Adesso Italia e Spagna si scambiano le stesse accuse sull’immigrazione

I due governi hanno ripristinato i controlli alle frontiere interne, accusandosi a vicenda di mettere a rischio la propria sicurezza
ANSA
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Negli ultimi giorni lo scontro tra Italia e Spagna sui controlli alle frontiere interne dell’area Schengen si è sempre più inasprito. Il 9 agosto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un’intervista con La Stampa, ha definito «incomprensibile e del tutto inaccettabile» la recente decisione del governo spagnolo di controllare i passeggeri provenienti dall’Italia. «Non si revoca Schengen solo per ritorsione, senza una ragione», ha aggiunto.

I controlli decisi dall’esecutivo guidato da Pedro Sánchez sono arrivati una settimana dopo una misura analoga adottata dall’Italia. Il 1° agosto il governo Meloni aveva reintrodotto per un mese i controlli con la Spagna dopo l’ingresso irregolare di decine di migliaia di migranti a Ceuta, l’exclave spagnola in Nord Africa. Il governo aveva motivato la scelta con il rischio che queste persone potessero spostarsi poi verso altri Paesi dell’area Schengen, compresa l’Italia. Un rischio che però, secondo quanto emerso dall’ultimo vertice dei ministri dell’Interno dell’UE, finora non si è verificato.

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo, il governo spagnolo aveva contestato fin dall’inizio questa decisione e il 7 agosto aveva chiesto all’Italia di ritirare i controlli, minacciando in caso contrario «misure proporzionate». Dopo il rifiuto del governo italiano, la Spagna ha così reintrodotto i controlli sui collegamenti aerei e marittimi provenienti dall’Italia.

La particolarità è che le ragioni indicate dal governo Sánchez sono molto simili a quelle usate dal governo Meloni. Secondo l’esecutivo spagnolo, infatti, il rischio che alcune persone entrate irregolarmente nel nostro Paese possano poi raggiungere la Spagna rappresenta a sua volta una minaccia per la sicurezza nazionale.

La risposta spagnola

A una settimana dalla decisione italiana, il governo Sánchez l’ha definita «ingiusta», oltre che «contraria agli interessi dell’UE e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola». La Spagna ha chiesto così all’Italia di ritirare i controlli entro il 9 agosto.

La contestazione riguarda uno dei principi fondamentali dello spazio Schengen, nato da un accordo firmato nel 1985. Tra i Paesi che ne fanno parte, tra cui Italia e Spagna, le persone possono spostarsi senza essere sottoposte ai controlli alle frontiere interne. Le regole europee consentono comunque di ripristinarli temporaneamente, ma solo in casi eccezionali, quando esiste una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna.

Il governo Meloni ha respinto la richiesta spagnola, sostenendo che «l’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere». Ha inoltre confermato i controlli almeno fino al 15 agosto, data in cui, secondo la Guardia Civil spagnola, è atteso un nuovo tentativo di ingresso di migranti a Ceuta.

Con un’ordinanza del 7 agosto, il Ministero dell’Interno ha così reintrodotto fino al 7 settembre i controlli sui voli e sui collegamenti marittimi provenienti dall’Italia. Il testo stabilisce che le verifiche possono riguardare «tutte le persone» – «indipendentemente dalla loro nazionalità» – nel rispetto delle regole europee sulla libera circolazione.

Il ribaltamento delle accuse

Nell’ordinanza con cui ha reintrodotto i controlli, il governo spagnolo usa argomenti molto simili a quelli adottati dal governo Meloni.

Secondo l’esecutivo guidato da Sánchez, il rischio arriva soprattutto dalla rotta migratoria del Mediterraneo centrale, che interessa in particolare l’Italia. A sostegno di questa tesi, il testo cita – correttamente – i dati di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Nel 2025 lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono stati registrati più di 66 mila attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’UE, contro i circa 19 mila della rotta del Mediterraneo occidentale, che porta soprattutto verso la Spagna. Nei primi cinque mesi del 2026 i rilevamenti sono stati circa 11.600 sulla prima rotta e 7.100 sulla seconda.

Il rischio, secondo il governo spagnolo, è che alcune persone arrivate nell’UE attraverso l’Italia possano poi raggiungere la Spagna o altri Paesi Schengen. L’ordinanza richiama anche il ruolo delle organizzazioni criminali e il rischio che queste rotte siano sfruttate da persone considerate una minaccia terroristica. Per questo il governo Sánchez parla di una minaccia «seria, reale e attuale» per l’ordine pubblico e la sicurezza interna. In sostanza, è lo stesso rischio evocato pochi giorni prima dal governo Meloni.

Il problema dei trasferimenti italiani

Il governo Sánchez richiama poi un altro problema, ossia il rispetto delle nuove regole europee sull’asilo. Nell’ordinanza, la Spagna accusa l’Italia di un’applicazione «carente» delle norme che stabiliscono quale Stato debba occuparsi di una domanda di protezione internazionale e cita un rapporto pubblicato a luglio dalla Commissione europea.

L’accusa ha un fondamento. Nel dicembre 2022 l’Italia aveva chiesto agli altri Paesi europei di sospendere quasi tutti i trasferimenti verso il nostro Paese dei richiedenti asilo di cui era responsabile, a causa della mancanza di posti nei centri di accoglienza. Secondo la Commissione, a luglio di quest’anno, quelle disposizioni non erano ancora state formalmente ritirate.

Il problema è emerso anche dopo la metà di giugno, quando hanno iniziato a valere le nuove regole del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Tra il 12 giugno e il 7 luglio, ha rilevato la Commissione, sono stati chiesti dodici trasferimenti verso l’Italia: tutti respinti dal nostro Paese. Le nuove norme, però, non permettono allo Stato responsabile di limitarsi a dire di no: se non può accogliere la persona nelle condizioni proposte, deve indicare una data, un luogo o modalità alternative.

Il giudizio della Commissione è comunque più articolato di quello del governo spagnolo. Nel rapporto UE, vengono riconosciuti gli «sforzi significativi» compiuti dall’Italia per prepararsi alle nuove regole, ma viene anche sottolineato che il nostro Paese deve rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono la ripresa dei trasferimenti. Una nuova valutazione è inoltre prevista entro metà ottobre.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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