Il governo Meloni ha introdotto un bonus ogni due mesi

Non solo l’esenzione sul bollo auto: in quattro anni l’esecutivo ha approvato quasi 30 agevolazioni e sconti temporanei, sebbene promettesse il contrario
ANSA
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Da quando Giorgia Meloni è presidente del Consiglio, ma anche prima, ha spesso ripetuto in diverse occasioni come tra gli obiettivi del suo esecutivo ci sia quello di evitare di approvare i cosiddetti “bonus”, ossia contributi, sconti o agevolazioni temporanee senza una visione di lungo periodo. «Basta con la miope politica dei bonus, da sostituire con misure stabili e durature», si legge nel programma elettorale di Fratelli d’Italia per le scorse elezioni politiche del 2022. A ottobre di quell’anno, poi, durante il suo discorso di insediamento, la stessa presidente del Consiglio aveva detto che bisognava «archiviare finalmente la logica dei bonus». 

In politica una definizione precisa di bonus non esiste davvero. Se per bonus si intende, però, una serie di misure temporanee volte ad agevolare alcune categorie o a dare un sostegno ad alcune fasce della popolazione con risorse pubbliche per un periodo limitato, il governo Meloni non è stato da meno rispetto ai precedenti governi. Il 16 settembre il governo ha approvato un decreto-legge che introduce quello che a tutti gli effetti può essere considerato un bonus, ossia l’esenzione per il 2027 dal pagamento del bollo per i cittadini che possiedono una moto o un’auto medio-piccola. Ma secondo le verifiche di Pagella Politica, in quasi quattro anni il governo sostenuto dalla coalizione di centrodestra ha introdotto quasi 30 misure di sostegno, sconti o agevolazioni più o meno temporanee in diversi ambiti. Si tratta, in media, di circa un nuovo bonus ogni due mesi.

I bonus sull’energia

Finora tra gli sconti e le agevolazioni principali introdotti dal governo Meloni, ci sono diversi bonus sull’energia, adottati anche per far fronte ai rincari dei prezzi del settore dovuti alle crisi internazionali che si sono succedute in questi anni.

Tra gli esempi più significativi c’è il taglio temporaneo delle accise sui carburanti, che il governo ha introdotto a marzo 2026 e ha poi rinnovato più volte, da ultimo nel Consiglio dei ministri del 16 settembre e fino al prossimo 5 ottobre. Oltre a questa misura, che ha comportato una spesa pubblica di più di 2 miliardi di euro, il governo ha introdotto bonus periodici di sconto sulle bollette dell’energia elettrica. Per esempio con il decreto “Bollette” approvato a febbraio 2025 il governo ha introdotto un contributo straordinario e temporaneo del valore di 200 euro sulle forniture di energia elettrica dei clienti domestici con ISEE fino a 25 mila euro. Una misura simile, sempre temporanea, è stata adottata con il decreto “Bollette” a febbraio 2026, che ha previsto un contributo da 115 euro alle persone titolari di una fornitura elettrica e che godono già del bonus sociale per disagio economico, un altro bonus pre-esistente di sostegno a cittadini in difficoltà economica. Sempre in materia di energia, con la legge di Bilancio per il 2025 il governo aveva introdotto un “bonus elettrodomestici”. Questo era un contributo economico per chi sostituiva un grande elettrodomestico vecchio con uno nuovo ad alta efficienza energetica, con obbligo di consegnare al venditore l’apparecchio sostituito affinché fosse correttamente smaltito. Il contributo copriva fino al 30 per cento del prezzo di acquisto, entro questi massimali: 100 euro per nucleo familiare, oppure 200 euro per i nuclei con ISEE inferiore a 25 mila euro.

I bonus sul lavoro

Un’altra categoria di bonus a cui il governo Meloni ha fatto ricorso più volte riguarda il lavoro.

Nel 2023, con il decreto “Lavoro” approvato a maggio, il governo aveva introdotto il cosiddetto “incentivo NEET”, un’agevolazione per i datori di lavoro privati che assumevano giovani under 30 che non lavoravano e non studiavano né seguivano corsi di formazione. L’incentivo spettava per le assunzioni effettuate dal 1° giugno al 31 dicembre 2023 e consisteva, in via ordinaria, a un contributo pari al 60 per cento della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per un massimo di 12 mesi. Questa agevolazione è stata valida per il 2023 e per il 2024 e in seguito non è più stata rinnovata.

Ad agosto 2024 con un altro decreto-legge il governo aveva introdotto il “bonus Natale”, un’indennità una tantum fino a 100 euro per lavoratori dipendenti con determinati requisiti reddituali e familiari, erogata in via ordinaria insieme alla tredicesima dello stesso anno. Più di recente, con la legge di Bilancio per il 2026 l’esecutivo ha introdotto una detassazione degli straordinari per i lavoratori dipendenti privati con reddito non superiore a 40 mila euro valida per ora solo per quest’anno.

I bonus su infanzia e sul canone RAI

Non sono mancati poi i bonus dedicati ai bambini. Con il “bonus nuovi nati” il governo ha deciso di riconoscere alle famiglie 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato nel 2025 o nel 2026. La misura avrebbe dovuto «incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno». Si tratta però di un bonus, e non di una misura strutturale di sostegno alla natalità. 

Sempre nell’ambito dell’infanzia c’è “dote famiglia sport”, che lo stesso governo ha definito un «bonus per le attività sportive dei figli tra 6 e 14 anni». La misura ha l’obiettivo di sostenere una parte delle spese relative alle attività sportive e ricreative dei minori che vivono in famiglie con un ISEE non superiore ai 15 mila euro. Anche in questo caso però non si parla di un intervento strutturale, ma di un contributo di massimo 300 euro per chi ha praticato attività sportive o ricreative tra il 15 dicembre 2025 e il 30 giugno 2026.

Tra le misure temporanee del governo Meloni c’è poi la riduzione del canone RAI per il 2024. Solo per quell’anno l’esecutivo aveva infatti deciso di ridurlo a 70 euro, per poi farlo tornare negli anni successivi alla quota di 90 euro annuali.

Quelli citati sono solo una parte degli quasi 30 bonus approvati in quattro anni dal governo Meloni e analizzati da Pagella Politica. Il quadro che emerge è quindi quello di un esecutivo che, almeno in quest’ambito, ha fatto l’opposto di quello che aveva promesso sia in campagna elettorale sia all’inizio del mandato.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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