Il governo è in ritardo nella valutazione gli effetti delle leggi sui giovani

Quasi un anno fa l’esecutivo aveva introdotto la valutazione dell’impatto generazionale dei provvedimenti, ma i decreti per attuarla vanno a rilento
Ansa
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Durante le discussioni in aula sulla riforma della legge elettorale, il Senato ha approvato un ordine del giorno, presentato da Alleanza Verdi-Sinistra, con cui ha invitato il governo ad assumere provvedimenti per «rafforzare la partecipazione delle giovani generazioni alla vita politica e istituzionale». AVS ha chiesto di incentivare «una maggiore presenza degli under 35 nelle candidature per l’elezione della Camera dei deputati» o valorizzare il contributo giovanile «specie con riferimento alle decisioni che incidono sugli interessi delle generazioni future». Gli ordini del giorno sono atti con cui il Parlamento chiede al governo di intervenire su una determinata questione, ma il governo non è comunque tenuto a metterli in atto davvero. 

A proposito di interessi dei giovani, uno dei provvedimenti più rivendicati in questi anni dal governo è stata l’introduzione della valutazione dell’impatto generazionale delle leggi (VIG), per valutare preventivamente le possibili ricadute di ogni legge sulle giovani generazioni. Al momento, però, solo uno dei due decreti che servono per attuarla è stato approvato dal governo ed è difficile capire quali attività sono state svolte finora su questo fronte.

L’analisi dell’impatto delle leggi

L’analisi dell’impatto generazionale delle leggi sui giovani era una delle promesse contenute nel programma elettorale del centrodestra del 2022. Questo nuovo strumento è stato poi introdotto con un disegno di legge per la semplificazione normativa promosso dalla ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati e approvato in via definitiva dalla Camera a ottobre 2025.

Il disegno di legge di Casellati prevedeva l’introduzione di un’analisi preventiva delle conseguenze dei nuovi atti normativi (esclusi i decreti-legge) sulle generazioni più giovani. A tal fine, il testo definiva la valutazione d’impatto come uno strumento informativo che analizza gli atti normativi che il governo vuole promulgare e li mette in relazione «agli effetti ambientali o sociali indotti dai provvedimenti, ricadenti sui giovani e sulle generazioni future, con particolare attenzione all’equità intergenerazionale». Per equità intergenerazionale si intende far sì che le scelte dei legislatori e del governo contribuiscano in modo positivo al futuro dei giovani e «che i benefici e le responsabilità siano equamente condivisi tra i cittadini di tutte le fasce di età», come descrive la Commissione Europea. 

Le linee guida a cui il governo dovrebbe attenersi nel valutare l’impatto di una norma dovrebbero essere suggerite da un osservatorio di esperti. Quest’ultimo servirebbe come uno strumento a servizio della valutazione d’impatto, sia in fase preventiva, attraverso il suggerimento di strategie e strumenti pratici, sia per il monitoraggio continuativo.

L’attuazione in ritardo

Al netto di quanto previsto dal disegno di legge sulla semplificazione, l’attuazione della valutazione sull’impatto generazionale delle leggi sembra andare a rilento e i risultati sembrano poco chiari. 

Per attuare la valutazione sull’impatto generazionale della leggi, il disegno di legge sulla semplificazione prevedeva l’adozione da parte del governo di due decreti del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM). Un decreto, la cui adozione era stata prevista a maggio di quest’anno, doveva contenere il regolamento per l’esecuzione della valutazione di impatto generazionale degli atti normativi del governo, mentre l’altro, la cui adozione era prevista già a gennaio, doveva stabilire le regole per l’organizzazione e il funzionamento dell’Osservatorio. 

Secondo le verifiche di Pagella Politica sulla base delle informazioni pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, solo il DPCM che regola l’organizzazione e il funzionamento dell’Osservatorio è stato approvato, peraltro lo scorso 4 giugno, cinque mesi in ritardo rispetto alla scadenza prevista. L’altro DPCM, quello che disciplina come fare in concreto la valutazione sull’impatto generazionale della leggi, non risulta pubblicamente ancora approvato.

In breve, secondo l’unico DPCM riguardante l’Osservatorio, il nuovo organismo deve stabilire indirizzi strategici e priorità, approvare un programma annuale di attività, monitorare sia l’applicazione sia la qualità delle VIG, elaborare studi, indicatori e metodologie a supporto della valutazione e coordinare le amministrazioni coinvolte. L’Osservatorio può formulare indirizzi e raccomandazioni non vincolanti, verificare i risultati raggiunti e deve predisporre ogni anno un rapporto al presidente del Consiglio sull’impatto generazionale delle leggi, con particolare attenzione agli effetti ambientali e sociali delle politiche pubbliche. 

Quanto alla composizione, l’Osservatorio è presieduto dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri (DAGL), mentre il vicepresidente è un rappresentante del Dipartimento per le riforme istituzionali. Ne fanno parte una serie di rappresentanti del DAGL, delle riforme istituzionali, delle politiche giovanili, del programma di Governo e dei Ministeri dell’economia, ambiente, lavoro, pubblica amministrazione, istruzione, università e ricerca. I componenti restano in carica tre anni, possono essere confermati, ma l’incarico è a titolo gratuito. Al momento comunque non ci sono evidenze pubbliche sull’attività dell’osservatorio, dato che sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri non esiste una sezione specifica dedicata all’Osservatorio.

La posizione di Casellati

Ad agosto è intervenuta sul tema la stessa Casellati, con una lettera inviata al Corriere della Sera. La ministra ha confermato che «l’Osservatorio è già stato istituito presso la Presidenza del Consiglio e disciplinato per monitorare e orientare nel tempo le decisioni pubbliche». Per quanto riguarda l’altro DPCM, quello sulle regole per attuare la VIG, Casellati ha spiegato che il quadro normativo «è ormai definito con il parere favorevole del Consiglio di Stato» e che «parlare oggi di un possibile “nulla di fatto” non corrisponde allo stato di avanzamento della riforma».

In altre parole, secondo quanto riferito da Casellati l’Osservatorio sulla VIG è stato effettivamente creato, mentre il regolamento per attuarla ha ricevuto solo il via libera del Consiglio di Stato, e si attende l’approvazione da parte del governo. Una cosa è certa: se è vero come dice Casellati che qualcosa è stato fatto sul fronte della valutazione generazionale delle leggi, è vero anche che sta procedendo a rilento, tra decreti non ancora approvati definitivamente e nuovi organismi la cui attività non è del tutto chiara.

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