporre. Gli sbarchi misurano il numero di arrivi via mare in un determinato periodo di tempo, mentre le decisioni sulle domande d’asilo corrispondono all’esito dei procedimenti amministrativi e possono riguardare anche persone arrivate in anni precedenti o entrate nei confini italiani attraverso altre vie, e non solo tramite gli sbarchi. 

Come si legge sul sito dell’UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati, i richiedenti asilo possono rimanere legalmente in Italia – salvo alcune eccezioni – fino a quando non viene presa una decisione definitiva sulla domanda e hanno comunque il diritto di lavorare, basta che siano passati 60 giorni dalla presentazione della domanda di asilo.
«Grazie al decreto sui Paesi sicuri passato in Europa, noi queste persone qualora non ci fosse un accordo con il Paese dal quale provengono le possiamo portare in un Paese terzo considerato sicuro e di là poi sarà accompagnato nel Paese di origine» (min. 26:00)

In questo caso Vannacci è impreciso. A febbraio 2026 il Parlamento europeo non ha adottato «un decreto», come ha detto Vannacci, ma un nuovo regolamento sulle procedure di asilo dell’Ue per consentire un esame più rapido delle domande di asilo. I regolamenti europei sono atti giuridici vincolanti, che si impongono su tutti gli Stati europei in maniera automatica. Il regolamento dell’Ue di febbraio riguarda, tra le altre cose, i Paesi terzi considerati sicuri, cioè i Paesi diversi da quelli di origine e diversi da quello che sta esaminando la domanda del richiedente asilo.

Le nuove regole stabiliscono che per poter applicare il concetto di Paese terzo sicuro a un richiedente asilo deve sussistere una delle tre seguenti condizioni: deve esserci un legame tra il richiedente e il Paese terzo (ad esempio, la presenza di familiari o una precedente permanenza sul territorio, oppure legami linguistici); la persona deve essere transitata da un Paese terzo dove avrebbe potuto chiedere protezione prima di arrivare in Unione europea; oppure, deve esserci un accordo o un’intesa con il Paese terzo in questione per l’ammissione dei richiedenti asilo. 

Vannacci semplifica molto il discorso quando dice che se «non ci fosse un accordo con il Paese dal quale (le persone richiedenti asilo, ndr) provengono le possiamo portare in un Paese terzo considerato sicuro» perché quella situazione è vera solo a determinate condizioni. 

La norma non stabilisce che, in mancanza di un accordo con il Paese d’origine, la persona possa essere semplicemente portata in un qualunque Paese terzo sicuro e poi automaticamente rimpatriata da lì nel Paese di origine. Inoltre, il Paese terzo deve comunque garantire l’esame della richiesta di protezione effettiva.

«Il presidente Trump ha remigrato due milioni di persone in due anni, di cui un milione e mezzo volontariamente» (min. 27:00)

Il dato citato da Vannacci è stato fornito a settembre 2025 dall’Homeland security, il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento, che fa capo al governo statunitense, finora «due milioni di stranieri illegali sono stati rimossi o autodeportati in soli 250 giorni, dimostrando che le politiche del presidente Trump e la leadership della segretaria Noem (Kristi Noem, poi licenziata a marzo 2026, ndr) stanno funzionando e rendendo sicure le comunità americane». Di quei due milioni, sempre secondo il Dipartimento sulla Sicurezza Interna, «circa 1,6 milioni» si sono «autodeportati volontariamente».

L’attendibilità di questi dati è stata però messa in dubbio da diverse fonti indipendenti. I colleghi fact-checker di Politifact hanno verificato che il dato delle 1,6 milioni di persone “autodeportate volontariamente” è fuorviante perché include tra queste persone anche altre categorie, come gli immigrati morti o quelli il cui status giuridico è cambiato. Anche secondo altre fonti, tra cui l’emittente radiotelevisiva CBS, queste affermazioni vanno prese con cautela, perché il dato citato dal Dipartimento per la Sicurezza interna non è spiegato in modo trasparente: non è chiaro quanti siano gli immigrati effettivamente espulsi e quanti se ne siano andati autonomamente dagli Stati Uniti.

Il rapporto con la Lega

«Se la Lega vota contro le armi in Ucraina in Europa e poi invece in Italia vota per il decreto “Armi” è un problema di coerenza della Lega (…) Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità LGBTQ alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci» (min. 16:29)

Sulle posizioni della Lega in Europa e in Italia Vannacci ha ragione. A settembre 2024 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull’invio delle armi all’Ucraina. In quell’occasione, come avevamo raccontato in un articolo, i parlamentari europei della Lega avevano votato contro insieme a quelli del Movimento 5 Stelle, di Europa Verde e di Sinistra Italiana. In Italia, invece, la Lega ha votato a favore del decreto che prorogava alla fine del 2026 l’autorizzazione al governo a inviare mezzi e armi al Paese invaso dalla Russia.

Per quanto riguarda la posizione sulla famiglia, nel programma alle elezioni politiche del 2022 la Lega sosteneva la necessità della difesa della «famiglia naturale», definita quella «con una mamma e un papà», che secondo il partito rappresenterebbe «la cellula fondamentale della società». Il riferimento fatto da Vannacci all’invito di «rappresentanti della comunità LGBT alle riunioni di partito» è probabilmente da ricondurre alla partecipazione di Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi attiva nell’ambito dei diritti della comunità LGBT, a una manifestazione del partito in Abruzzo nel 2024. In generale, non sono comunque frequenti le partecipazioni di esponenti della comunità LGBT alle riunioni o agli eventi organizzati dalla Lega.

Le persone della comunità LGBT

«(La pensione di reversibilità per le persone omosessuali, ndr) è già prevista dalle unioni civili» (min. 20:20)

È vero che le persone omosessuali unite civilmente hanno diritto alla pensione di reversibilità. Come si legge sul sito dell’INPS, possono accedere alla pensione di reversibilità sia il coniuge sia la parte dell’unione civile. È sbagliato però pensare, come sembra far intendere Vannacci, che nel nostro Paese le coppie omosessuali unite civilmente abbiano esattamente gli stessi diritti delle persone sposate. Le unioni civili in Italia sono possibili dal 2016 grazie alla cosiddetta “legge Cirinnà”, arrivata dopo che l’anno prima la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia per l’assenza di tutela delle coppie omosessuali.

Le unioni civili condividono alcuni diritti e doveri con il matrimonio, ma non sono la stessa cosa. Esistono infatti diverse differenze, ad esempio le unioni civili non garantiscono gli stessi diritti in ambito di adozione, né permettono di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (PMA).

Gli iscritti a Futuro Nazionale

«In tre mesi, oggi, il mio partito ha fatto 100 mila iscritti» (min. 21:27)

Da tempo le pagine social di Futuro Nazionale stanno aggiornando a più riprese il numero dei tesserati al partito, che sembrano aumentare di 10 mila ogni settimana. Finora il conteggio degli iscritti a Futuro Nazionale, secondo il post più aggiornato pubblicato dal partito di Vannacci, è arrivato effettivamente a 100 mila in tutta Italia. Come abbiamo spiegato in passato, però, su questo numero sono impossibili le verifiche, visto che nel nostro Paese non esiste nessun ente che certifica il numero degli iscritti effettivi a un partito. 

Qualche dettaglio in più si potrebbe ricavare dai bilanci annuali del partito, in cui è possibile trovare l’ammontare dei ricavi attraverso le quote di tesseramento. Ma Futuro Nazionale è nato solo da pochi mesi e dunque il primo bilancio del partito deve ancora essere pubblicato.

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