Remigrazione: che cosa prevede la proposta di legge di iniziativa popolare

Dopo il blocco della conferenza stampa alla Camera, il testo ha superato le 50 mila firme e sarà presentato in Parlamento
Manifestazione del comitato “Remigrazione e Riconquista”, dicembre 2025 – ANSA
Manifestazione del comitato “Remigrazione e Riconquista”, dicembre 2025 – ANSA
Il 31 gennaio la proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista” ha superato, sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, le 50 mila firme necessarie per poter essere presentata in Parlamento. Il risultato è stato raggiunto il giorno successivo all’annullamento della conferenza stampa con cui i promotori avrebbero dovuto presentare ufficialmente il testo alla Camera dei deputati.

L’evento, previsto per la mattinata del 30 gennaio, è stato infatti annullato dopo che alcuni esponenti dei partiti di opposizione hanno occupato la sala stampa della Camera. «Questa è la casa della democrazia. Sarebbe stato inammissibile consentire l’ingresso di nazisti e fascisti dichiarati, oltraggiando la memoria delle nostre madri e dei nostri padri costituenti», ha dichiarato il coportavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, spiegando le ragioni del blocco.
La proposta di legge sarebbe dovuta essere illustrata da quattro rappresentanti del comitato promotore, tutti esponenti di estrema destra: il portavoce di CasaPound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex esponente di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti.
Al centro del testo c’è il concetto di “remigrazione”, richiamato esplicitamente nel titolo della proposta. In origine, come hanno spiegato i nostri colleghi di Facta, il termine indicava nelle scienze sociali il ritorno volontario dei migranti nel Paese d’origine. A partire dagli anni Novanta, però, è stato progressivamente appropriato dall’estrema destra europea, soprattutto in Francia e in Germania, assumendo un significato politico diverso. In questo contesto, la remigrazione è diventata sinonimo di politiche di espulsione su larga scala, spesso collegate alla teoria complottista della “grande sostituzione” e rivolte non solo ai migranti irregolari, ma anche a persone regolarmente residenti o cittadine, considerate “non assimilate”.
È in questo quadro ideologico che si inserisce il contenuto della proposta di legge, composta da 24 articoli suddivisi in sei capi, che interviene in modo ampio su immigrazione, cittadinanza, politiche demografiche e sicurezza. Il testo ridefinisce i principi generali in materia migratoria, affermando esplicitamente che «non esiste un diritto intrinseco a migrare, inteso come facoltà del singolo individuo di abbandonare la propria nazione di origine per stabilirsi liberamente in un’altra», e attribuendo allo Stato un potere pieno di controllo sugli ingressi e sulla permanenza degli stranieri. 

In questa cornice vengono abolite la programmazione annuale dei flussi per lavoro e la protezione speciale, irrigiditi i criteri per il ricongiungimento familiare e introdotte sanzioni penali e patrimoniali severe contro chi favorisce l’immigrazione irregolare o sfrutta lavoratori stranieri, con la possibilità di estendere le confische anche in via preventiva.

Il cuore della proposta è rappresentato dal sistema dei rimpatri, che distingue tra espulsioni obbligatorie e remigrazione volontaria. Le espulsioni riguardano gli stranieri irregolari, che sarebbero allontanati coattivamente con divieti di reingresso di almeno dieci anni, e gli stranieri regolarmente soggiornanti condannati in via definitiva per delitti, per i quali è prevista l’espulsione automatica al termine della pena. 

La remigrazione, invece, non si rivolge solo a chi è privo di un titolo di soggiorno, ma anche a persone legalmente presenti in Italia, come cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno da almeno un anno, richiedenti asilo che rinunciano alla domanda e titolari di permessi temporanei non rinnovabili. L’adesione è formalmente volontaria e accompagnata da incentivi economici e programmi di reinserimento nei Paesi di origine, ma comporta la sottoscrizione di un patto che vieta il rientro in Italia, salvo eccezioni molto limitate, e prevede sanzioni penali e la restituzione dei fondi in caso di violazione.

Accanto a questo impianto, la proposta istituisce nuovi strumenti amministrativi e finanziari. Vengono creati registri nazionali delle espulsioni e delle ONG autorizzate, con obblighi di tracciabilità e sanzioni elevate per le organizzazioni che operano senza autorizzazione o violano i divieti di ingresso nelle acque italiane. È previsto un “Fondo per la remigrazione”, finanziato anche tramite una tassa sulle rimesse estere, destinato a sostenere sia i rimpatri forzati sia quelli volontari, e un “Fondo per la natalità italiana”, riservato esclusivamente a famiglie con cittadinanza italiana.

Infine, il testo favorisce il rientro degli italo-discendenti ripristinando la «cittadinanza iure sanguinis», cioè la cittadinanza trasmessa per discendenza da un antenato italiano, senza limiti generazionali, e prevedendo agevolazioni fiscali e programmi di inserimento lavorativo dedicati.

Ora che ha superato la soglia delle 50 mila firme, la proposta di legge dovrà essere formalmente presentata in Parlamento e assegnata alle commissioni competenti. Ma in questa fase non esiste alcun obbligo di approvazione da parte delle camere. Storicamente, infatti, le proposte di legge di iniziativa popolare hanno avuto poco successo: nella maggior parte dei casi non vengono calendarizzate o decadono a fine legislatura senza essere approvate, soprattutto quando non trovano un sostegno politico significativo.
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